“L’ombra di Cavalcanti e Dante” di Noemi Ghetti, pubblicato da l’Asino d’oro edizioni, è un libro di passione. La passione dell’autrice, capace di affrontare la ricerca sul “dolce stilnovo” e di risalire fino ai poeti della Scuola siciliana, per trarne un manifesto di ribellione alla tradizionale concezione delle origini della lingua italiana. La ricerca sulla nascita della nostra lingua prende spunto dall’iniziale sodalizio e poi dallo scontro che contrappone i due maggiori stilnovisti, Guido Cavalcanti e Dante, sulla natura dell’amore e della poesia, per ritornare a quella sorta di rivoluzione linguistica al latino ecclesiastico fatta all’inizio del Duecento in Sicilia, da cui trae origine la lingua italiana. Ma si tratta anche di un libro d’amore: quello dei poeti della corte di Federico II e di Cavalcanti per la donna, e di Dante per Beatrice, che con la morte di lei si converte in amore per Dio. E quello della Ghetti, autrice di pagine che senza amore non sarebbero mai nate. La profonda conoscenza della materia e la passione producono un lavoro forse non per tutti, ma certamente di valore esemplare per la ricerca che viene proposta al lettore. Un libro prestigioso così come il target dell’Asino d’oro vuole, un testo da leggere e da tenere sul comodino per l’idea nuova e per certi aspetti difficile da accettare, ovvero che la lingua italiana non nasce come ci è sempre stato detto in Toscana con la “Commedia” di Dante, ma molti decenni prima dalla rivolta al latino della Chiesa dei poeti siciliani, che misero l’amore per la donna al centro della loro ricerca poetica. Un libro coraggioso, che qualcuno potrebbe anche dire eretico.

Noemi Ghetti ha alle spalle una lunga esperienza di studi letterari e storico-filosofici e di insegnamento nei licei. È autrice di opere di critica letteraria e di narrativa storico letteraria, di trasposizioni di classici per reading e drammi musicali. Nel 2011 al Teatro nazionale dell’Opera di Tirana è stato rappresentato “Kaspar Hauser”, di cui ha scritto il libretto per le musiche del compositore Francesco Venerucci.

Ghetti copertinaCome nasce l’idea di un lavoro simile?

Il libro è il risultato dell’incontro tra una lunga esperienza di insegnamento della Commedia di Dante nei licei e l’idea originale di Massimo Fagioli, che la nostra lingua sia nata in Sicilia dalla poesia d’amore come rivolta al latino ecclesiastico medievale. Ricordiamo che la formazione scolastica italiana ha come suo cardine la lettura triennale del Poema sacro, dopo quella dei Promessi Sposi. Rendere interessante e comprensibile ai ragazzi il senso del viaggio dantesco verso Dio anche nelle cantiche dottrinali, il Purgatorio e il Paradiso, mi ha richiesto un progressivo approfondimento sulla poesia del secolo precedente. In questo senso il libro è una sorta di premessa e antidoto per affrontare la difficile lettura del poema. La ricerca che si è necessariamente estesa, come un’inchiesta, anche alla cultura, da quella cristiana medievale attraverso quella araba, assai raffinata e largamente diffusa in Spagna, in Provenza e appunto in Sicilia, fino a quella classica greco-romana, che sono alla base del poema dantesco. La filosofia di Platone e Aristotele sono state messe a fondamento del cristianesimo da Agostino e da Tommaso d’Aquino, con un processo secolare e a volte anche assai cruento tra ortodossia ed eterodossia. Ricordiamo che agli inizi del Duecento in Provenza ci fu una crociata contro i Catari e fu istituita l’Inquisizione, che di fatto distrusse la fiorente e libera civiltà dei trovatori in lingua d’oc.

Affermare che la lingua italiana nasce dalla rivolta dei poeti siciliani alla cultura latina ecclesiastica è un concetto nuovo. Ma per certi versi addirittura avveniristico è il fatto che la dialettica si sviluppi sulla tematica della natura dell’amore. È il caso di rivedere tutta la letteratura italiana dal Duecento in poi?

Le lingue romanze moderne – lo spagnolo, il portoghese, il francese, l’italiano – nascono da questa assoluta novità di avere messo la donna al centro della ricerca poetica, come stimolo allo sviluppo dell’identità maschile, della conoscenza dei rapporti interumani, e come fonte di ispirazione artistica. La civiltà greco-romana è fondata sulla razionalità maschile e sul giudizio di inferiorità delle donne, condiviso anche dal cristianesimo. Per le Scritture e per i teologi cristiani la donna è origine di peccato; la figura femminile da imitare è la Madonna, vergine e madre. L’amore è considerato dai poeti delle origini come una passione carnale che nasce da dentro, al pari della poesia e delle immagini. Non è un’entità spirituale mandata da Dio. Se ne possono studiare l’origine dalla visione della donna, che muove la fantasia interna del poeta, e la fenomenologia. Certo, la storia della letteratura e della lingua italiana potrebbe essere riveduta alla luce di questi nuovi nessi, e si potrebbero scoprire cose molto interessanti sulla costante dialettica tra umanesimo laico e umanesimo cristiano, che fanno rispettivamente capo a Boccaccio e a Petrarca, un’altra coppia di amici-nemici come furono Cavalcanti e Dante.

