Recensione di “Soffocare” di Chuck Palahniuk

Soffocare è un romanzo di Palahniuk.
Charles Michael Palahniuk (Pasco, Washington, 21 febbraio 1962), giornalista, saggista e reporter.
Chuck Palahniuk, scrittore. È tutto qui, eppure non basta come descrizione, o almeno così penserebbe chi lo legge.

Victor Mancini è un satiriaco, un “sesso-dipendente”, protagonista di episodi di sesso crudo, spassionato e “tossico”. È Palahniuk, dopotutto, lo scrittore; Palahniuk, il tizio dallo stile asciutto e spietato, che tira con la penna i periodi, li rallenta pesantemente, li esaspera e poi li schianta contro punti, virgole, spezzettandoli sul foglio, in frammenti, freddi.
Victor, insieme all’amico Denny, un altro satiriaco ossessionato dalla masturbazione, lavora come comparsa nella simulazione di un villaggio del XVIII secolo: mugnai, contadini e puritani, agli occhi dei turisti, sono tossici, dementi e derelitti, nella realtà.
Per mantenere la madre malata in una clinica costosissima, Victor sfrutta ormai da molto un’originale fonte di guadagno: al ristorante, fa in modo di soffocare, mandandosi di traverso un boccone, finché l’eroe di turno non gli salvi la vita, legandosi a lui come sono legati un padre col figlio ed incominciando ad offrirgli cure, affettive ed economiche. Forse per zittire i sensi di colpa, Victor sente di regalare alle persone attimi di eroicità e sentimenti mai provati, intensi.

Sono fondamentali i personaggi femminili.
La madre del protagonista ci è mostrata nei suoi due aspetti: malata, incapace di riconoscere il figlio, chiusa in gabbia, e, attraverso i flashback, hippy, anticonformista e sovversiva, fortemente determinata a “non fare come la società fa”.
L’incontro con la dottoressa che si prende cura della madre segna poi, per Victor, un punto di svolta: uscire dalla pelle di satiriaco, smettere di morire in ogni ristorante, ogni giorno. Uscire ed entrare: nel futuro di cui non ha mai avuto neanche la speranza, in qualcosa di migliore.

Palahniuk, in Soffocare, questo ha fatto: mostrare come lo sperare in qualcosa di nuovo, di possibile e migliore, non sia il farcimento, nauseante, di canzoni, frasi e sogni, secondo un copione già visto; superare ciò che di raffermo c’è nella vita si inserisce tra quelle cose che da fondamentali sono passate a banali, perché sbandierate ai quattro venti, e Palahniuk le racconta col suo stile dissacrante e sgraziato, “facendo ciò che la società non fa”.

Genio non è la parola giusta, ma è la prima che mi viene in mente.

Soffocare
di Chuck Palahniuk
2001
Mondadori
€ 8,50

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