Roberto e Ludovico (autori di “Così giovane e già così moderato”) amano la politica, per loro è qualcosa di serio e potente, in grado di realizzarli e realizzare; non come Andrea, il giovane protagonista del loro primo romanzo, lui ha sacrificato tutto, dalla famiglia all’università pur di scalare il Partito.
Di seguito parleremo (in ordine sparso) di politica, partiti e futuro, soffermandoci su Progrè (http://www.progre.eu/) “un’associazione, nata nel 2011, dall’idea di un gruppo di studenti universitari che hanno avvertito l’esigenza di creare uno spazio politico slegato dalle appartenenze (e non appartenenze) partitiche” alla ricerca del pluralismo su argomenti come politiche migratorie, questioni generazionali e realtà carceraria.

fulvioL’università e(è) la politica: potete raccontarci la vostra esperienza politico/universitaria, il momento in cui avete preso coscienza di come è marcio il sistema?

LUDOVICO: Ho iniziato a fare politica abbastanza giovane. Già alle superiori militavo in un partito. Mi è sempre piaciuta l’idea di non limitarmi a cercare di capire quella che è la mia realtà ma agire concretamente per provare a cambiarla, per farla diventare migliore o semplicemente più simile a me.
La politica universitaria per me è stata un modo di continuare un percorso già incominciato, pur con le differenze dovute alla maggiore maturità e ad una accresciuta consapevolezza delle mie idee.
Lo scopo però era lo stesso: fare qualcosa di buono, secondo quella che era la mia concezione di “buono” ovviamente.
Diciamo che “il marcio” nel nostro ambiente politico lo abbiamo sempre visto.
Ciò che ci ha convinti a scrivere questo libro non è stata la volontà di denunciare le cose che non vanno ma la consapevolezza del fatto che perché le cose cambino è davvero necessario una maggiore coscienza di che cos’è la brutta politica, di quali sono le sue prassi, i suoi modi di fare e soprattutto di come questa si rigenera e si perpetua nel sistema dei partiti tradizionali.
Soltanto così si potrà avviare un dibattito sulla crisi della politica e pensare insieme a delle soluzioni.

ROBERTO: Mi sono avvicinato alla politica molto lentamente. Inizialmente militando in un’associazione che promuoveva progetti di cittadinanza attiva poi all’università ho iniziato a militare in un partito e a fare politica universitaria. A spingermi c’è sempre stata una forte passione per la politica che per fortuna non si è placata.
Facendo politica a tempo pieno abbiamo vissuto in prima persona una serie di esperienze che ci hanno posto di fronte a un bivio: continuare ad assecondare delle dinamiche e dei modi di fare che non condividevamo o provare a fermarci e confrontarci con altri su queste distorsioni.

Andrea è un anti-eroe che fa compassione, ingenuo ma terribilmente inetto. Parliamoci chiaro, di persone così in politica ce ne sono poche, cosa ne pensate?

LUDOVICO: Andrea non è assolutamente un inetto, anzi è uno sveglio che ha capito subito le regole del gioco e ci si è inserito a meraviglia.
Per pura fortuna ha imboccato la strada giusta per lui. Si è scelto un mestiere nel quale per avere successo non deve fare altro che dare libero sfogo alla sua vera natura: quella di un individualista spietato, cinico e disposto a tutto per ottenere ciò che vuole.
Affermando quella che è la sua personalità, insomma essendo “sé stesso”, Andrea fa carriera all’interno del Partito con estrema facilità.
La vera questione però è: come mai ci sembra così verosimile che un personaggio come Andrea riesca a fare carriera così facilmente nei partiti politici?

ROBERTO: attraverso la storia di Andrea volevamo provare a spiegare quali sono le esperienze che un ragazzo può trovarsi a vivere militando in un partito. Andrea asseconda un sistema diviso al suo interno da correnti, è consapevole che la fedeltà al capo è una componente importante per la selezione della classe dirigente del partito e che la cooptazione è una pratica accettata dalla maggioranza. Sa che il merito spesso viene dopo altre cose. Si potrebbero fare tanti esempi per confermare questo assunto.

Nel libro è chiaro il riferimento alla sinistra italiana, come partito eternamente scisso, ma nello stesso tempo “radicato nel territorio”, che intercetta la “società civile”: quanto sono vetusti questi termini oggi giorno?

LUDOVICO E ROBERTO: Il riferimento alla sinistra italiana è dovuto al fatto che è lì, in quel contesto, che abbiamo vissuto la nostra esperienza politica.
A nostro parere la sinistra italiana storicamente si è frammentata e divisa tanto quanto la destra. E’ stato Berlusconi a far passare magnificamente nell’opinione pubblica il falso mito di una sinistra litigiosa ed inconcludente cui opporre una destra decisionista e compatta su di un unico programma e (soprattutto) su di un unico leader. Per rendersi conto del fatto che la destra è in realtà divisa e litigiosa tanto quanto lo è la sinistra, basta guardare a quello che è successo in quel breve periodo nel quale sembrava che Berlusconi fosse uscito davvero dalla scena politica.
Avete provato a contare le correnti che sono sbucate fuori a destra?
Riguardo al radicamento territoriale e alla capacità di intercettare gli umori della società civile abbiamo scritto all’interno del nostro libro (riferendoci non soltanto alla sinistra ovviamente). Per essere il più possibile sintetici si potrebbe dire che i mezzi per avere dei buoni risultati in questi ambiti ci sono, basta pensare a quante sezioni, circoli e comitati ci sono sparsi per l’Italia. Il punto è avere la capacità e la voglia di sfruttarli, cosa che spesso si rivela difficile da fare se c’è un mondo politico che ruota tutto intorno al fare carriera.

