LE DIFFERENZE DI MENTALITA’ TRA EUROPEI E STATUNITENSI di Patrizio Paolinelli

“Cosa pensano gli americani (e perché sono così diversi da noi)” di Francesco Antinucci

L’immaginario collettivo degli italiani è fortemente influenzato dalla cultura di massa made in USA: da Hollywood a Playboy; dai jeans alla Coca Cola; dalla leggenda imprenditoriale di Steve Jobs alle spregiudicate esibizioni della popstar Madonna. Questo stretto legame con i marchi di fabbrica d’oltreoceano ci rende simili agli statunitensi? Di primo acchito sembrerebbe di sì, dato che condividiamo miti e riti, mode e spettacoli. In realtà siamo profondamente differenti. E’ quanto dimostra Francesco Antinucci in un tascabile di appena 102 pagine pubblicato da Laterza: Cosa pensano gli americani (e perché sono così diversi da noi).

Antinucci è un esperto di scienze e tecnologie della cognizione, per motivi professionali frequenta gli USA da molti anni e la sua testimonianza non ha pretese esaustive né sociologiche. E’ l’osservazione del modo d’essere degli statunitensi da parte di uno studioso che si trova davanti a comportamenti individuali e collettivi assai sorprendenti per un italiano. Ma la spiegazione c’è. E Antinucci la individua essenzialmente nella formazione dello Stato. Essendo una nazione costituita da immigrati l’identità americana non si è formata su base etnica come nel Vecchio Continente, ma su un credo ideologico, politico e istituzionale espresso dalla Dichiarazione di indipendenza (1776) e dalla Costituzione (1787). Aderire a questo credo significa lasciarsi alle spalle il passato e attuare un processo di riconversione di se stessi professando i valori contenuti nei testi fondanti della nazione. In poche parole: essere cittadini americani, significa diventare cittadini americani. Tanto è così che Antinucci definisce gli USA una “teocrazia laica”.

Nella vita quotidiana la religione civile a stelle e strisce si manifesta attraverso quelle che a noi europei appaiono delle stranezze. Ad esempio misurare tutto e tutti: dalle attività di una persona alle performance di un istituto universitario. Ma per gli americani stilare e aggiornare continuamente classifiche non è un modo per stabilire delle differenze. Al contrario, è un metodo per garantire l’equità sociale. Si comprende questo meccanismo se si tiene conto che negli Stati Uniti uguaglianza significa semplicemente uguaglianza delle opportunità. Ossia: ogni individuo vale per quello che è in grado di fare, gli USA sono la terra in cui è possibile rifarsi una vita e non importa da chi si è nati. In virtù di questa concezione è necessario misurare ogni azione umana per stabilire un criterio di giudizio. Ovviamente la valutazione deve essere oggettiva, imparziale e affidabile. Se così non fosse si tradirebbe il principio meritocratico sancito dai padri fondatori.
Le donazioni sono un altro capitolo che segna la distanza tra statunitensi e italiani: 233 miliardi di euro contro 3,5. In rapporto alla popolazione dovremmo versare 46 miliardi, mentre in rapporto al Pil 33. Perché questa sproporzione? Eppure da noi le donazioni possono essere dedotte dalle tasse esattamente come negli USA. La differenza si spiega in termini politico-culturali. Per un americano donare è un obbligo morale nei confronti dello Stato e della nazione. Tanti Paperoni donano la metà dei loro immensi patrimoni e anche oltre. Il vantaggio fiscale dunque non rappresenta la molla principale: si restituisce gran parte della fortuna accumulata alla società che ha premesso di realizzarla. Un senso di responsabilità inimmaginabile in Italia, dove in media gli imprenditori dichiarano al fisco un reddito di 18mila euro annui contro i 19mila dei lavoratori dipendenti. Gli americani donano 66 volte più degli italiani non perché sono più buoni di noi ma perché i cittadini si identificano con lo Stato. Ci sono poi altri motivi. Ad esempio è utile abbassare i grandi patrimoni perché altrimenti i figli dei capitalisti non sono stimolati ad accumulare nuova ricchezza e si inibisce la loro capacità di farcela da soli. Insomma, un’eccessiva eredità favorisce troppo i beneficiari e va contro il principio costituzionale delle uguali opportunità. Bill Gates ha dichiarato che lascerà ai propri figli una quota insignificante del suo patrimonio.
Altri fattori che distinguono la coscienza collettiva americana dalla nostra sono: la condanna morale nei confronti di chi mente (l’evasore fiscale è oggetto di riprovazione da parte della collettività), l’ottimismo nei confronti del futuro (non potrebbe essere altrimenti in una società di immigrati), l’amore per le innovazioni tecnologiche (per rispondere alla carenza di manodopera, che invece da noi abbonda).

La testimonianza di Antinucci ha lo scopo di spronare il lettore italiano ad aprirsi agli epocali processi innescati dalla globalizzazione. E’ tuttavia troppo sbilanciata a favore dell’american dream e chiude gli occhi dinanzi alle spaventose contraddizioni della società statunitense. Ma è interessante perché se affrontata con le dovute precauzioni offe l’occasione per riflettere. Ad esempio: dopo aver letto Cosa pensano gli americani sorgono molti dubbi sul tramonto delle ideologie e la fine dello stato-nazione.

Cosa pensano gli americani (e perché sono così diversi da noi)

di Francesco Antinucci

Editori Laterza

2012

12.00 €

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