Quella di Beppino Englaro e di sua moglie Saturna è la storia di due genitori che hanno saputo trovare la forza ed il coraggio di far rispettare fino in fondo i convincimenti riguardo la vita della figlia Eluana. Il grande dolore della perdita di una figlia trasformato in una battaglia per i diritti della persona; in questo caso il diritto di scelta circa il mantenimento delle cure atte a far sopravvivere Eluana. Attraverso l’impegno di Beppino e di sua moglie, la Corte Suprema di Cassazione nel 2007 prima e la Corte d‘appello di Milano nel 2008 dopo, hanno emesso un decreto che ha permesso di interrompere la sopravvivenza forzata della loro unica figlia. E’ a Civitavecchia quest’oggi Beppino, è qui per discutere sui diritti dell’uomo, socio attivo della Consulta di Bioetica di Milano e che da vent’anni si batte in nome della libertà di cura e della scelta di terapia. Chi è oggi Beppino Englaro ?

Un cittadino che anche dopo la questione del 9 febbraio e della tormentata vicenda della figlia Eluana continua i suoi incontri informativi inerenti l’autodeterminazione della persona: l’esercizio della libertà e del diritto fondamentale di poter disporre della propria salute anche nella condizione in cui viene a mancare la capacità di intendere e volere, secondo i valori etici, culturali, filosofici e confessionali che ogni individuo porta con sé quali frutto di esperienze e convinzioni individuali.

Prima di questa drammatica vicenda si era mai posto la questione dei diritti dell’uomo ?
Si, avevo effettuato degli approfondimenti in famiglia riguardanti vita, morte, dignità e libertà individuali. Nel concreto dei fatti la nostra rivendicazione per Eluana è partita già nel gennaio ’92. Posso anche raccontarvi di qualche tempo prima dell’incidente, quando Eluana visse la terribile esperienza di vedere in quello stesso stato un suo caro amico, Alessandro, anche lui come Eluana era una forza della natura e vederlo senza speranza, inerme in quel letto di ospedale, per lei era una cosa inaccettabile, pregava perchè morisse e trovasse la pace, e chiedeva di accendere un cero affinchè ciò avvenisse. Io non potevo negare questo ultimo grande diritto a mia figlia. Noi eravamo una famiglia molto unita ed aperta al dialogo e al confronto, e sempre abbiamo agito nel più grande rispetto dell’altro e della legge.

Tornando indietro rifarebbe tutto ? E soprattutto quando si fermerà ?
Rifarei tutto, in quanto la vera libertà è solo dentro la società e tutto doveva avvenire dentro la legalità e la trasparenza, alla luce del sole. Riguardo al quando mi fermerò, non lo so ancora, i medici mi dicono che mi sarei già dovuto fermare, ma finchè le cose stanno così, finchè le persone ovunque vado, mi sostengono e mi dicono che la mia è stata ed è la battaglia di tutti, come posso fermarmi?

Il libro, “La vita di Eluana senza limiti” ( la morte di Eluana in uno stato di diritto), è la narrazione cronologica di tutta questa triste vicenda fino al 9 Febraio 2009. Da questo testo Marco Bellocchio ha tratto La Bella Addormentata, film che ha diviso molto la critica, a lei è piaciuto il lavoro del regista?
Alla sua presentazione, il film, ha ricevuto sedici minuti di applausi ininterrotti. Credo che Marco Bellocchio abbia fatto un lavoro perfetto, ritengo tra l’altro che sia uno dei migliori registi italiani, se non addirittura il più bravo tra quelli della sua generazione. Lui rimase molto colpito dalla storia di Eluana, ma non mi chiamò subito, ha aspettato che passasse del tempo, anche che si maturasse una maggior coscienza collettiva, la stessa che questo film si propone di divulgare.

Lei crede che questo processo certamente mediatico abbia avuto la capacità di innescare un’emancipazione sul pensiero del diritto alla morte?
Il processo mediatico ha avuto la capacità di far emergere la tematica e rendere l’opinione pubblica informata al riguardo. Bisogna ricordare che già più di un secolo fa Pulitzer, faceva presente che un’opinione pubblica bene informata è una corte suprema alla quale ci si può sempre appellare se necessario di fronte a violazione di libertà e diritti fondamentali. La rivendicazione non è il diritto alla morte, bensì a dire “No” all’offerta terapeutica messa in campo dalla medicina esprimendo così la volontà di essere lasciati morire. In definitiva, non avendo il tabù della morte, lascia che la morte accada.

La grandezza di quest’uomo, intesa come stazza intellettuale, è davvero impressionante, ci si rende conto di ciò parlandoci, guardandolo negli occhi, ascoltandolo e ascoltando quelle parole che continua a ripetere, la sua battaglia non è ancora finita, ci sono tante Eluane, che devono vedere riconosciuti i loro diritti. Bisogna dar loro voce, loro che sono privi di morte e orfani di vita. Grazie di cuore Beppino!

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