OMAGGIO A FALCONE E BORSELLINO di Daniela Esposito

Recensione di “LE ULTIME PAROLE DI FALCONE E BORSELLINO”, a cura di Antonella Mascali, prefazione di Roberto Scarpinato

A vent’anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio, Antonella Mascali offre un omaggio ai due magistrati divenuti il simbolo della lotta alla mafia e di un’Italia onesta.

Antonella Mascali, cronista giudiziaria del Fatto Quotidiano, presenta un omaggio alla memoria di Giovanni Falcone (1939-1992) e Paolo Borsellino (1940-1992), pubblicando, a vent’anni dalle loro morti, alcuni estratti di appunti, interviste e discorsi, tenuti dai due magistrati dalla metà degli anni Ottanta all’anno delle stragi in cui persero la vita. Attraverso le fonti raccolte dalla giornalista, si delinea un profilo dell’organizzazione mafiosa conosciuta come Cosa Nostra e del modo in cui questa ha potuto radicalizzarsi nel nostro Paese, minandone drammaticamente le basi democratiche. Nelle parole dei due giudici palermitani, riecheggia costantemente la denuncia di uno Stato assente, prima causa delle difficili condizioni in cui la magistratura antimafia è costretta a lavorare.
Lo Stato appare costantemente come principale responsabile, sia della diffusione del fenomeno mafioso all’interno di una popolazione che non si riconosce nell’autorità statuale, sia dell’isolamento che caratterizza l’attività dei magistrati e delle forze dell’ordine impegnate sul fronte antimafia, i quali si trovano sovraesposti, quasi come vittime sacrificali, in uno scontro a lungo minimizzato di fronte all’opinione pubblica. Definire la criminalità organizzata come una grave emergenza da risolvere è, secondo Falcone, erroneo e fuorviante dal momento che si tratta, in realtà, di “un fenomeno criminale che ha origine anteriore alla nascita dello Stato unitario”. Borsellino, durante il discorso tenuto nel corso della veglia funebre dell’amico e collega, afferma chiaramente il carattere congenito del fenomeno mafioso in Italia, affermando che “la lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso[…]”.

Gli interventi di Falcone e Borsellino dipingono un quadro intricato e inquietante, la cui intelaiatura è costruita su fitte reti di relazioni che coinvolgono gli ambienti imprenditoriali, finanziari e politici del Paese, laddove gli interessi di Cosa Nostra convergono con quelli dei cosiddetti “colletti bianchi”. Oggi molti di quegli intrighi sono venuti a galla e su moltissimi altri ci sono indagini ancora in corso, ma per lunghi anni il lavoro della magistratura è rimasto pressoché ignorato, quando non è stato addirittura ostacolato dalle deficienze strutturali del sistema giuridico e giudiziario italiano e da superficiali campagne mediatiche.

Ciò che emerge dal volume presentato da Antonella Mascali è un’immagine in cui risalta la fermezza di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di fronte a quello che per loro, italiani e siciliani, ha rappresentato un dovere innanzitutto etico: la condanna della mafia e la ricerca della verità. Dai discorsi più recentemente datati si evince la consapevolezza dell’imminente destino che si compirà con le stragi di Capaci (23 maggio 1992) e di via D’Amelio (19 luglio 1992), in cui i giudici saranno assassinati. Un destino preannunciato, ma che nel suo concretizzarsi mette maggiormente in risalto la statura morale di coloro che non hanno cessato di compiere il loro lavoro fino all’ultimo. Un destino preannunciato, dicevamo, da altre morti, come quelle, per ricordarne alcune, del procuratore della Repubblica di Palermo Gaetano Costa, ucciso dalla mafia il 6 agosto 1980, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, che insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro viene trucidato il 3 settembre del 1982, oppure quella di Rocco Chinnici, capo dell’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, assassinato il 29 luglio 1983.

Ad accompagnare l’opera, una lunga prefazione firmata da Roberto Scarpinato, Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta e collega dei due magistrati.
Scarpinato riassume gli aspetti e gli episodi più importanti che hanno caratterizzato la lotta alla mafia e che ricorreranno spesso nelle parole di Falcone e Borsellino. Significativo l’incipit di questa introduzione, dedicato all’analisi di una certa retorica di Stato: quella della cerimoniosa commemorazione di un servitore dello Stato, cui fa da contraltare una sostanziale presa di distanza dalle reali vicende che ne indirizzarono la vita. Il male viene in genere rappresentato come estraneo, fuori di noi e, di proposito, vengono taciuti i “fuori scena” fornendo una versione distorta e faziosa dei fatti. Le ultime parole di Falcone e Borsellino si muove su intenti del tutto opposti a questo tipo di retorica, onorando i due magistrati attraverso l’autenticità della loro stessa lezione, per ricordare e dimostrare che il sacrificio non è stato inutile.

Le ultime parole di Falcone e Borsellino
(a cura di) Antonella Mascali, prefazione di Roberto Scarpinato
Chiarelettere editore
maggio 2012
12.90 €
Disponibile presso la biblioteca comunale di Civitavecchia

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