Un romanzo scorrevole che ci porta in un’Islanda corrotta, ormai omologata al resto dell’Europa capitalistica.

Ultimo romanzo di Arnaldur Indriðason, emergente scrittore islandese, “Cielo nero” può essere considerato a tutti gli effetti un giallo. Protagonista è l’ispettore di polizia Sigurður Óli, che viene contattato dal suo miglior amico Patrekur, bisognoso del suo aiuto. Sua cognata ed il marito vengono infatti ricattati da Lína, che è in possesso di foto compromettenti dei due e Patrekur chiede all’ispettore di andare a parlare con questa donna per dissuaderla dal suo intento. Sigurður Óli giunto a casa di Lína la trova a terra agonizzante e prova a inseguire con scarsi risultati il malvivente che l’ha colpita. Pochi giorni dopo, la ricattatrice muore in ospedale. Da qui parte la ricerca dell’assassino e del movente, che lo porteranno a indagare anche su un altro delitto, archiviato da tempo. Alle indagini per questo caso si intreccia la storia di Andrés, un barbone alcolizzato e profondamente segnato dal suo passato che cerca disperatamente di mettersi in contatto con Sigurður Óli. Anche la vita privata di quest’ultimo ha una parte consistente nell’intreccio del libro: i suoi problemi con la sua ex compagna Bergþóra e i suoi difficili rapporti con la madre e il padre divorziati sono, infatti, ampiamente trattati.
Lo stile di Indriðason è lineare, semplice e a volte quasi distaccato, come se volesse impedire al lettore di immedesimarsi nei personaggi.
Nonostante questo, “Cielo nero” resta una lettura molto coinvolgente anche grazie alla trama che, costellata da parecchi personaggi, è abbastanza intricata. Il filone principale è quello delle indagini svolte da Sigurður Óli, ma ogni tanto i riflettori si spostano sulla sua vita privata e sulla storia di Andrés che diventa addirittura protagonista di alcuni capitoli.
“Cielo nero” fin dalle prime pagine trasporta il lettore in un’Islanda torbida, caratterizzata dai soldi facili della speculazione finanziaria, dove chiunque cerca di arricchirsi. Sigurður Óli ha sempre ammirato le persone benestanti che, grazie al loro lavoro, sono riuscite a ottenere tutti gli agi che la società capitalistica impone, come sua madre dalla quale ha anche ereditato la presunzione, l’arroganza e il disprezzo verso i disgraziati. Questo atteggiamento lo mette in difficoltà nel rapporto con la sua (ormai ex) compagna la quale spesso gli fa notare che è uguale a sua madre e gli da problemi anche al lavoro, nel rapporto con i colleghi e con i criminali. Nel corso del libro l’ispettore di polizia si rende conto che la sua relazione con Bergþóra è finita soprattutto a causa del suo brutto carattere e inizia a cambiare idea anche sui disgraziati, rendendosi conto che non è sempre e soltanto una loro colpa se si trovano in determinate situazioni. Decisiva a questo proposito è la figura del barbone Andrés, che colpisce molto il freddo Sigurður Óli, oltre a dei giovani colpevoli di piccoli reati, fatti punire fisicamente da un suo collega per far valere la giustizia voluta dal popolo. Il cambiamento nell’ispettore di polizia è però solo accennato, si può leggere tra le righe e non giunge a una vera e propria conclusione definitiva.
Questo è il difetto principale di questo libro: la mancanza di un finale concreto. I casi in ballo vengono tutti risolti ma nella vita privata di Sigurður Óli non si giunge a un vero e proprio finale, la situazione resta piuttosto statica rispetto all’inizio del libro, cambia qualcosa solo nella sua mente; nel modo di concepire i suoi rapporti con l’ex compagna e con i genitori, ma ciò non porta a qualche azione concreta da parte del protagonista. Il finale dal punto di vista della sua vita privata resta quindi sospeso, mentre il finale dell’intero libro lascia con l’amaro in bocca.
Altro problema riscontrato è la lentezza e addirittura la staticità nelle indagini nel punto centrale del romanzo. Mentre all’inizio la storia cattura facilmente il lettore, arrivati a metà il coinvolgimento si sente leggermente di meno per poi riprendere quota nella parte finale.
Si potrebbe dire che “Cielo nero” inoltre presenta delle indagini poliziesche un po’ troppo poco complesse, ma, se non si è un esperto di gialli con aspettative particolarmente esigenti, sono comunque molto godibili.
Infine c’è da sottolineare la presenza tematica di questioni bancarie, finanziarie ed economiche che non tutti i lettori potrebbero apprezzare, anzi potrebbero essere considerate addirittura noiose.
Nel complesso però è un romanzo piacevole, molto scorrevole e che appassiona il lettore.

Arnaldur Indriðason
Cielo nero

Guanda, ed. 2012

18,00 euro
Disponibile presso la biblioteca di Civitavecchia

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Un pensiero riguardo “UN CIELO NERO CHE VI AVVOLGERÀ FIN DALLE PRIME PAGINE di Giulia Luciani

  1. Io ho letto un grande gelo, ed ammetto che il suo stile non è tra i miei preferiti… forse dipenderà anche dalla tecnica narrativa di questi nuovi scrittori di thriller nordici. Se riuscirò a prendere coraggio per leggere anche questo…

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