“L’espagnole” di Raffaella Greco Tonegutti

“L’espagnole” del titolo è Madame Isabel, vedova, affittacamere a Bruxelles. Dalla sua casa passano figure diverse, di giovani che girano il mondo per studio o per lavoro e che incrociano le loro vite quasi superficialmente e per un tempo breve che risulterà essere stato intenso solo a posteriori. Maddalena arriva nella capitale belga dall’Italia, per svolgere una ricerca sugli italiani immigrati in Belgio nell’Ottocento, ma la sua attenzione viene totalmente attratta dalla storia personale di Madame Isabel emigrata col marito Pablo, minatore socialista, dalla Spagna franchista per sfuggire il regime e per creare un futuro migliore per sé e i propri figli.

All’interno dell’Europa unita la signora Isabel non rinuncia al suo status di “migrante” e rinnova costantemente un permesso di soggiorno senza valore, ostinandosi per di più, dopo tanti anni, a parlare un francese imperfetto e maccheronico. La storia della “spagnola” somiglia a quella dei tanti che arrivano oggi in Europa soprattutto dal cosiddetto sud del mondo, pieni di speranze e dediti al lavoro come mezzo di sostentamento e integrazione, mentre poco ha a che vedere invece con quella dei giovani europei che si muovono all’interno della comunità, ma anche al suo esterno, con una naturale libertà la cui inconsapevolezza spesso contribuisce ad allargare il divario generazionale con chi, più faticosamente, li ha preceduti.

Denominatore comune di tutte queste esperienze, la solidarietà che i viaggiatori dimostrano tra loro oggi come cinquant’anni fa, e il desiderio di aggregazione per non restare soli e tentare di ricostruire una sorta di famiglia in sostituzione (temporanea) di quella che si è lasciata al proprio Paese.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Sarebbe ingiusto e falso affermare la totale mancanza di difficoltà e sacrifici nelle scelte dei giovani che in questo ventunesimo secolo decidono di partire. Attraverso le esperienze di Maddalena e Sara possiamo, ad esempio, gettare una rapida occhiata al nostro Paese ed alla chiusura di un certo mondo accademico che ostacola, invece di sollecitare, gli studenti nel proseguire la loro formazione, a meno che questi non abbiano la “raccomandazione” di qualcuno.

Nel romanzo d’esordio di Raffaella Greco Tonegutti i temi principali sono l’incontro, tra gli individui e le loro singole storie, ma anche tra momenti diversi della grande Storia, presente e passata, e lo scambio di esperienze, quindi di conoscenze e sensazioni, con il risultato di ribadire a gran voce l’importanza della dignità umana e del suo riconoscimento, della volontà di collaborazione al di sopra dei particolarismi che piuttosto di dividere il mondo lo rendono ricco e vario, come i piatti spagnoli, greci, italiani, belgi che ogni sera attraversano la cucina di Madame Isabel.

All’interno della storia è Isabel a costituire il collante di tutte le vite della casa. L’intero romanzo gravita intorno a lei, rappresentatrice di una categoria di donne forti e tenaci, che creano incessantemente un agglomerato di persone intorno a sé, una sorta di matrona che protegge chi le sta vicino e racconta se stessa e il mondo al modo di un griot. Mi permetto di affermare che, senza privarne gli altri Paesi, questa categoria di donne è ancora più tipica dei Paesi cosiddetti meridionali, e non mi riferisco esclusivamente all’area mediterranea; molti come me, spero, non potranno non rintracciare in Isabel alcuni tratti comuni al grande personaggio di Ursula, creato da Marquez in Cent’anni di solitudine.

Raffaella Greco Tonegutti, autrice di L’Espagnole, è consulente della Commissione Europea e dell’Internazionale dei Servizi Pubblici sui temi dell’immigrazione e dei diritti umani. Stile cauto e asciutto di chi affronta il proprio esordio letterario con umiltà e non perde di vista il contenuto della propria opera.

L’Espagnole
di Raffaella Greco Tonegutti
Editori Internazionali Riuniti
febbraio 2013
12,50 €

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