Recensione del libro “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” di Luis Sepúlveda

Uno spaccato della vita dei coloni e dei loro tentativi di imporsi sulla natura. La denuncia di un mondo antico che non ci sta a farsi assassinare in silenzio. Questo libro ci porta lontano nel polmone verde del mondo e ci mostra fino a che punto il tanto decantato progresso può allontanarci dalle nostre radici.

Antonio è un vecchio solitario che vive a El Idilio, una piccola città del Sud America, dove trascorre il suo tempo procacciandosi il cibo, come tanti anni prima gli avevano insegnato gli indigeni Shuar, e leggendo romanzi d’amore con l’aiuto di una lente di ingrandimento, assaporando lentamente il senso di ogni parola catturata dai suoi occhi. Conosce molto bene i segreti della foresta e ne rispetta le implacabili regole. Purtroppo non tutti sono come lui: moltissimi coloni arrivano per disboscare e uccidere gli animali con conseguenze devastanti che alterano gli equilibri e mettono in serio pericolo quel patto invisibile che c’è tra uomo e natura. Sarà proprio Antonio a fare da tramite tra un mondo ancestrale e una civiltà che vuole farsi strada senza scrupoli.

Questo è in sintesi il romanzo del 1989 di Luis Sepúlveda, cileno di nascita, naturalizzato francese, da sempre in prima linea sul fronte politico e ambientalista per battersi per i diritti del suo paese di origine. Il libro è dedicato a Miguel Tzenke, allora sindaco shuar di una città ecuadoregna, che con i racconti della sua gente ha fornito all’autore numerosi spunti per poter scrivere questa storia. Il romanzo ha vinto anche il premio letterario Tigre Juan, e Sepúlveda ricorda che, mentre i critici erano intenti a leggere le pagine de Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, veniva assassinato l’ambientalista brasiliano Chico Mendes, e proprio a lui riserva queste parole: “[…] il Premio Tigre Juan è anche tuo, e di tutti coloro che continueranno il tuo cammino, il nostro cammino collettivo in difesa di questo mondo, l’unico che abbiamo”.

Queste parole spiegano quale sia il messaggio di fondo che Sepúlveda trasmette nel suo romanzo: il vecchio, considerato quasi un selvaggio, è in realtà un’anima gentile dai sentimenti nobili, che si commuove leggendo romanzi d’amore, unico suo rifugio mentale in un mondo nel quale non si riconosce più, o almeno dove non trova altre anime affini alla sua che capiscano quanto sia importante il rispetto e la comprensione della natura, considerata dai gringos, i coloni bianchi, un nemico da combattere e non una madre da amare e da proteggere. Nessuna pietà per chi non sta alle regole: la natura sa essere di aiuto così come sa essere crudele, e in quest’ultimo caso bisogna ricordare che non fa prigionieri.


Il vecchio che leggeva romanzi d’amore
di Luis Sepúlveda
Edizione Guanda – Narratori della Fenice, 2001
€ 9,50

Disponibile presso la biblioteca comunale di Civitavecchia

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