“MAMMUT” di Marco Coccia

Antonio Pennacchi, l’operaio scrittore, nasce a Latina nel 50, una vita in fabbrica, dove al duro lavoro si affianca la politica, il sindacato, le lotte operaie ed il mito di Carl Marx .
Ed è proprio nella fabbrica di Borgo Piave in provincia di Latina, che si svolge questo romanzo zeppo di passione e vita comune, a costruire cavi elettrici tra macchinari dal rumore assordante e assemblee del personale, sempre in contrasto con un padrone che vuole la sua fabbrica mamma dei figli operai ai quali vuole sostituirsi padre;
Benassa, mito di fabbrica, operaio saccente e instancabile proclamatore di diritti, è il figlio ribelle; organizza riunioni per istruire altri operai con i suoi fedeli delfini, bloccano strade (pontina ), ottengono tante vittorie, ma la sua grande coscienza morale ed intellettuale lo spinge sempre a guardare oltre, oltre la busta il 27 di ogni mese,oltre il miraggio della pensione .
Un sogno ricorrente, quattro facce sul muro : EL CHE, GIOVANNI PAOLO I , YURI GAGARIN, PIERO ANGELA, in mano hanno un libro ciascuno, cosa vorranno mai dirgli ?
Saranno rivelatrici le loro figure e i loro tomi man mano che il testo si dipana tra luci fioche e ombre notturne, tra momenti di straordinaria solidarietà famigliare e commozione collettiva, quando il compagno Cesare, logorato dal lavoro e dai problemi con il figlio, si butta giù dal quinto piano chiudendo il suo copione …………con un laconico.. “ e meno male”.
Dopo anni, quando i cavi si costruivano di notte e anche la domenica, la piccola fabbrica, che cominciò a dare fastidio al colosso Pirelli, iniziò ad avere problemi, il mercato rallentò e con questo la domanda , l’offerta diminuì, il rischio era la chiusura. Benassa dopo anni di lotte con i compagni decide di mollare la presa, di lasciare il passo, proprio ora che il gioco diventava duro, perchè?
Per quale motivo dopo venti anni di lotte di classe, ora era pronto a piegarsi al volere del padrone? Proprio ora che si doveva attuare quella gloriosa azione collettiva.
Antonio Pennacchi, l’operaio elettricista, usa la penna non proprio come un cacciavite, piuttosto come una lama sottile e affilata che torce e ritorce nella piaga della coscienza sociale. Bellissime e dettagliate nei particolari sono invece le descrizioni del lavoro, tecniche, colloqui, pause al tabacco che portano il lettore a vivere l’esperienza della fabbrica ,riuscendo in alcuni tratti a materializzarne perfino gli odori.
Edito nel 2011, ne fu raccomandata espressamente la lettura da molti critici e dall’autore stesso, a Marchionne.
Da incorniciare.

Mammut
Di Antonio Pennacchi
Ed. Mondadori
2011
17,00 euro

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