In esclusiva mondiale per “Il Bibliomane”…un’intervista a Jane Austen!
A Bath, in un’abbagliante giornata di sole (avvenimento più unico che raro in Inghilterra!), passeggiando per il Royal Victoria Park ho fatto un incontro del tutto eccezionale: Jane Austen in ombrellino e ventaglio!

“Jane, ma sei proprio tu?!”
“Oh, qualcuno che mi riconosce, sai non accadeva da tanto tempo ormai…”
“Ma come! Tu sei famosissima, i tuoi romanzi sono classici intramontabili!”
“Non so…sai credo di essere passata di moda ormai…”
“Ma che dici! Piuttosto, perché passeggi nel parco tutta sola? Dovresti essere super impegnata a firmare autografi!”
“Cercavo l’ispirazione per un nuovo romanzo…ma i tempi oggi sono così cambiati e le mie storie non sarebbero più attuali!”
“Non ti abbattere così, so che sei una grande scrittrice! Piuttosto che ne dici di rilasciarmi un’intervista per la rivista per cui scrivo? Sai è della biblioteca comunale di Civitavecchia, una città portuale del centro Italia…lasciamo perdere. Ci stai?”
“Perché no? Magari davanti a una bella tazza di tè e una fetta di torta!”

Siamo in una caffetteria elegante e retrò e nessuno dei clienti sembra badare a noi…come è possibile?! Io ancora non credo ai miei occhi! Con voce esitante per l’emozione inizio la mia intervista…

Innanzitutto è un enorme piacere per noi de “Il Bibliomane” avere Austen(1870)l’onore di intervistare una delle più grandi scrittrici di tutti i tempi. Qual buon vento l’ha portata a Bath quest’oggi?

Vede, io sono nata a Steventon nel lontano 1775. Lì ho avuto la mia formazione culturale grazie a mio padre al quale devo veramente molto: è stato lui ad insegnarmi il francese, le basi della lingua italiana e ad avvicinarmi al meraviglioso mondo della letteratura grazie alla sua immensa biblioteca. Per completare la mia istruzione andai ad Oxford e in seguito a Southampton. Nel 1800 io e la mia famiglia ci trasferimmo in questa incantevole cittadina che è Bath. Qui mi trovo molto bene anche se spesso vengo presa da una forte malinconia pensando a Thomas che mi è stato portato via dalla sua famiglia che mi considerava socialmente inadeguata a lui in quanto figlia di un reverendo.

Sì, conosco la sua triste vicenda con Thomas Langlois Lefroy, ma non deve abbattersi così, lei è ancora giovane e ha tutta la vita davanti (a proposito, 238 anni portati benissimo, complimenti davvero!). Passiamo piuttosto a parlare dei suoi romanzi. I temi a lei più cari sono le storie d’amore, la vita quotidiana, la mentalità chiusa nei paesini di provincia. La sua ironia e la sua arguzia sono universalmente riconosciute come la sua abilità nel caratterizzare i personaggi che puntualmente interferiscono nell’obiettivo finale dell’eroina: il matrimonio. Riserva un trattamento “speciale” per le sue protagoniste o sono anche loro preda della sua ironia? Quali altre tematiche sono presenti nei suoi romanzi?

Mi piace considerare le mie eroine esattamente come gli altri personaggi e quindi, anche nel loro caso, evidenzio implacabilmente i loro pregi ed i loro difetti. Per fare questo non mi servo di lunghe descrizioni, ma mi bastano poche battute taglienti e sarcastiche che permettono al lettore di inquadrare immediatamente il personaggio. Per quanto riguarda la sorte che riservo alle mie eroine tendo a premiare il buon senso e la moderazione che sono caratteristiche che non dovrebbero mai mancare in una donna. Sono solita schierarmi contro ricchi e nobili, spesso avari ed egoisti, che tendono ad ostacolare il matrimonio dell’eroina. Infine credo che spesso nei miei romanzi si può trovare una forte contrapposizione tra la genuina vita in campagna e la corrotta vita in città.

Lei ha anche un’indiscutibile abilità nei dialoghi, riesce infatti a dare al lettore l’impressione di essere nella mente dei personaggi. Quale stile utilizza per ottenere questo effetto?

Credo che questo sia in parte dovuto al mio ampio uso del discorso indiretto libero che mi permette di fondere insieme pensieri e parole dei miei personaggi. Evito l’uso di verbi quali “dire” o “pensare” per rendere il lettore dimentico della presenza di un narratore e quindi completamente immerso nella mente dei protagonisti delle storie. Per quanto riguarda il discorso diretto amo contraddistinguere i miei personaggi con tratti distintivi che permettono l’immediato riconoscimento da parte del lettore. Utilizzo preferibilmente uno scambio di battute veloci, dirette ed incisive perché credo che siano più di impatto.

Bene, credo che possiamo concludere qui la nostra intervista! Firmerebbe una copia di Orgoglio e Pregiudizio per noi de “Il Bibliomane”?

Certo, senza dubbio. Vorrei anche mandare un saluto al popolo di Civitacomesichiama che leggerà questa intervista, e invitarli a leggere i miei libri!

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