MENZOGNE ITALIANE di Stefano Pierucci

beha

“Trilogia della censura” di Oliviero Beha

Questa trilogia comprende tre libri che l’autore e giornalista Oliviero Beha aveva scritto negli ultimi 25 anni e mai distribuiti, perciò inediti a causa delle rivelazioni contenute. Il primo, il cui titolo sarebbe stato “Mundialgate”, del 1984, racconta l’inchiesta condotta sulla discussa partita Italia – Camerun dei mondiali ’82, quelli poi vinti trionfalmente dagli azzurri, che però non avrebbero mai giocato la finalissima se non avessero passato indenni la gara con gli africani. E proprio in Camerun, insieme al collega Chiodi, Beha andò alla ricerca della verità svelando progressivamente trucchi, giocate clandestine, interessi della camorra. Col groppo in gola di stare ad infangare la felicità di milioni di italiani festanti ed ancora ebbri di gioia per una vittoria i cui echi sovrastano ancora, a distanza di 31 anni, quella più recente del 2006.

Il secondo libro, il cui titolo – sempre nelle intenzioni dell’autore – sarebbe stato “Antenne rotte”, raccoglie invece gli interventi di Oliviero Beha nel corso della trasmissione di rai tre “Va’ pensiero”, condotta da Andrea Barbato, una breve striscia quotidiana all’interno della quale Beha commentava la televisione e la cronaca nazionale col consueto coraggio e la sua onestà intellettuale: nel mirino ci sono le nefandezze di tutti i potenti dell’epoca, politici e non: Gava, Gelli, Sindona, tanto per citarne alcuni che in quel periodo erano talmente potenti che avrebbero fatto impallidire l’Innominato di manzoniana memoria. Una piccola curiosità: precorrendo i nostri tempi, c’è anche un intervento dedicato ad un signore che lavorava come comico e che oggi invece adopra il suo tempo in altro mestiere.

Terzo libro è – il titolo avrebbe dovuto essere “L’Italia non canta più” – il racconto di una lunga intervista dell’autore a “Giuliano Rapetti in arte Mogol” sullo stato della musica leggera in Italia: è interessante leggere i passaggi che spiegano l’evoluzione della leggera nazionale, ed anche la teoria – condivisa da Mogol – per cui la nostra musica non sia riuscita, a causa di interessi e partizioni che la sovrastano, a diventare parte integrante della cultura popolare. Ed è anche illuminante l’analisi di Mogol che parla della canzone politica degli anni ’70, lui che non ha mai neanche sfiorato questo argomento nei suoi pezzi. Nella parte finale del libro, Beha torna nella parte del giornalista e chiede al paroliere di raccontare il suo rapporto con Lucio Battisti ed anche di spiegarne i perché più reconditi della fine di una lunghissima e fortunatissima collaborazione artistica che ha influito – questa sì – nella storia della cultura popolare nazionale.

Calcio, televisione, politica e canzoni: quattro idola degli italiani che Beha ha messo a nudo con le sue inchieste, raccontate mediante un linguaggio forbito ed educato ma mai complicato, in grado di andare a svelare – nel nome del mestiere del giornalista – verità e posizioni occulte, che è meglio non vedere, che è meglio non toccare per non scomodare le posizioni di potere e non infrangere i sogni ingenui di un intero popolo. Per fortuna, Beha non la pensava al tempo ed oggi ancora, non la pensa così.

Trilogia della censura. Ieri come oggi: Mundialgate-Antenne rotte-L’Italia non canta più
di Oliviero Beha
Avagliano editore
2005
14,00 €

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