Il 9 dicembre si è conclusa, presso il Palazzo dei Congressi di Roma, “Più libri più liberi”, l’annuale Fiera nazionale della piccola e media editoria, promossa dall’Associazione Italiana Editori. Nonostante il successo della manifestazione, la grave situazione economica che sta investendo il Paese non risparmia il settore dell’editoria. Ne abbiamo parlato con Enrico Iacometti, amministratore delegato dell’Armando editore e presidente del Gruppo Piccoli Editori dell’AIE, il quale ci ha illustrato il recente andamento del mercato librario.

copertinalibir piu liberiAnche quest’anno si è conclusa con grande successo la fiera “Più libri, più liberi”. Si ritiene soddisfatto di questa undicesima edizione?
Quest’edizione è stata come al solito un gran successo di pubblico. I visitatori, oltre 56.000, hanno superato quelle precedenti, malgrado la durata della manifestazione fosse inferiore di un giorno. Anche le vendite degli editori sono state mediamente sui livelli dell’anno precedente e, considerando la crisi che coinvolge il commercio librario, c’è di che essere soddisfatti.

Abbiamo visto che secondo i dati Nielsen la piccola editoria, pur risentendo della crisi, rallenta meno rispetto al resto del mercato. Una chiusura tutto sommato positiva, quindi, per il 2012. Come commenta questi dati?
I dati Nielsen, come illustrato già in occasione della manifestazione, non rispondono alla realtà delle aziende editoriali. Molto probabilmente perché non tengono conto delle rese, né dell’incidenza della media generale dei 4-5 best seller editoriali. La diminuzione del fatturato per le piccole e medie aziende editoriali nel 2012 è mediamente superiore al 20%, una flessione quindi molto preoccupante.

Negli ultimi anni si è riscontrato un incremento di vendite nel settore dei libri per ragazzi. Inoltre, cresce la presenza femminile nel mondo librario, sia dalla parte dei consumatori che nell’ambito imprenditoriale. Indubbiamente queste statistiche ci offrono l’immagine di una popolazione italiana in evoluzione, dal punto di vista culturale. Come spiega questo panorama?
L’incremento delle vendite nel settore dei ragazzi fa ben sperare per un incremento futuro dei lettori che al momento collocano il nostro Paese in uno dei gradini più bassi d’Europa. E’ da tempo che la presenza femminile nelle case editrici è preponderante così come il consumo di narrativa si è più diffuso tra le donne che non tra gli uomini. Qualche maligno osa dire che gli uomini hanno abbandonato il settore dell’editoria perché considerato marginale dal punto di vista economico. Personalmente mi voglio augurare che invece sia dovuto a una maggiore sensibilità delle donne ai problemi culturali.

Abbiamo accolto con piacere la notizia riguardante la nascita di un tavolo interministeriale per il libro e l’editoria, così come annunciato da Paolo Peluffo, sottosegretario per l’Editoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dal suo punto di vista, quali sono gli obiettivi che l’AIE spera di raggiungere attraverso questa collaborazione? In altre parole, in che misura si può sperare in un aiuto del governo per quanto concerne il settore editoriale?
Mi auguro che quello annunciato dal sottosegretario Peluffo abbia un seguito e che nella nuova compagine ministeriale quando si parla di editoria ci si voglia rivolgere non solo ai giornali, ai periodici, alle tv ma anche e soprattutto al libro, da sempre trascurato pur essendo il più importante comparto dell’industria culturale, sia come contenuti, sia come fatturato che come addetti ai lavori.

In conclusione: ci piacerebbe sapere se, secondo Lei, il crescente peso della digitalizzazione nel settore librario rappresenta un serio “pericolo” per la figura tradizionale del libro cartaceo.
E’ evidente che siamo agli albori di una rivoluzione tecnologica che sconvolgerà la maniera di diffondere e preparare contenuti. Siamo anche certi che alcune delle attuali produzioni editoriali scompariranno dalla disponibilità del cartaceo per essere fruibili esclusivamente in digitale. Personalmente ritengo però che il libro di certo continuerà a esistere anche se probabilmente subirà modificazioni sulle modalità di realizzazione e promozione. La storia dei media ci insegna che nessun nuovo media comparso ha mai eliminato il precedente, come ci hanno dimostrato gli esempi della radio, della tv, del computer che non hanno oscurato né il teatro, né il cinema.

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