BANCARELLE E LIBRI DI VIAGGIO di Michele Capitani

libri-usati

Via Cassia tra Viterbo e Montefiascone, pomeriggio estivo che non vuole finire mai. Mi concedo una “smicciata” a delle bancarelle su uno slargo a destra: ci sono dei russi, ed è un’immagine di quindici anni fa, quando sorgevano dal nulla, sulle provinciali, i loro mercatini di matriosche, accessori fotografici di alta precisione, icone ortodosse e busti di Lenin, con silenziosi venditori baffuti che non capivano nulla di italiano, quasi fossero sbarcati venti minuti prima dal treno diretto da Mosca.

  Accanto, ed è abbinamento bizzarro, una nostrana bancarella di libri usati, ed è di quelle in cui si scovano veri tesori; bisogna certo usar pazienza e lasciarsi impolverare le mani (è utile in tali casi un’attrezzatura minima: una salvietta umidificata, o una fontanella nei paraggi, o un fazzoletto più la propria saliva; sommo sarebbe un paio di guanti in lattice), e bisogna pure distinguere certe bancarelle che vendono libri nuovi ma che è un peccato siano stati stampati. I tesori libreschi che adesso vedo su questa hanno a che fare, guarda un po’, col viaggio! Mi va di tracciarne il profilo, almeno di alcuni, che ho peraltro già letto, dunque sintetizzo anche il mio gradimento:

– G.Arpino Il buio e il miele Rizzoli 1969. Ufficiale quarantenne cieco (ma non per la guerra, come è erroneamente scritto in quarta di copertina), insieme all’accompagno d’un soldatino di leva da cui proviene la voce narrante, cala da Torino a Napoli per andare a suicidarsi insieme ad un collega menomato come lui. Sbruffone, vitale, disperatissimo… ce la farà? E riuscirà Sara, la ragazza che lo ama, a comunicargli i suoi sentimenti tanto da indurlo a rinunciare? O forse, proprio perché lui capisce si potrà rafforzare nella sua esiziale decisione? Insomma, Il coraggio ce l’ho. Ma la paura è tanta.

  Ovvio che ne sia uscito un bel film, con Vittorio Gassmann; avete capito qual è? Voto: 7,5

– M.Baistrocchi Incontri Windhoek-Roma 2002. Un ambasciatore regala agli amici questa strenna per i propri sessant’anni (ma come avrà fatto a recapitarla a tutti, se quando l’ha scritto si trovava in Namibia?) raccontando, in non più di due o tre pagine per ciascuno, di come abbia conosciuto Ungaretti, Andreotti, Montanelli, Sacharov, Kofi Annan e svariati altri.

  Va da sé che in ogni caso un libro con Windhoek nel colophon sinceramente meritava. Dico, sapete dov’è, vero? Ed è bella anche l’idea, diciamolo, di fare un regalo agli altri per il proprio compleanno. Voto: 6,5

– Bollettino della Società Geografica Italiana, aprile-maggio 1956. Alle pagine 152-157 la ricognizione pionieristica di Osvaldo Baldacci, grandioso e compianto geografo, in un argomento che non è esattamente tra i più frequentati: la geofagia.p1140303-pc_bn

  Nulla di abnorme, però qui vi lascio col mistero, e con un consiglio: se vedrete numeri di questo glorioso bollettino e altri similari, non li snobbate: vi può capitare un servizio sulle prospettive del clima quarant’anni fa, e chissà che altro. Su L’universo di maggio-giugno ’56 (rivista benemerita e tuttora esistente dell’Istituto Geografico Militare), ho beccato un articolo sui cimiteri di guerra italiani in Nordafrica. Non è poco. Voto: 8,5

 

– S.Nievo Il prato in fondo al mare Newton Compton 1995. Un discendente di Ippolito Nievo si lascia avvincere dal fascino del naufragio dell’avo, evento pieno di interrogativi non risolti, e ne scaturisce un racconto di scandagliamenti e discese nel profondo, nei ricordi, negli archivi, fin nelle scienze occulte per rintracciare il luogo del relitto, fino al benthos vero e proprio. Non riesce ad emozionare, ma ad avvincere e sorprendere questo sì: Vedevo emergere il profondo di una vicenda, di un ambiente che quasi nessuno vuole conoscere, come le viscere paurose del proprio corpo, che ci atterriscono per un attimo durante un incidente o un’operazione.nievopratofondo

  Si circostanzia come abbia trovato i fondali, ma dove avrà trovato tutti i fondi ed il tempo necessari, resta un enigma; è certo che si poteva, paradossalmente, approfondire di più, ma è altrettanto sicuro che questo resta un libro non comune. Voto: 7

– un Breviario per il mare e per i monti BUR 1991, di tale Raffaele Fiengo: complesso e saporoso, ma leggero!, minestrone di storie, giochi da fare in macchina per prevenire conati infantili, ragguagli anche astronomici sulle stelle cadenti, e come usare il coltellino svizzero, e le tecniche e varianti per edificare castelli di sabbia… Il buon Fiengo cita indifferentemente Dante, Proust, Twain, Meneghello, assieme a certi altri titoli, oramai più introvabili del bastone da montagna di Annibale.

  Ad abundantiam: in appendice un catalogo inopinato quanto sbalorditivo sugli alberi monumentali in Italia!

