L’ATTUALITÀ DI LOMBARDI: INTERVISTA A CARLO PATRIGNANI di Marco Coccia

Giornalista, scrittore, Carlo Patrignani si fa carico del patrimonio culturale lombardiano presentando il suo ultimo lavoro in merito, dopo “ Lombardi e il Fenicottero”, “ Diversamente Ricchi….via d’uscita da un modello di società creato dal neocapitalismo finanziario”. Torna così a rinnovarsi la riflessione sul pensiero di Riccardo Lombardi .

Riccardo Lombardi

Perché in Carlo Patrignani è così centrale il pensiero lombardiano ?
La riscoperta del “pensiero autonomo”, come ha sostenuto Stefano Fassina riferendosi al modo originale con cui Riccardo Lombardi trattò il tema dell’economia, dopo un lungo oblio di almeno vent’anni, lo si deve per quel che mi riguarda, allo psichiatra Massimo Fagioli. In una intervista al Corriere della Sera del 25 luglio 2005, all’indomani della presentazione alla Libreria “Amore&Psiche” del programma per le Primarie di Fausto Bertinotti, lo psichiatra romano ad una domanda “Ma Lei è comunista?”, rispose: “Mai stato…all’epoca stavo con il socialismo di sinistra di Lombardi”. Da qui è iniziata per me una affascinante ricerca su Lombardi che pure avevo conosciuto e frequentato, tra il 1972, anno in cui ho iniziato a far politica nel Psi nella “sinistra lombardiana” e il 1984, quando il 18 settembre Riccardo si spense tra le braccia di Ena Viatto, la donna che gli fu accanto per 52 anni, alla Mater Dei a Roma. Come da sue precise disposizioni di alcuni anni prima, fu cremato senza riti religiosi. Una ricerca affascinante, tra l’Archivio di Stato e alcuni Istituti Storici, libri, giornali e settimanali dell’epoca, atti di convegni ed Atti Parlamentari, che si è concretizzata nel mio primo libro “Lombardi e il fenicottero” presentato, in occasione del 25esimo anniversario della sua scomparsa, il 18 settembre 2009 a Regalbuto, dove era nato nel lontano 16 agosto 1901. Il pensiero lombardiano è così divenuto centrale perché la relativa conoscenza del passato si è arricchita di tanti aspetti, di molte e puntuali elaborazioni e di passaggi, che solo all’apparenza risultano contraddittori e che in passato portavano molti dei critici di Lombardi a parlare di presbiopia ed utopia. In realtà le sue proposte, si pensi a “una società più ricca perché diversamente ricca”, rasentavano è vero, l’Utopia, ma a Lombardi l’Utopia serviva per leggere la realtà in cui operava e così progettare, da ingegnere qual’ era, un percorso, una strada per perseguire l’obiettivo di fondo. Un pensiero vasto ed originale che fondeva la scienza economica, ( conosceva bene Marx come Keynes, Schumpeter come Rathenau), con la filosofia, lettore prima di Croce e poi di Sartre e dei Nuovi filosofi francesi, per finire con la letteratura, Omero e Dante tra i classici e Kundera tra i moderni. Insomma, dal suo essere acuto ed anche “scomodo” si può assolutamente dire un uomo di cultura prestato alla politica: la conoscenza ed il sapere, l’osservazione e la ricerca, erano nel suo Dna, erano la sua identità cui si aggiungevano un rigore, una coerenza ed una onestà profondissime. Proprio per questo non fu mai un uomo di “potere” e non ricercò mai la “poltrona”, ne l’arricchimento personale.

In questo particolare momento storico culturale di forte crisi anche di ideali, “Diversamente ricchi” vuole essere un monito?
“Diversamente ricchi”, è nato per la positiva accoglienza dell’idea di “una società più ricca perché diversamente ricca”, per la sua attualità e validità, ma soprattutto per il suo naturale sviluppo nella tesi dello psichiatra Fagioli sulla distinzione tra “bisogni” ed “esigenze”, di cui la sinistra non si è mai occupata, credendo che il suo compito fosse solo quello di assicurare un lavoro, un salario decente, una casa e un po’ di assistenza alle persone. L’idea di “una società più ricca perché diversamente ricca”, dunque non più povera né austera e triste, ma allegra, sobria e viva, ha in sé il terreno ideale sul quale innescare la tesi della distinzione tra “bisogni”, necessari alla sopravvivenza ed “esigenze”, indispensabili alla realizzazione dell’identità di ciascuno. Non a caso Lombardi tra le conquiste per “la povera gente”, mette prima di tutto il lavoro per tutti: nessuno ne deve esser privo. Poi, un salario equo e dignitoso, quindi una casa, ma subito dopo “quel bene inestimabile che è il tempo libero”, per se, per stare con gli altri, per far l’amore, la cultura e l’istruzione per tutti, insomma, la qualità della vita. Gli interessava lo stile di vita della gente, perché appunto non si tratta di “vivere bene”, ma di “vivere diversamente”. Il libro perciò è certamente un monito rispetto alla grave crisi economico-finanziaria generata dalla deriva neoliberista, che tutto regola in termini denaro, di guadagno facile, di consumismo sfrenato ed individualismo esasperato. Occorre cambiare radicalmente rotta, progettare cioè un modello nuovo di società, dove al centro ci sia la persona umana con i suoi bisogni e con la sue esigenze. Ed è in questa direzione che sta muovendosi la ricerca in corso nel Partito Socialista Europeo: ridefinire i “valori” fondamentali della Socialdemocrazia del XXI°, a partire da “libertà” “uguaglianza” “solidarietà” e “giustizia sociale”, ridefinendo il significato delle parole “progresso”, “crescita”, “benessere” in vista della difficile sfida culturale e politica delle elezioni europee del 2014.