Pensate che il Movimento 5 Stelle possa finalmente discostarsi da un’idea di politica partecipata come quella che viene raccontata in Così giovane e già così moderato?

LUDOVICO: Beh, dipende da quello che intendiamo parlando di una politica diversa.
Noi riteniamo che certi difetti propri dei partiti siano in qualche modo fisiologici. Sono una componente naturale della politica.
Per fare un esempio: noi non crediamo che potrà mai esistere un partito politico nel quale non esiste la cooptazione o dove l’intelligenza, la coerenza ed il merito sono le sole qualità necessarie per avere successo.
La politica ha le sue disfunzioni, non c’è modo di porvi rimedio definitivamente.
L’importante allora è esserne consapevoli ed imparare a gestire questa sorta di “lato oscuro” delle organizzazioni politiche che, se non contrastato, è in grado di soffocare tutto il resto.
Secondo me è ancora presto provare a dare un giudizio completo sul Movimento 5 Stelle.
Personalmente non mi pongo né tra i loro detrattori né tra i loro sostenitori.
L’ampio sostegno a questo soggetto politico testimonia che c’era, nell’opinione pubblica, una forte voglia di cambiamento che non ha trovato altro modo per esprimersi che questo.
Perciò, sotto certi aspetti, è un bene che Grillo ed i suoi abbiano preso così tanti voti.
E’ stato un grosso segnale per la classe politica e per i partiti tradizionali.
Ora sta a loro e soprattutto a chi si propone come alternativa allo status quo, trarre la giusta lezione da questa sconfitta.

ROBERTO: Condivido il ragionamento di Ludovico. Aggiungo solo che il M5S ha riscosso un così ampio consenso sopratutto facendo leva sulle lacune e sulle criticità dei partiti politici tradizionali. Partendo dal presupposto che i partiti svolgono tuttora un ruolo centrale nella vita di un paese, le strade sono due: o i partiti colgono queste distorsioni provando a migliorarsi e a riformarsi oppure continueremo a vivere in una situazione simile a quella che viviamo ormai da troppo tempo.

Progrè.ue si occupa di “politiche migratorie, questioni generazionali e realtà carceraria”, i grandi assenti della politica italiana?

LUDOVICO E ROBERTO: Progrè è un bellissimo progetto politico che pone al centro della sua azione quei temi che sono eternamente ai margini della politica italiana. E’ impressionante osservare, come questioni spesso estremamente importanti quali la tutela dei diritti della persona o il sostegno alla mobilità sociale, vengano trattati con così tanta superficialità o peggio, restino nella più totale indifferenza.
Progrè si propone, nel suo piccolo, di colmare il vuoto, dando la possibilità di approfondire questi argomenti, offrendo una visione nuova di queste problematiche.
Progrè è uno dei tanti modi per reagire all’attuale crisi della politica, è uno spazio libero per partecipare all’elaborazione di idee e contenuti senza il peso tipico della politica tradizionale.
Il nostro libro non vuole essere un incentivo ad abbandonare l’impegno politico ma al contrario vuole fornire a tutti uno strumento utile a creare una partecipazione alla vita politica che sia più consapevole e maggiormente orientata alla realizzazione di idee (a prescindere da quali) piuttosto che al perseguimento d’interessi.

Cosa significa per voi fare politica in Italia, nel 2013 e nella più totale assenza di riferimenti ideologici e culturali?

LUDOVICO: Fare politica senza ideologia ha significato, per me, imparare a credere ciecamente nel valore delle idee e nell’esistenza di un interesse comune che non può appartenere a nessuno e che tutti siamo chiamati a realizzare nella nostra diversità.
Con riguardo ai riferimenti culturali, io credo che la cultura sia qualcosa di diverso dalla politica e che debba rimanere da essa il più possibile distante.
La politica deve essere capace d’intercettare i cambiamenti culturali della società e garantire nella misura più ampia possibile la libertà necessaria a creare cultura.
Non deve cercare di produrre lei stessa cultura, non è il suo ruolo.

ROBERTO: Fare politica per me significa provare a offrire il proprio contributo di esperienze, competenze e capacità non esclusivamente in un partito politico. Dovremmo provare a riappropriarci di nuovo della politica e dei partiti e forse ritroveremo anche dei riferimenti ideologici e culturali.

Cosa consigliereste ad un giovane studente universitario mosso da ideali nobili e genuini, che si affaccia con curiosità alla politica e ai problemi della società?

LUDOVICO: Gli direi che la politica può essere una cosa meravigliosa solo se è fatta per fare qualcosa e non per diventare qualcuno.
Sta a lui scegliere.

ROBERTO: Gli direi di mettersi in gioco, di provarci, di studiare più degli altri e di farlo in modo disinteressato.

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Un pensiero riguardo “MODERATI UN CORNO! INTERVISTA A ROBERTO LUCARELLA E LUDOVICO G. ROSSI di Fulvio Aquino

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