DENTRO LA GUERRA di Daniela Esposito

Recensione di “Buskashì. Viaggio dentro la guerra” di Gino Strada

Poco più di dieci anni fa Gino Strada pubblicava Buskashì. Viaggio dentro la guerra, resoconto della spedizione clandestina attraverso l’Afghanistan, intrapresa da una delegazione di Emergency nell’autunno del 2001, per raggiungere l’ospedale di Kabul, chiuso dal maggio dello stesso anno e finalmente autorizzato a riprendere l’attività. Il termine che fa da titolo al libro, buskashì, si riferisce allo sport nazionale afgano nel corso del quale due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra, e indica, in chiave metaforica, la situazione vissuta dalla popolazione afgana durante i numerosi conflitti che hanno caratterizzato la storia del Paese, dall’occupazione sovietica del 1979 fino all’invasione degli USA all’indomani dell’11 settembre.

Il racconto ha inizio il 9 settembre, quando Ahmad Shah Massud, leader dell’opposizione afgana ai talebani, viene assassinato da due kamikaze. Due giorni dopo, l’attentato al World Trade Center di New York. Con l’aggravarsi della situazione interna in Afghanistan e l’imminenza di un attacco USA, riaprire il Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul diventa una necessità improrogabile. Il fondatore della famosa ONG italiana descrive gli orrori della guerra insieme con il pericoloso percorso affrontato da lui e la sua equipe per oltrepassare il confine del Paese e la linea del fronte. Sullo sfondo si alternano i magnifici paesaggi afgani alle distruzioni provocate dalle bombe, interi villaggi rasi al suolo. Si tratta, sottolinea Gino Strada, di villaggi minuscoli soprattutto e abitati da contadini, quindi privi di qualsiasi valore strategico ai fini del conflitto. L’indignazione del medico sfocia in un’aspra condanna della guerra e dei suoi sostenitori:

«Eppure sono già in onda, specialisti nell’indignarsi perfino nel piangere se conviene farlo, pronti a tutto fuorché a capire. Orgogliosi della guerra, nostalgici della prima linea, non li sfiora neppure il dubbio che la guerra sia la più grande vergogna della specie umana, una specie talmente poco sviluppata da non riuscire ancora a trovare, dopo millenni di storia, un modo per risolvere i propri problemi che non sia l’autodistruzione. Una specie violenta, che benedice la violenza individuale e di stato, che pratica la violenza come deterrente psicologico, che gode del proprio essere violenta. Una specie capace di dare dignità di pensiero a bestialità quali “alla violenza si risponde con la violenza”».

A essere criticato è anche l’intero sistema degli aiuti umanitari istituzionalizzati, quelli che fanno capo all’ONU e che spariscono al momento in cui c’è più bisogno, per fare la loro riapparizione a danni già fatti, contribuendo ad alimentare la menzogna della “guerra umanitaria”, la guerra giusta. Strada illustra le contraddizioni della politica di Bush nella lotta al terrorismo, e manifesta la sua disapprovazione nei confronti di quei Paesi, come l’Italia, che si sono impegnati in un’operazione militare dalle dubbie finalità usando, come strumento di propaganda, la subdola retorica per mezzo della quale l’attacco sul suolo americano è stato definito un attacco alla “civiltà”, col fine di legittimare una guerra che era già nell’aria. Questo atteggiamento non fa altro che dimostrare, secondo il chirurgo di Emergency, la veridicità dell’assunto di Trasimaco secondo cui “il giusto altro non è che l’utile del più forte”.

In appendice al libro troviamo il testo della Dichiarazione universale dei diritti umani, documento fondamentale nella vita degli individui e delle società, ma costantemente violato dagli stessi firmatari. Un documento, secondo Gino Strada, che tutti dovrebbero conoscere e portare sempre con sé, perché solo la pratica di quei diritti permetterebbe la creazione di un mondo che “può cominciare a progettare il proprio futuro, anziché, come sta succedendo, la propria autodistruzione”.
L’attività di organizzazioni come Emergency si basa su un assunto che, insieme alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo, tutti dovrebbero imparare, ovvero, con le parole dell’autore: “[…] Fare propria, rispettare l’esperienza degli altri, quello che stanno provando, non ignorarla solo perché riguarda altri anziché noi stessi. Perché se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti. Ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi”.

Buskashì. Viaggio dentro la guerra
di Gino Strada
Feltrinelli editore
settembre 2002
12.00 €
Disponibile presso la biblioteca comunale di Civitavecchia

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