L’ultimo lavoro di Carla Stroppa

Il disagio e il sogno sono due provincie dell’essere su cui si concentra l’ultimo lavoro della psicoanalista junghiana Carla Stroppa: Fantasmi all’opera. L’imperiosa realtà dell’illusione. I territori del disagio e del sogno sono talmente vasti da intimidire la capacità della scrittura di delimitarne i confini. Eppure la sfida va accettata. E va accettata perché non c’è alternativa. Senza sogni non si può vivere e spesso i sogni sono i sintomi della nostra sofferenza. Inizia così un cammino nell’esperienza interiore effettuato pagina dopo pagina nel piccolo e prezioso tascabile della Stroppa.

Il volume si divide in quattro capitoli. Il primo si occupa del ruolo dell’illusione nelle nostre vite. E l’illusione ci pone subito dinanzi a degli interrogativi: il principio di realtà esaurisce tutta la realtà? E’ autosufficiente? L’esistenza umana è costituita solo da processi materiali? Le risposte della psicologia analitica sono nette e si possono compendiare in una sola: non si può vivere senza illusioni. Va da sé che il concreto e cosiddetti fatti sono saturi di proiezioni, paure, speranze. Sono saturi di sogni. L’illusione si rivela così necessaria per la sopravvivenza (dell’anima e del corpo) in quanto è una realtà psichica decisiva nell’indirizzare il comportamento umano (sano o malato che sia).

Il secondo capitolo, “Fantasmi all’opera”, si sofferma sull’anima junghianamente intesa. Ossia come personificazione di una natura femminile nell’inconscio dell’uomo e di una natura maschile nell’inconscio della donna. Per Jung l’uomo porta con sé l’immagine di una donna e, viceversa, la donna porta con sé l’immagine di un uomo. Per entrambi si tratta di archetipi e in quanto tali di immagini inconsce la cui funzione naturale è quella di creare un collegamento tra la coscienza individuale e l’inconscio collettivo. Molto stimolante nell’analisi della Stroppa è il rapporto tra le categorie junghiane e la creazione poetica, in particolare quella di romantici come Novalis. I “fantasmi all’opera” possono essere appunto delle poesie, ma anche dei disegni, dei dipinti, delle sculture. Insomma tutto ciò che dà voce e forma ai desideri del cuore e della mente.

Il terzo capitolo si intitola “Non più, non ancora”. E ha per sottotitolo: “Nella coscienza liminare, il volo trasformativo dell’anima”. Il concetto di coscienza liminare è decisivo nella riflessione della Stroppa perché rappresenta la sede dell’unitarietà della psiche umana. E’ nella coscienza liminare che razionalità ed emotività si fondono per dar vita al comportamento. Ma il comportamento è calato nel mondo e il mondo ci chiede spesso di fare delle scelte. Cosa accade quando in momenti importanti della vita ci si trova dinanzi a un bivio senza sapere quale strada prendere? L’Io diventa preda dell’angoscia e smarrisce la propria unitarietà. Occorre allora “attraversare l’ombra”. Cosa non facile come ammonisce Jung. Prendere una strada anziché un’altra significa non solo avere forza d’animo ma anche spessore interiore. In una parola è necessario conoscere se stessi per vivere autenticamente. E vivere autenticamente significa trovare il tempo della propria anima resistendo alle pressioni del conformismo sociale per diventare individui (cosa ben diversa dal diventare individualisti).

L’ultimo capitolo del libro si intitola “L’ora degli spiriti”. Si tratta di una breve incursione sulla natura dei personaggi letterari e dei loro legami con la personalità dell’autore. Stroppa affronta un noto testo di Freud: Il delirio e i sogni della Gradiva di Wilhelm Jensen. Come noto, Gradiva è un romanzo breve pubblicato nel 1903 e rappresenta il rifiuto della realtà per inseguire l’ideale. Il romanzo narra la storia di un archeologo ossessionato dal bassorilievo pompeiano di una figura femminile dall’incedere particolarmente aggraziato. Figura che battezza col nome di Gradiva “l’avanzante”. Il delirio dell’archeologo finisce quando Gradiva, apparendole in sogno, gli permette di riconoscere in lei un lontano amore infantile. Le assonanze con il metodo psicoanalitico sono fin troppo evidenti e Freud non se le lasciò sfuggire. Tuttavia Stroppa contesta la lettura freudiana affermando che psicopatologia e poesia vanno tenute distinte. La natura della parola poetica esige la sospensione del giudizio. Compreso quello psicoanalitico. Perché questa dura presa di posizione? Perché per Stroppa tra fantasia e ragione non ci devono essere né vincitori né vinti, ma solo unione.

Le ragioni dei fantasmi

di Carla Stroppa

Moretti e Vitali

14 euro

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