Indubbiamente questa pubblicazione avrà creato subbuglio negli ambienti letterari. Lei quali riscontri ha avuto?

Il libro è stato accolto con interesse da lettori non specialisti, ma anche dal mondo dei dantisti, in genere piuttosto conservatore, in Italia e all’estero. Sono stata invitata dalla società Dante Alighieri di Parigi ad una presentazione del saggio con il professor Jean Charles Vegliante, docente della Sorbona e traduttore della Commedia in francese. Il video della presentazione, accompagnata dal reading-concerto di poesie di Cavalcanti e Dante a cura di Valentina Bardi (voce) e Marika Lombardi (oboe), è inserito nel sito dell’università parigina come programma d’esame. Lo scorso novembre ho partecipato con una relazione di Madrid all’interessante congresso internazionale “Ortodossia e eterodossia in Dante Alighieri: per una valutazione delle origini ideologiche della modernità europea”, presso l’università Complutense. E a Matera lo scorso maggio abbiamo tenuto un bellissimo incontro-spettacolo, con letture incrociate di poesie arabe e siciliane, grazie all’intervento della voce di Nabil Salameh dei Radiodervish e dell’arpa di Giuliana De Donno.

Beatrice vittima sacrificale?

Dante certamente inaugura il paradigma moderno della poesia cristiana costruita sulla morte di una donna, che a partire da Petrarca arriverà fino ai giorni nostri. La morte della donna segna la guarigione dalla perturbante e peccaminosa “malattia” d’amore. La morte di Beatrice è il presupposto della conversione dall’amore carnale per la donna all’amore spirituale per Dio, e per la sublimazione dell’immagine femminile in figura di redenzione e guida al Paradiso. Ma il tema della strutturazione dell’identità maschile sulla scomparsa della donna è antico, basti pensare a Orfeo ed Euridice, ma anche a Ifigenia sacrificata da Agamennone per poter salpare per la guerra di Troia, ad Arianna abbandonata da Teseo in Nasso dopo avergli permesso con il suo filo rosso l’uccisione del Minotauro e l’uscita dal labirinto. E, come racconta nell’Eneide Virgilio, a Didone regina di Cartagine abbandonata dal pius Enea per obbedire alla missione divina di fondare la civiltà romana.

Alla fine di questa lettura, mi sono venute alla mente le opere di Giacomo Leopardi, illuminate da una nuova luce, e il pensiero che il poeta di Recanati forse fu pervaso da questi pensieri, oggi a noi nuovi, sulla natura dell’amore e sull’origine della poesia. Assurdità?

Pensieri molto pertinenti, direi! La coraggiosa ricerca di Leopardi sulla poesia e sulle donne, nel suo essere libera da ipoteche e garanzie religiose, in effetti potrebbe ricollegarsi alla lontana esperienza delle origini della nostra lingua dalla poesia d’amore. Un’inchiesta che ciascuno di noi potrebbe svolgere lasciandosi trasportare dal suono di una lingua poetica non scissa dalle immagini e dagli affetti non coscienti, che nel Novecento approda alla grande esperienza moderna di Eugenio Montale.

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3 pensieri riguardo “IL BIBLIOMANE DISCUTE L’ORIGINE DELLA LINGUA ITALIANA CON NOEMI GHETTI di Marco Coccia

  1. Interessante e stimolante articolo! Vorrei proporre una riflessione riguardo al tema delle donne sacrificate: la prima donna sacrificata nell’Eneide non è a ben guardare Creusa? La sua scomparsa (che peraltro avviene in maniera tacita e “fuori scena”) è necessaria nel quadro della partenza di Enea, come Creusa stessa dice apparendo al marito.

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    1. Giusto, non una sola… una catena di donne morte. Creusa per consentire l’amore con Didone, e Didone abbandonata che prima di suicidarsi profetizza l’odio eterno tra Roma e Cartagine, per fondare l’impero romano e poi giustificare le guerre puniche! Beatrice trasformata in figura di redenzione (Cristo) per compiere il provvidenziale passaggio dall’impero romano (cantato da Virgilio) al papato e al regno di Dio…

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