bargioni

Nonostante la tendenza ad associare l’immagine della biblioteca e dei libri ad un panorama che poco ha a che vedere con lo sviluppo tecnologico dell’era attuale, i fatti testimoniano di una realtà del tutto diversa, in cui la tecnologia ben si presta al servizio dei gestori dei preziosi tesori librari.
Alla vigilia del convegno “Featured creators and stories: a facemeeting on open source for libraries” tenutosi a Roma presso la Pontificia Università della Santa Croce lo scorso 1° ottobre, il Bibliomane aveva avuto il piacere di intervistare il dott. Stefano Bargioni, vice-direttore della Biblioteca dell’università e moderatore durante l’intervento dedicato al Koha, software open source per la gestione delle biblioteche.

Salve dottor Bargioni, l’idea di un software che lavori affinché una biblioteca possa svolgere agevolmente i suoi servizi è oramai universalmente riconosciuta, ma nel dettaglio cosa significa e perché utilizzare un software open source?

Software complesso, come quello richiesto per gestire una banca, o una biblioteca di medie-grandi dimensioni, può essere scritto solo da chi ha forti competenze specifiche e conosce molto bene il settore. Oppure può essere realizzato a molte mani, che cooperano grazie a una finalità chiara e tramite strumenti di lavoro accessibili via rete. Questo secondo caso, che è il modello open source, ha permesso di fare nascere Koha nel 2000 e di diffonderlo nel mondo a un ritmo di crescita invidiato dagli altri software gestionali per biblioteche.
Koha unisce non solo la qualità e la completezza, ma sta apportando la novità del modello di business. Finora il software per kohabiblioteche veniva prodotto e venduto con una formula tipica, in cui il cliente viene legato fortemente al produttore. Koha, e comunque tutto l’open source, permette di essere installato e configurato da chiunque sia in grado di farlo, non comporta licenze d’uso, può essere modificato, migliorato o integrato a piacimento. Spesso per fare questo ci si rivolge a chi offre questi servizi, a pagamento, e quindi si ottiene una flessibilità nelle decisioni relative al software per la biblioteca che non si aveva in precedenza con il modello strettamente commerciale.
Per fare un paragone, è ora possibile acquistare e gestire il software per biblioteca con le possibilità che si hanno da molto tempo per le automobili: ne acquisto una, scelgo l’assicurazione, scelgo il meccanico per modificarla, l’officina per ripararla, non sono tenuto a mettere ricambi originali, ecc.
Altri esempi di software open source per biblioteche, che coprono necessità diverse da Koha, sono DSpace e VuFind .

La Pontificia Università della Santa Croce, insieme all’American University of Rome, ha organizzato per lo scorso 1° Ottobre 2013 “Featured creators and stories: a facemeeting on open source for libraries”, un incontro per esaminare le nuove tendenze dei tools per la gestione delle biblioteche e la fruizione dei loro dati; può anticiparci qualcosa?

Questo convegno è già un successo per l’entusiasmo che ha accompagnato le iscrizioni. Gli organizzatori sperano di poter soddisfare tutte le aspettative. Il meeting sarà in italiano e in inglese, con relatori da Irlanda e Francia e, in videoconferenza, dagli USA. Sono previsti anche tre brevi interventi di sponsor internazionali, sempre sul tema dell’open source per la biblioteca. Gli sponsor potranno mostrare come il software aperto permetta loro di offrire servizi e prodotti commerciali molto più flessibili di un tempo.
Chiuderemo la giornata di lavoro con tre workshop in parallelo, dedicati ai tre software discussi in mattinata dai relatori principali. Tre gruppi faranno una open discussion su Koha, DSpace e VuFind.

Parliamo troppo di scrittori ed editori, ma la biblioteca in sé racchiude un’infinità di professionalità legate al mondo del libro e della cultura, ci può raccontare la sua esperienza?

conferenceScrittori ed editori sono l’imprescindibile background delle biblioteche. Ma il lettore e soprattutto lo scienziato che cerca dal libro o da qualunque altra opera le informazioni per capire l’evolversi del pensiero o la comprensione di un certo settore del sapere, non può prescindere da chi raccoglie e custodisce, con visione di futuro, la produzione letteraria. Una biblioteca è l’insieme di tutti coloro che si adoperano per facilitare l’accesso al libro, alla rivista, al documento. La mia esperienza attuale dice che va specialmente privilegiata la funzione di chi offre percorsi di ricerca, come i soggetti, chi orienta ai servizi della biblioteca e “educa” l’utente a trarre il meglio dai servizi disponibili, e infine dalla necessità di tenere molto vicine alla direzione della biblioteca le decisioni relative ai servizi informatici.

Il mio pensiero vola ingenuamente verso Borges e la Biblioteca di Babele, le pongo un quesito semi-scherzoso: abbiamo una Biblioteca dell’ordine, un magazzino del sapere, contrapposta al caos delle parole scritte e del sapere infinito arcano ed inclassificabile; con una certa dose di follia le chiedo da che parte sta. (noi bibliomani non amiamo il compromesso)

Mi metto dalla parte del disordine, per favorirne l’accesso attraverso… l’ordine del lavoro dello staff della biblioteca. Solo con un corretto e costante impegno di mantenere i documenti facilmente accessibili, sia sullo scaffale, sia sul catalogo informatico, il lettore potrà vivere il suo “caos” nel modo più personale e pratico possibile. Per esempio, da poco abbiamo migliorato un metodo di ricerca che viene usato sempre più spesso dai nostri docenti e studenti, basato sulla Classificazione decimale Dewey. Permette di trovare rapidamente opere relative ad argomenti simili.

Una piccola domanda conclusiva dedicata ai lettori de “Il Bibliomane”: tre libri essenziali, inarrivabili od odiosi, cosa ci consiglia/sconsiglia?

Letture che ho affrontato o vorrei affrontare tra breve? Anzitutto Hyperversum, romanzo fantasy storico di Cecilia Randall. Me ne hanno parlato troppo bene… Spero sia all’altezza di “Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D’Avenia, che mi è parso una pregevole novità nel panorama degli autori italiani. Solco, di S. Josemaría Escrivá, che ha smontato e ricostruito la mia vita quando ero ragazzo. E infine From Homer to Harry Potter: a handbook on myth and fantasy, di Matthew T. Dickerson e David O’Hara, per la preistoria e la storia del genere fantasy. Purtroppo non mi pare che esista in italiano.

Per approfondire l’argomento si consigliano i seguenti link:

http://koha-community.org

http://www.dspace.org

http://vufind.org

http://www.pusc.it/bib/featured-creators-and-stories

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