Zanarini1

Nell’era della crisi Gillo e i suoi amici cercano di districare la matassa della loro condizione di precari, girovagando in un labirinto di sfruttamento, insoddisfazione e frustrazione. Un labirinto che però potrebbe non avere uscita.

È normale vedere in Le vite sghembe il sintomo di una protesta, ma Francesco Zanarini con il suo romanzo ci insegna che il male si annida proprio nella normalità. Opera d’esordio dello scrittore romano Le vite sghembe presenta ai lettori una realtà irrimediabilmente compromessa, ma quello che inquieta di più è che tale realtà è proprio la nostra.

Oltre alla tematica decisamente attuale, però, l’opera ha il vanto di svelarci le spiccati doti di scrittore di Zanarini, che, con una semplicità magistrale, architetta un’impalcatura narrativa avvincente. Infatti, la narrazione si concentra sui punti di vista di diversi personaggi: Gillo, il protagonista, ma anche Elio, l’amico donnaiolo e Bianca, la giovane in crisi. Entriamo in contatto, dunque, con diverse sensibilità, tutte accomunate, però, da un’unica situazione sociale: quella del precariato. Le vite sghembe ci conduce per mano dentro questo mondo fatto di stage, contratti a progetto, agenzie interinali, truffe e sfruttamento. Un mondo nuovo, corroso da regole meschine, in cui la propria professionalità è soffocata. La trama, dunque ci svela la corposità del precariato, in tutte le sue sfaccettature. L’impossibilità di portare avanti le proprie ricerche, il dover ritardare il progetto di costruire una famiglia o l’essere costretto ad accettare lavori miserabili, come quello della escort: siamo in un meccanismo in cui è ormai l’esterno a decidere per noi.

Allora una possibilità consiste  nell’accettare la realtà convivendoci. Ma ciò rappresenta un’arma a doppio taglio che Gillo teme particolarmente: camminare con la testa piegata alla ricerca di un lavoro per sbancare il lunario è divenuta un’abitudine. Le vite dei giovani, allora, non sono più lineari con il sistema, ma divengono per l’appunto sghembe, disordinate e senza più un approdo. Si arriva, così, ad accettare passivamente quello che ci sta distruggendo. Invece bisognerebbe allearsi, fare gruppo per evitare che quest’abitudine non si concretizzi in normalità: questa è la speranza di Gillo. Ma per alimentare una speranza si deve essere in tanti, e forse non c’è tempo; al contrario ci sono l’affitto da pagare ed altre urgenze più immediate che involontariamente ci rendono complici del sistema. E poi esistono altre vie di fuga: farsi aiutare dai propri genitori, scappare all’estero oppure semplicemente lasciarsi sfruttare attendendo che qualcuno porti la rivoluzione. Ma anche in questi casi, o quando si riesce a farcela Vite sghembe  ti insegna che, in fin dei conti, c’è sempre qualcosa da perdere. Lo stesso Gillo lo imparerà a sue spese.

Sicuramente questo libro è indicato per i giovani che non potranno non identificarsi nei vari personaggi della storia. Tali lettori si impressioneranno di sicuro: i fatti raccontati vengono proposti con una semplicità quasi agghiacciante facendogli aprire gli occhi su una realtà ovvia ma che, proprio per questo, deve essere ricordata. E anche se alcune realtà ci feriscono come se ci abbagliassero è sempre meglio guardarle dritte in faccia, proteggendoci, magari, con un adeguato paio di occhiali da sole.

Le vite sghembe

di Francesco Zanarini

Edizioni Esamble

2012

13€

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