Per chi vuole passare qualche ora di piacevole lettura, Genio, di Patrick Dennis è il libro giusto. Dopo il fortunatissimo Zia Mame (15 edizioni), e i meno venduti (ma non per questo meno riusciti) Povera piccina e Intorno al mondo con zia Mame, Adelphi pubblica un quarto spassosissimo lavoro dello scrittore statunitense scomparso a New York nel 1976.

Oggetto dell’ironico sguardo di Dennis è il mondo del cinema in una delle sue varianti più intriganti: i registi che vivono di espedienti e per il successo. Leander Starr è uno di questi. Ha vinto quattro Oscar con Scappatella (commedia brillante) e girato varie pellicole dai titoli improbabili: Rut nel grano altrui (kolossal religioso), La fanciulla dello Yucatán (documentario muto di quasi cinque ore), Negretti (altro documentario, ma stavolta sui pigmei). In un continuo andirivieni tra le stelle e le stalle Leander Starr porta alle estreme conseguenze il carattere dell’homo hollywoodiano: tenace, bugiardo, imbonitore, millantatore, imbroglione e genio.

La sua genialità non è solo nella settima arte (pur essendo capace di far recitare i sassi), ma anche nell’arte di sopravvivere. Nel suo girare il mondo Leander Starr si lascia dietro una scia di fatture insolute, conti d’albergo, debiti con gli amici. Uno di questi amici è proprio lo stesso Patrick Dennis. Che quando era un oscuro creativo di un’agenzia pubblicitaria newyorkese aveva già preso una solenne fregatura dal vulcanico regista: allestire una rivista musicale che mai avrebbe visto la luce causa fuga improvvisa di Starr con il fisco alle calcagna. Anni dopo ecco Dennis ritrovarsi il regista vicino di casa nientemeno che a Città del Messico. Nel frattempo l’ex creativo è diventato uno scrittore di successo, anche se la vena letteraria ormai scarseggia e sembra che più che la penna sia la bottiglia a sorreggerlo. Starr invece è ormai dimenticato da tutti e come al solito braccato dai creditori.

Nonostante sia chiaro che al tramonto di Starr non seguirà una nuova aurora nessuno resiste alla forza travolgente della sua personalità. Meno di tutti Dennis. Che s’imbarca per la seconda volta in un’avventura con lo strambo regista: stendere una sceneggiatura per un film a basso costo: La Valle degli avvoltoi. Tra i finanziatori dell’impresa la padrona di casa di entrambi, Catalina Ximienez. Che guarda un po’ molti anni addietro è stata la protagonista della Fanciulla dello Yucatán. La donna ormai è invecchiata, notevolmente appesantita, ma si crede ancora una star. E come tale si agghinda risultando la caricatura di se stessa.

Il clima che si respira nel libro di Dennis è quello della commedia brillante. Tant’è che definire questo lavoro un romanzo è una forzatura. Il testo è pronto per una sceneggiatura. Cosa che per un momento sarebbe potuta accadere realmente, ma il film non è stato girato e Dennis ci ha lasciato la testimonianza di uno stile che oggi più che mai domina la scrittura: la narrazione visuale. Dialoghi, personaggi, situazioni sono descritti con il ritmo e la rapidità dello scatto fotografico. Un lettore esperto che legga alla svelta le pagine di Genio otterrà lo stesso effetto dell’avanti veloce col telecomando. Tendendo tra le mani un medium statico come il libro è una sensazione strana e piacevole, da sperimentare.

Genio non è un testo che lancia messaggi, né tantomeno ha pretese di proporre una riflessione critica sull’esistenza e sul mondo. Nella vita reale Dennis era un conservatore e neppure per un momento mise in discussione l’american way of life nonostantela vita dei suoi personaggi sia irta di difficoltà e gli ambienti che descrive vere e proprie giungle dove sopravvivere è una fatica terribile. E’ vero, tutti i suoi lavori sono scritti all’insegna dell’intrattenimento e leggendolo si sorride spesso. Ma proprio in questo disimpegno sta il suo valore: si sorride in virtù di un’intelligenza amabile, leggera, mai incline a facili scorciatoie.

VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 15 dicembre 2012.

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