IL BIBLIOMANE INCONTRA MIMMO CALOPRESTI di Marco Coccia

calopresti e coccia

Domenico Calopresti, attore, sceneggiatore, regista per palati fini (La parola amore esiste, 1998), dapprima documentarista, oggi anche scrittore con “Io e l’avvocato” edito Mondadori 2013. Lo incontriamo alla rassegna di fine estate a Civitavecchia per il premio alla cultura Gian Paolo Orsello, IL BIBLIOMANE non poteva mancare all’appuntamento con l’evento e tra la platea assortita di grandi personalità lo intercettiamo, gli proponiamo un’intervista e lui, con una spontaneità che ci sorprende, accetta.

E’ intimo il suo libro, quasi personale un romanzo storico, autobiografico. Una storia che sa di rivincita, magari non al cospetto dell’altro quanto della vita stessa, il riscatto di chi nasce dal niente nei confronti di chi finisce con nulla. Come a dire, tutto torna?

io e l'avvocato

Tutto torna? Devo dire di sì. Io in fin dei conti sono contento di essere nato in una famiglia operaia, dove bisognava conquistarsi tutto, perché quell’ambiente lì, quella via lì mi ha formato e mi ha dato molto sotto il profilo della crescita personale, mentre talvolta avere tutto non serve, come ad esempio è successo ad Edoardo Agnelli che è arrivato a rimetterci la sua stessa vita. L’avere tutto ma non poter far niente nella vita, è un qualcosa di negativo che non ti fa vivere felice, non ti dà possibilità di andare avanti. Molte volte noi le invidiamo certe persone, ma io credo che dobbiamo esser capaci di essere noi stessi, perché quello che siamo noi è più importante di quello che sono gli altri.

Gran bel libro, ci ricorda un po’ Novecento di Bertolucci, se non altro è forte il richiamo dei due personaggi, il figlio del servo e il figlio del signore, della colossale opera del maestro; al di là di questo certamente un bell’affresco. Se non del secolo, di cinquant’anni di storia?

Magari, ne sarei strafelice, l’accostamento a Bertolucci mi onora. Comunque posso risponderti sì, certo c’è un tentativo di racconto del 900, ricorsi storici intrecciati a vita famigliare e storie personali, un film dell’Italia, di cinquant’anni d’Italia. Potrebbe uscirci un grande pellicola.

Questo concetto di felicità? In fondo non così astratto ma… essenziale!

nove

Io credo che ognuno di noi debba trovare la propria di felicità. Ecco perché a me interessano le persone una per una, le loro storie, credo che questo interesse sia importante quando fai letteratura, quando racconti le loro storie, la politica, gli avvenimenti, allora accade che questa essenzialità nella vita è legata a quanto tu sei protagonista con te stesso, quello che fai, ciò che sei, come ti relazioni con gli altri. Molte volte penso che sono una persona fortunata, che si può esprimere individualmente in maniera molto forte, mentre la maggior parte delle persone ha sempre meno possibilità di esprimersi, di esistere, è sempre più massa. La mia ricerca è sull’individuo, sulla sua capacità di esistere.

Un’ultima domanda gliela vorremmo porre in merito ai nuovi supporti tecnologici, i nuovi lettori non sentiranno più il profumo della stampa sulla carta nuova, per i più romantici il rapporto con il libro diventa algido, lei come la vede?

E’ complicato, a me ad esempio si sta presentando la stessa situazione nel cinema, anche lì c’è questa rivoluzione tecnologica, importantissima, io sai cosa ti dico? che mi sono arreso al fatto che è arrivato un nuovo mondo e non ci possiamo far nulla tranne che provare a starci dentro e cercare di uscirne vivi, perché è un mondo complicato difficile che cambia tutto ed in fretta. Questo è un nuovo secolo, è il secolo del digitale, della nuova comunicazione e quelli come me che vengono dall’altro secolo non possono che adeguarsi e stare al passo con i tempi.

La serata prosegue e l’autore è già atteso ad altri microfoni, noi ci congediamo stringendogli la mano, nell’altra tiene il premio appena ritirato…l’ennesimo. Chissà che bel film sarà “Io e l’avvocato”, del resto noi lo sappiamo già!

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