LIBRI AD OROLOGERIA: INTERVISTA AD ANDREA GIANNASI

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Andrea Giannasi, editore e giornalista, laureato in storia contemporanea, ci racconta il mondo dell’editoria e del libro partendo dalla sua esperienza con Prospettiva, casa editrice indipendente e militante. La cultura in Italia è accerchiata, mentre la guerra civile impazza, armiamoci!

Leggendo la sua storia professionale emerge un profilo poliedrico, lei come descriverebbe Andrea Giannasi?

Un resistente. Ovvero una persona come tante che si muove in un paese che considera la cultura un semplice accessorio. E spesso come tutti gli accessori risulta superfluo se non fastidioso da portarsi dietro.

Prospettiva editrice è un piccolo laboratorio editoriale “che non nasconde nulla a chi la conosce e la incontra per la prima volta”. (link) Qualità e trasparenza quindi, cosa è importante non nascondere?

Non bisogna nascondere che l’editoria è nata in crisi e che da sempre vive un costante stato di criticità economica e culturale. Questo perché l’Italia non ha mai sentito il bisogno di formare figure di editori che sapessero coniugare i termini cultura e finanza, così come ha trattato i librai alla stregua di rivoluzionari da schiacciare (e ci sono riusciti), per non parlare dei lettori sovente considerati dei rompicoglioni. Perché in un paese come il nostro chi non si accoda diventa tale.  Ecco il mondo del libro è un sistema in crisi e da sempre tutti hanno attinto chi più o meno apertamente dallo Stato, gli enti pubblici e privati o cittadini.

Trattando i lettori come clienti consumatori e usando il libro come “prodotto” oggetto e non come un “contenitore” soggetto.

Cosa consiglierebbe ad un ragazzo che ha intenzione di trasformare la sua passione per i libri e la cultura in un mestiere, oggi, in Italia?

Gli consiglierei di guardare i numeri. Tutte le case editrici messe insieme in Italia non fanno il fatturato della sola Barilla. Per non parlare degli addetti. Non si conosce il numero degli editori così come quello degli operatori che lavorano nella filiera. Tutto è nebuloso, difficile ed entrare significa cadere spesso vittime di “stagismo” gratuito che ruba azioni, tempo, idee e sogni.

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 Il futuro dell’editoria è ignoto, stiamo vivendo un periodo di forti mutamenti tecnologici ed il libro come oggetto e come prodotto ne uscirà sicuramente trasformato, cosa può dirci a riguardo?

Il libro uscirà in un modo o in un altro dalla crisi. Sono gli uomini che non riescono a vedere la luce in fondo al tunnel. Ne cito solo una: l’IVA per i libri cartacei è al 4% mentre per gli ebook è al 21%. Questo dimostra che siamo ancora in brutte acque.

Concluderei l’intervista con un piccolo consiglio librario, letture da portare in vacanza?  

Per chi intende capire come scrivere consiglio di portarsi dietro Carver e Celine. Per le storie Borges. Per la forza Meneghello. Poi ce ne sarebbero molti altri, ma quattro libri bastano per capire come mai continuo a lavorare con questi piccoli pericolosi ordigni che sono i libri.

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