FANON di Daniela Esposito

“I dannati della terra” di Frantz Fanon

Pubblicato per la prima volta nel 1961, I dannati della terra ha, negli anni Sessanta e Settanta, rappresentato un punto di riferimento per leader e movimenti rivoluzionari, da Che Guevara all’americano Black Panther Party. Un’opera senza dubbio scomoda per il mondo cosiddetto occidentale, Europa in primis, che per anni ha preferito ignorarla anche all’interno di quegli ambienti politicamente definiti più radicali.

In quella che è comunemente considerata la “bibbia della decolonizzazione” lo psichiatra martinicano Frantz Fanon fornisce una lucida e sottile analisi del meccanismo con cui prende forma l’istanza rivoluzionaria indipendentista nei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, sottoposti al controllo delle potenze europee. Lo studio di Fanon muove dal caso dell’esperienza algerina della seconda metà degli anni Cinquanta, cui egli ha attivamente partecipato, ma prescinde di gran lunga la specificità del singolo evento per descrivere esaustivamente il sistema coloniale. Quest’ultimo è in sostanza un mondo manicheo in cui esiste il colonizzato ed esiste il colonizzatore, irrimediabilmente legati l’uno all’altro in una simbiosi che non ammette alcun tipo di contatto che non sia violento. Ed è proprio questa violenza il principale strumento che serve alla causa del colonizzato, perché “…il colonialismo non è una macchina pensante, non è un corpo dotato di ragione. È la violenza allo stato di natura e non può piegarsi se non davanti a una violenza ancora maggiore”(p.24).

Per quanto queste affermazioni possano suscitare il disappunto di pacifisti e di chi predilige strade più diplomatiche, ed è proprio su questo aspetto che I dannati della terra ha raccolto le critiche maggiori, la chiarezza e la logicità con cui Fanon espone le proprie idee lasciano ben poco spazio ad obiezioni efficaci. D’altronde non dimentichiamo che, oltre ad essere un martinicano e quindi direttamente interessato dalle tematiche di cui tratta, Frantz Fanon è uno psichiatra ed è da un punto di vista professionale che conduce la sua opera.

Deliberatamente sottostimato per la propria pericolosità, ma di un’attualità sconcertante, I dannati della terra, ha trovato più recentemente una nuova fortuna. Il colonialismo in effetti non è mai finito, ha solo cambiato forma, ma è all’interno della stessa società europea e delle sue trasformazioni che si colgono i segnali della lungimiranza di Fanon, nelle ondate migratorie e nella risposta sociale e politica a queste.

A sottolineare una volta di più il valore di questo saggio sul colonialismo, Jean-Paul Sartre ne firma la prefazione, all’interno della quale avverte i propri concittadini europei che I dannati della terra non si rivolge loro che, anzi, se ne potrebbero sentire minacciati, ma che farebbero meglio a leggere con attenzione i suoi contenuti, poiché “anche noi, gente d’Europa, ci si decolonizza”.

Un’opera indispensabile per capire la realtà politica internazionale e per acquisire consapevolezza nei confronti di noi stessi e della cultura (eurocentrica) cui apparteniamo e che condividiamo.

I dannati della terra
di Frantz Fanon
Einaudi
2007
24.00 €

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