Tradotto per la prima volta in Italia Uomo lupo di Robert Eisler

Tutti noi abbiamo sentore che dentro il nostro essere esiste una regione refrattaria alla ragione e alla vita artificiale condotta in società. Freud chiamò questa regione: inconscio. Jung si spinse ancora oltre e parlò di inconscio collettivo. Secondo tale concezione la mente umana non è una tabula rasa ma è dotata di archetipi. Ossia di immagini primordiali comuni alla nostra specie e che ogni cultura elabora autonomamente attraverso riti e miti. La Caduta dell’Umanità, il Diluvio, la Grande Madre sono alcune di queste immagini.

Su scia delle scoperte di Jung l’esperto di iconografia e storico delle religioni Robert Eisler (1882-1949) pubblicò nel 1948 un’opera da poco tradotta in italiano con il titolo: Uomo lupo. Saggio sul sadismo, il masochismo e la licantropia. A dire il vero Uomo lupo è per ora l’unico libro di Eisler nella nostra lingua. Si tratta essenzialmente di un saggio sull’aggressività umana che scava nella notte dei tempi per riportare alla luce le cause profonde del sadismo e del masochismo. Eisler compie quest’impresa da archeologo in virtù di una sbalorditiva erudizione. Ma se una qualità del libro è data dallo sterminato sapere del suo autore non meno interessanti sono le tesi esposte (peraltro in solo una quarantina di pagine; il resto del volume è composto da note, schede e appendici).

L’oggetto di indagine di Eisler è un paradosso della mente umana: la tendenza a provare piacere nel subire dolore o infliggerlo ad altri. Attenzione: il desiderio di soffrire non significa necessariamente farsi frustare per raggiungere la gratificazione sessuale. Ma più semplicemente sperimentare un dolore riferito assistendo a una commedia drammatica o un incontro di boxe. Allo stesso tempo non è indispensabile diventare dei serial killer per definirsi sadici. Basta la soddisfazione che proviamo per la brutta fine che fa il cattivo del film.

Allora come è nato e perché si è sviluppato nella cosiddetta vita normale il paradosso piacere/dolore? Utilizzando una prospettiva multidisciplinare Eisler sostiene che una svolta nell’alimentazione ha indotto l’umanità alla violenza endemica che da millenni conosciamo. Tale svolta consiste nel passaggio da una dieta sostanzialmente vegetariana al consumo di carne. Insomma, prima che gli esseri umani diventassero carnivori la pace regnava sulla terra. Il che è confermato da miti (l’Età dell’Oro), religioni (il Paradiso terrestre della Bibbia) e ancora oggi dalla presenza di comunità impropriamente definite primitive che non conoscono la caccia e la guerra.

Come accade che a un certo punto della preistoria l’uomo diventa carnivoro? Evidentemente per fame e imitando predatori che cacciano in branco. Qui entra in scena la licantropia. La quale non va intesa nel senso superstizioso del termine (la leggenda del lupo mannaro) ma come la trasformazione dell’uomo vegetariano in carnivoro. Carnivoro che si traveste con pelli animali: lupo, leopardo, orso. A questo punto mito e realtà si fondono: davvero le furiose menadi cacciavano di notte nelle foreste indossando pelli di volpe, leopardo e lince.

A spese di altri animali il nuovo predatore colonizza la terra, assume una definitiva posizione eretta, diventa glabro, confeziona abiti fatti di materiali animali e vegetali. L’abito genera la nudità e la nudità il senso del pudore. Nasce così un nuovo stile di vita che produce complicati riti per espiare la colpa di vivere prendendo la vita altrui. Ecco imporsi la coscienza del peccato e dunque la mutazione bio-culturale è compiuta. Tanto che oggi possiamo affermare che tutti noi discendiamo dalla varietà carnivora licantropica. Ma per quanto sprofondato negli abissi della preistoria il passato dell’uomo arboricolo e frugivoro non è definitivamente morto. Nell’inconscio resta la reminiscenza di una vita pacifica in un qualche paradiso perduto: la Caduta dal Giardino dell’Eden è dunque un archetipo. Volendo volare più in basso è certamente un’espressione archetipica anche il successo di Tarzan nell’immaginario collettivo di noi civilizzati. Successo che ci riporta inconsciamente a quando gli ominidi vivevano nelle foreste, in pace con gli animali, nutrendosi di bacche e frutta. Tuttavia il lupo può svegliarsi in qualsiasi momento a causa delle continue manifestazioni di sadomasochismo che caratterizzano la nostra vita di esseri evoluti. Allora la domanda chiave è: si può tornare all’innocenza dell’uomo vegetariano? Eisler lascia aperta la porta alla speranza nonostante, in quanto ebreo, sia stato internato nei campi di concentramento nazisti e sia sopravvissuto a stento. Se c’è stata una Caduta allora la natura umana non è quella del predatore ma di un essere vegetariano e nonviolento: possiamo domare il lupo che è in noi.

Uomo lupo. Saggio sul sadismo, il masochismo e la licantropia

di Robert Eisler

Edizioni Medusa

2011

24 euro

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