EROS E DINTORNI di Daniela Esposito

Come scrivere un articolo sul nuovo boom della letteratura erotica senza citare “Cinquanta sfumature…”? E poi mi chiedo: sotto la categoria di “letteratura erotica” cosa ci troviamo? Ancora: come spiegare la risposta del pubblico femminile a tale boom senza ricorrere ad argomenti che erano attuali il secolo scorso (e non parlo degli anni Novanta) come Freud e la frustrazione della donna, la liberalizzazione dei costumi ecc. ? Dei tre il quesito che più mi tormenta è il primo e, purtroppo, bisogna adeguarsi alla moda corrente se di moda si vuole parlare!

Ma andiamo con ordine.

Molti si domandano quale sia il confine tra letteratura erotica e pornografia. Ovviamente non ci riferiamo ai suddetti termini con la mentalità di quanti, a suo tempo, giudicarono pornografico Lolita di Nabokov, anche perché altrimenti tale lolitaattributo dovrebbe stabilmente accompagnare la definizione dell’odierna società che ci circonda insieme a “di massa”, “globalizzata”, “dei consumi” e così via e, a quanto pare, non ci scandalizziamo poi più di tanto (almeno dalle nostre parti) quando sentiamo parlare, ad esempio, di minorenni, prostituzione, uomini d’affari o primi ministri. Torniamo al dunque. Qualcuno cerca di definire il limite di cui sopra rimandando alla più o meno dettagliata descrizione dell’atto sessuale, alla centralità di quest’ultimo nell’intreccio, alla presenza più o meno approfondita della componente psicologica dei personaggi, al realismo e, aggiungo io, al nome dell’autore che firma l’opera. Come al solito, tutto è relativo e spiegare la differenza tra rappresentazione nuda e cruda finalizzata più a soddisfazioni fisiologiche che intellettuali e un’opera dal contenuto cosiddetto “artistico” è meno facile di quanto si pensi, anche perché a volte tale differenza non è poi così netta. Ebbene, che qualche magnate della cultura lo voglia o no la questione è opinabile…entro certi limiti (noi sappiamo qual è la differenza ma non ve la diciamo).

Si parlava del boom della letteratura erotica e, in questo caso, abusiamo della dicitura includendo nella categoria tutte le opere narrative che hanno come tema centrale il sesso. Facciamo questo non perché ci illudiamo che l’exploit editoriale in questione riguardi testi “finemente” scritti e giudicati validi da un punto di vista artistico, ma perché quella società massificata, globalizzata, consumistica, ecc. di cui parlavamo sopra promuove un potpourri generalizzato in cui i livelli culturali (che tanto piacquero ai nostri avi e che così bene si adattavano alla distinzione tra classi sociali) vengono meno e si omogeneizzano.

In sintesi: se va di moda il “pornosoft”, anche la Letteratura erotica classica ne beneficia in termini di pubblico. Si chiama mercato. Si veda ad esempio la recente ripubblicazione in e-book delle opere edite da ES, specializzata nei classici dell’eros d’autore.

50 sfumatureL’ho chiamato “pornosoft”, ma avrei potuto dire “pornorosa”, o Mummy porn per usare il termine scelto dagli anglofoni i quali, come di consueto, non hanno perso l’occasione di lanciarsi per primi ai tentativi di classificazione e definizione del genere. Se tralasciamo il primo e più generico vocabolo, gli altri ci dicono molto su una delle caratteristiche più peculiari di questa ondata a luci rosse, ovvero che attrae prevalentemente un pubblico femminile.

E qui ci rivolgiamo al tasto dolente… Ancora una volta un’autrice inglese, più o meno coetanea di un’altra scrittrice che però ha preferito indirizzarsi ad un pubblico più giovane, incomprensibilmente diventa un fenomeno letterario attirando, oltre a una indicibile quantità di lettori, la completa attenzione dei media. La fortunata in questione si chiama E. L. James e l’opera best-seller è la trilogia sulle Cinquanta sfumature… (la compatriota coetanea citata è ovviamente la Rowling). Quando dico che il successo è incomprensibile non intendo mettere in discussione le doti della scrivente (già molti prima di me lo hanno fatto), semplicemente non credo che sia stata la prima a scrivere un Pornoharmony (quest’altra definizione calza ancora meglio delle precedenti), così come la Rowling non ha inventato il fantasy per ragazzi, e mi chiedo: perché lei si?! Cos’hanno più di tante altre? Ma forse questi interrogativi riguardano me sola e probabilmente affronteremo anche questa spinosa questione in altra sede.

Ma torniamo al porno. Dicevamo che il pubblico femminile ha particolarmente apprezzato le nuove scelte editoriali. E qualcuno ha particolarmente apprezzato questo dato per poter dare sfogo alla propria saggezza e analizzare la questione. Cerchiamo di non calarci nei panni di uno psicanalista, nei quali staremmo probabilmente scomodi fino a risultare ridicoli, riassumiamo però le opinioni più diffuse che vogliono la potenziale lettrice una donna più sicura di sé, una donna sessualmente insoddisfatta, una donna disinibita, una super-donna, una donna sognatrice (di una variante osé di principe azzurro), una donna che non teme il giudizio altrui. Umilmente mi permetto di richiamare l’attenzione anche su altri dati che magari non c’entrano niente, ma magari si, come: il dato statistico che vuole le donne più dedite alla lettura rispetto agli uomini; il fatto che le case editrici (…mercato…) sponsorizzino i libri scritti da donne, i quali probabilmente attirano quella parte di pubblico che si riconosce in un modo comune di affrontare un tema tanto delicato come quello del sesso; infine, non dimentichiamo che le donne non hanno mai disdegnato tale produzione narrativa che anzi già in secoli insospettabili era, sotto mentite spoglie, loro rivolta. Tra l’altro c’è chi dice che gli uomini preferiscono altri supporti per consumare un prodotto pornografico… anais nin

E comunque se nel panorama della letteratura erotica (quella seria) primeggia il nome di una donna, Anaïs Nin (1903-1977), non vedo dove sia l’elemento “novità” nel constatare che le donne scrivono e leggono anche di sesso. Per non parlare di Almudena Grandes, autrice spagnola di Le età di Lulù, considerato ormai un classico della Letteratura erotica.

Sicuramente è più sensata l’idea che associa la crescita del settore alla diffusione degli e-book che permettono una maggiore discrezione a chi usufruisce delle letture erotiche o pornografiche che siano, e che non vuole rinunciarvi in spiaggia, in metro, al parco e via dicendo né preoccuparsi di occultare titoli e copertine di inconfondibile natura.

Nonostante il successo di James e derivati (come Sylvia Day e la sua trilogia Crossfire, o Helena S. Page con Ragazza entra in un bar) il web rimane un luogo d’approdo sicuro per scrittori di racconti erotici e aspiranti tali i quali possono rivolgersi a editori come i nostrani Lite-editions, Eroxè Damster ed Eroscultura.com.

oxèIl risultato del fenomeno appena introdotto si riflette, oltre che nelle pubblicazioni, nei numerosi concorsi a tema istituiti negli ultimi due anni, in corsi di scrittura erotica promossi qua e là per l’Italia e, per gli intellettuali più esigenti, in querelle riguardanti la distinzione tra letteratura e spazzatura. Nel frattempo, il mondo dell’editoria va avanti e si difende dalla crisi.

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