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“Gli usi postmoderni del sesso” di Zygmunt Bauman

Gli usi postmoderni del sesso impoveriscono le relazioni umane.

Nel 2002 la casa editrice il Mulino ha pubblicato un libro di Bauman intitolato La società individualizzata. Come cambia la nostra esperienza. Si tratta di un’opera composita che affronta numerosi temi della nostra contemporaneità: dall’incertezza del lavoro alla perdita di consensi per il welfare state, dalla ritirata del pensiero critico al problema dell’identità. Un capitolo di tale libro riguarda la dimensione affettiva e si intitola: “Gli usi postmoderni del sesso”. Pressoché col medesimo titolo questo stesso capitolo è stato recentemente pubblicato (sempre dal Mulino) in un volumetto a parte nella collana “Voci” e con una “Prefazione” di Maurizio Ferraris.

Una simile scelta editoriale è dovuta probabilmente al fatto che le trasformazioni della vita intima hanno tempi più lunghi rispetto a quelle tecnologiche o economiche e dunque le riflessioni di Bauman sulla sessualità sono ancora pienamente attuali. Riprendendo una serie di analisi di Octavio Paz, Bauman considera il sesso in rapporto con l’erotismo e l’amore. Le tre dimensioni sono strettamente collegate e tuttavia altrettanto fortemente separate. Non solo. Tra esse si consuma una guerra permanente per l’indipendenza. Nel senso che, a seconda della circostanze storiche, una delle dimensioni prevale sulle altre. Per comprendere tali dinamiche bisogna considerare che il sesso è un prodotto della natura mentre l’erotismo è un prodotto della cultura. Tuttavia l’erotismo non vive a discapito della natura perché è la stessa natura che spinge le società a inventarlo. D’altra parte è solo all’interno della sessualità che può essere coltivato l’erotismo. Per farla breve, tra sesso ed erotismo c’è un nesso indistruttibile e una tensione costante.

Nel corso di questo conflitto senza fine due strategie culturali si sono disputate il primato sulla vita intima durante la modernità. Da una parte lo Stato e la Chiesa mettono le briglie alle funzioni riproduttive del sesso, dall’altra la strategia romantica favorisce il vincolo tra erotismo e amore mantenendo però l’erotismo in una posizione subordinata. In estrema sintesi, fino a ieri l’erotismo trova alternativamente il suo punto di appoggio nel sesso o nell’amore. La svolta postmoderna consiste nel fatto che l’erotismo diventa indipendente e si svincola decisamente sia dalla riproduzione sessuale che dall’amore.

Quali sono le conseguenze sugli individui di un erotismo autoreferenziale? La principale è la trasformazione delle persone in collezionisti di esperienze. Così come sono precari il lavoro e il futuro altrettanto instabili diventano i rapporti umani. Sui quali domina la forma fisica. Essere in forma significa essenzialmente essere sempre in movimento, disposti a recepire stimoli in quantità crescenti, avversare ogni forma di chiusura o presunta tale. Diverso è colui o colei che si sottrae a questo immane lavoro. Il corpo si trova così a diventare il principale oggetto degli interessi soggettivi. Ma c’è un ma. La forma fisica non può attingere all’esattezza di una norma come quella definita dalla “sana costituzione” di ottocentesca memoria. E’ piuttosto una meta sempre messa in discussione, un orizzonte difficilmente raggiungibile e che, semmai raggiunto, il giorno dopo si è già spostato in avanti. In definitiva per Bauman la mitologia dalla forma fisica è “una sorgente inesauribile di autoflagellazione e di rabbia verso se stessi”.

Un’altra conseguenza dell’odierna rivoluzione erotica è la concentrazione della sessualità sull’orgasmo. Prima della postmodernità l’erotismo, inteso come capacità di distinguere tra esperienza sessuale e piacere, si legava al sesso e all’amore. Oggi è autarchico e il sesso si concentra unicamente sull’orgasmo: “Il suo compito supremo consiste nel regalare esperienze sempre più forti. Infinitamente variabili”. La frenetica ricerca di novità ha poi un effetto profondo sulla struttura emotiva delle persone: svincola dalla ricerca dell’immortalità che è tipica del rapporto d’amore tra due esseri umani. Meglio ancora: la versione postmoderna dell’immortalità vale solo per il qui e ora. Un disimpegno che sicuramente rende euforici ma che altrettanto sicuramente provoca un’estrema incertezza esistenziale. La prova? Lo sconquasso dei rapporti interpersonali dentro e fuori la famiglia.

Diventato un fattore centrale nella costruzione dell’identità il pervasivo erotismo dei nostri tempi opacizza il confine tra normale e anormale: ogni tenerezza ha perduto la sua innocenza, l’amore dei genitori verso i figli deve farsi sempre più guardingo per evitare anche il solo sospetto di un’attenzione d’altra natura, l’offerta di un caffè a una collega di lavoro può essere facilmente rubricata come molestia. E così in una società pan-erotica come la nostra qualunque rapporto umano diventa potenzialmente ambivalente, ambiguo, insincero. Sul piano individuale l’onnipresente spettro del sesso provoca l’impoverimento del mondo interiore, la perdita di emotività e di intimità. Mentre sul piano sociale si assiste al progressivo indebolimento dei legami collettivi. Risultato: gli individui postmoderni sono sempre più soli, fragili e ansiosi.

Gli usi postmoderni del sesso
di Zygmunt Bauman
il Mulino
2013
10.00 €

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