gli imperfezionisti

“Gli imperfezionisti” di Tom Rachman

Il leggendario Floyd Gibbons, corrispondente del Chicago Tribune durante la grande Guerra (benda sull’occhio, viso da avventuriero) in una delle sue inchieste si trovò a dover attraversare il confine polacco. Allora rimediò una vecchia uniforme a cui appese una fila di medaglie, due delle quali conquistate ad una mostra canina. Le guardie gli fecero il saluto e lo lasciarono passare, credendolo un eroe di guerra. Ancora oggi, quest’uomo è ricordato come uno degli esempi più significativi del coraggio, o della spregiudicatezza, che fanno grande un giornalista.
Gli Imperfezionisti è una composizione a più voci che pone lo sguardo sul giornalismo moderno.
Ma se vi aspettate dei Floyd Gibbons in questo libro, non li troverete. 

La piccola redazione romana arruolata dal milionario Cyrus Ott, è il centro in cui convergono undici storie di altrettanti professionisti del mestiere che hanno perso, o forse non hanno mai avuto la stoffa eroica del cronista d’assalto. Sono vecchi, grassi, deboli, soli. In poche parole imperfetti.
Come Lloyd che tenta di scrivere lo scoop che lo riporterà alle antiche glorie, ma che si rivela una bufala inventata da suo figlio. O Winston, che odia con tutto se stesso lo spregiudicato collega Snyder inviato come lui dal Cairo e dal quale, suo malgrado, si lascia pilotare. O ancora Hardy, corrispondente finanziaria (una copia frustrata della rosea Umbridge di Harry Potter) che si lascia sfruttare da un giovane, illudendosi di aver trovato il vero amore. Per quanto vicini, questi undici volti non si incontrano mai, se non per farfugliamenti o discussioni su dettagli tecnici dell’uscita di domani.
Tra una storia e l’altra, come un intervallo, le vicende del giornale, narrate in corsivo dalla nascita alla morte. Il giornale senza nome, in inglese “The Paper”, un entità esterna, nutrito dalle esperienze dei piccoli esseri, che per quanto diversificati dagli stereotipi dei ruoli (il redattore bastardo, lo stagista pigro) abbracciano tutti la via dell’inettitudine.
Dalla Roma degli anni 50, il periodo d’oro del giornalismo secondo alcuni, si passa al 2004, alla crisi del’intero settore, ormai soppiantato dai mezzi telematici. Resiste altre 219 pagine dopo la scomparsa dell’eccentrico fondatore, ma le vicende del giornale finiscono velocemente come erano cominciate.
Gli attori della tragicommedia spariscono, prendono le loro strade, allontanandosi ancora di più. E il giornale “Ora non c’era più”.

Leggendo questo libro si ha l’impressione di vivere, in maniera meno introspettiva, le avventure di personaggi usciti dalla penna di Svevo, “antieroi” della quotidianità, che per quanto ci provino, lasciano tutto com’era, anche quando è il mondo attorno a loro a cambiare. Il contesto irreale della redazione che da Roma mira a una distribuzione internazionale, accentua ancora di più il carattere apolide del progetto, che può quindi essere proiettato in qualunque altra redazione. L’obiettivo di Rachman è proprio questo: fornire un ritratto disincantato delle minime situazioni riscontrabili in un ufficio. Troppo generale, forse, ma sicuramente in grado di coinvolgere il lettore che potrà riconoscere con facilità episodi della propria routine. Lo stesso autore ammette che il quadro è frutto della propria esperienza lavorativa: anni di articoli, persone, redazioni, una delle quali proprio con sede a Roma.

A coloro che sognano il giornalismo come carriera, o non vogliono guastarsi l’idea dell’eroico mestiere di cronista, dico: non leggete questo libro. Se invece avete senso dell’umorismo, e uno spiccato occhio critico, lo troverete divertente e molto scorrevole. A patto che riusciate a spillare il miele dall’amaro assenzio.

Gli Imperfezionisti
di Tom Rachman
Il saggiatore
2010
€ 18,00

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