Non in molti negli anni hanno seguito la linea di Lombardi tra i sostenitori del pensiero Fausto Bertinotti; perché quando ebbe la possibilità non riflesse più quei concetti? E’ forse utopia una classe dirigente lombardiana?
Una bella domanda. Portare avanti il pensiero, l’elaborazione teorica, le proposte di Lombardi, magari approfondite e sviluppate in base alla realtà in continua evoluzione, richiede, secondo me, una grossa identità ed una cultura profonda. In caso contrario, si finisce soltanto per “scimmiottare” Lombardi, il cui semplice ricordo pubblico, tenuto in vita solo per qualche ora, genera fastidio ed irritazione, perché a ben pensarci svela e rivela il fallimento di buona parte delle classi dirigenti succedutesi nel tempo alla guida della sinistra italiana. La ben nota affermazione di Antonio Giolitti “se il Psi avesse ascoltato Lombardi”, si può allargare e rivolgere all’intera sinistra, anche perché Lombardi si è sempre rivolto all’intera sinistra e non solo al Psi: “noi non combattiamo per il Psi, noi combattiamo per il socialismo” sosteneva, e ciò che rendeva il Psi diverso dal Pci, era che per quest’ultimo “il principio è il partito, per noi il popolo-lavoratore”. Quanto a Fausto Bertinotti, per le mie informazioni e per il tempo trascorso nella “sinistra lombardiana”, non so se a suo tempo lui abbia militato nella “sinistra lombardiana”, di certo uscì dal Psi per il Psiup e di certo nelle poche occasioni in cui ho sentito parlare di sindacalisti non socialisti, i nomi ricorrenti erano due: Bruno Trentin e Pierre Carniti. Riferendosi al passato Giuseppe Di Vittorio, mentre tra i socialisti citava spesso Fernando Santi, Fausto Vigevani con cui aveva un buon feeling, Ettore Masucci ed altri. C’è stato un momento di recente, tra il 2005 e il 2006, in cui Bertinotti indicava spesso tra i suoi “maestri” Lombardi, con Vittorio Foa, Bruno Trentin, Lelio Basso e Pietro Ingrao. Purtroppo in alcune dichiarazioni, a leggerle con attenzione dimostrava (e le riporto in Lombardi e il fenicottero), di conoscere superficialmente la storia di Lombardi, tanto che non si sarebbe accorto, ad esempio, di quanto alla fine degli anni sessanta e inizio anni settanta maturava in campo cattolico ed in particolare nel mondo sindacale. Dimenticava il lungo feeling tra Lombardi e Carniti, quando quest’ultimo era la guida della Fim-Cisl di Milano e poi alla Fim nazionale, e quello con Livio Labor, presidente delle Acli e poi alla guida dell’Acpol che confluì nel Psi. Insomma dei gravi svarioni! E poi lo “stile di vita” sobrio e riservato di Lombardi non è appartenuto a Bertinotti.

Quale, il peso del “fenicottero” Ena Viatto, nella maturazione del pensiero di Riccardo Lombardi?
Importantissimo per Riccardo è stato l’incontro e il rapporto con Ena, “il fenicottero” comunista che divorziò giovanissima dal marito, il comunista Girolamo Li Causi, perché innamoratasi dell’Ingegnere “acomunista”. Rapporto importantissimo perché Ena, a differenza di Riccardo che aveva avuto un’educazione cattolica, aveva chiuso sin dall’età di 13 anni i conti con la religione cattolica ed atea rimase per tutta la vita. Poi certamente molto influì la grande ed inesauribile “sete di conoscenza” che aveva Riccardo e che lo portò a leggere Marx, Gobetti, Gramsci, i filosofi e sociologi francesi e tedeschi; insomma lentamente ma radicalmente avvenne il distacco dalla religione cattolica, che tradusse e praticò sempre in una netta separazione tra “fede” e “politica”. Un uomo di cultura prestato alla politica, questo è stato fondamentalmente Riccardo ed in questo suo modo di essere rigoroso, trasparente, onesto, per nulla attaccato al potere ed ai privilegi che da esso provenivano, trovò in Ena una validissima “alleata”. Non a caso di Ena mai nessuno nel mondo letterario e dei media si è occupato. Su Teresa Noce, Nilde Iotti, Rita Montagnana, ad esempio, si sono scritti libri e si sono fatte celebrazioni varie, di Ena, che pure ebbe “illo tempore” compiti delicatissimi nella macchina del Pcd’I al pari delle altre, nessuna commemorazione. Anzi, di questa ardita e coraggiosa scelta, Riccardo pagò un prezzo non piccolo: nel 1983 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini preferì nominare senatore a vita non Lombardi, unico azionista rimasto in Parlamento dopo la morte di Ferruccio Parri, ma la comunista Ravera.

Rivede oggi Riccardo Lombardi tra nuove e vecchie leve della politica italiana?
No, purtroppo, non vedo un uomo di cultura da prestare alla politica che possa prendere il posto di Lombardi. Mi auguro che seppur di diversa statura sappia riprendere, come sta accadendo con Matteo Orfini e Stefano Fassina, buona parte delle felici intuizioni di Lombardi, come appunto “una società più ricca perché diversamente ricca”.
Ancora una volta Carlo Patrignani ci offre spunti di notevole spessore culturale,un “diverso modello societario” da immaginare e costruire, un modello che permetta “anche all’operaio di leggere Dante ed apprezzare Picasso”.
A voi le riflessioni.

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