  Apparentemente immeritevole di una anche vaga attenzione, in verità è un piccolo tesoro. Voto: 8

– P.Levi La tregua seconda edizione, Einaudi 1963. A Sluzk, nel luglio 1945, sostavano diecimila persone; dico persone, perché ogni termine più restrittivo sarebbe improprio. C’erano uomini, ed anche un buon numero di donne e di bambini. C’erano cattolici, ebrei, ortodossi e mussulmani; c’erano bianchi e gialli e diversi negri in divisa americana; tedeschi, polacchi, francesi, greci, olandesi, italiani ed altri; ed inoltre, tedeschi che si pretendevano austriaci, austriaci che si dichiaravano svizzeri, russi che si dichiaravano italiani, una donna travestita da uomo, e perfino, cospicuo in mezzo alla folla cenciosa, un generale magiaro in alta uniforme, litigioso e variopinto e stupido come un gallo. Per dare l’idea.

  Essendo, assieme ad alcuni altri, il mio libro preferito, non do voto.

– L.Malerba Itaca per sempre Mondadori 1997. Tra i meno noti di questo autore, è degno d’esser letto quantomeno per la splendida, affascinante alternanza, tutta in prima persona, tra i pensieri di Ulisse fra sé e sé, e quelli di Penelope, ad identico referente. Un vero duello di menti e personalità, prima a distanza e via via sempre più ravvicinato; si arriverà al momento che lei giungerà a pensare di disconoscerlo, troppo offesa dal non essere stata messa a parte del piano di riconquista, e anzi di esserlesi tenuto celato, estrema menzogna del cui senso la moglie appunto non riesce a darsi ragione.

  Ulisse, dal canto suo, arriverà a decidere di ripartire…

  Ci sono alcune considerevoli cadute: su tutte, la cassazione totale degli dèi, scelta inspiegabile e insipiente. Voto: 7-

– M.Pregliasco Antilia. Il viaggio e il Mondo Nuovo (XV-XVII secolo) Einaudi 1992. Libro eccezionalmente utile, ma poco citato, che dà conto della visione che ebbero gli Europei verso le terre che andavano scoprendo nel Cinquecento: perché non parlavano del mare? Perché cercavano tracce e conferme delle storie bibliche nelle foreste delle Americhe? Insomma, come far collimare sapienza del Vecchio Mondo e scoperta del Nuovo?

  Rigore verso le fonti e capacità evocativa. Voto: 8.

bbc_bouquinistes_062210– A. de Saint-Exupéry Terra degli uomini Garzanti 1974. Lo spunto è la caduta con l’aereo in pieno Sahara durante una trasvolata, e intorno al racconto appassionante di quel naufragio nel mare di sabbia, s’aggrumano e distendono rapsodicamente episodi e ricordi che danno conto del rapporto tra l’uomo, magari un pilota da solo nel buio in una solitaria carlinga, fra le stelle, e la terra che lo guarda, si fa guardare, ora gli si allontana ora lo rassicura.

  Così, se l’impero dell’uomo è interiore, lo è però anche la ricerca di un lembo di un altopiano mai toccato da nessun piede nelle ere precedenti: La terra ci fornisce, sul nostro conto, più insegnamenti di tutti i libri, perché ci oppone resistenza. Voto: 8

– U.Amati L’arcipelago di Golgi Praxis 1988. Titolo irrintracciabile, neppure in rete (udite udite!), casa editrice scomparsa, sempre che non sia stata giusto una stamperia. L’autore però in rete lo si scova: se qualcuno lo contatta, gli faccia i complimenti da parte mia. Qui, comunque, ecco l’insigne visione di una seconda copia! Un prodigio, quasi mi viene voglia di comprarmi ‘sto doppione: proverei la sensazione di incettare i Gronchi rosa; però poi penso che priverei qualcuno del piacere di leggerlo.

  È la storia di un volontario eremitaggio su una piccola isola tirrenica, narrata desultoriamente con le analessi tra l’ora notturna del presente in cui si narra (meno convincente) e quella vita isolana, tranquilla e sorprendente: là tutto è calma, esiguità di volti, incombenza del vulcano; e basta, sembrerebbe. Eppure “la facilità con cui mi lasciavo coinvolgere da modi di vita semplici e primitivi mi sopraffaceva”. E qualcosa avverrà.

  Sì, va bene, il buon Amati non sarà un romanziere, ma mi pare sufficientemente scevro del difetto tipico di tanti che, ahinoi, credono di saper scrivere: le banalità. Inoltre mi ha coinvolto.

  Non è vero che l’anima vola. L’anima nuota. Condivido.

  Dài, me lo compro per regalarlo, anche se ancora non so a chi. Voto: 7.

  Appendice per ricordare, autolesionisticamente, due rimpianti, vale a dire due veri gioielli che vidi in bancarelle, ma lì rimasti: il primo perché a suo tempo non mi interessò, lasciandomi però un germe di rimpianto ormai ben fruttificato; le seconde per mia avventatezza:

– a Civitavecchia, alcuni anni or sono: La Settimana enigmistica, ma mica una qualsiasi: era il numero del 25 luglio 1943…

– a Bologna: tavolette IGM al 25.000, dei primi del Novecento, in eccellenti condizioni, con custodia, e a pochi euro l’una.

da “Odissee. Enciclopedia degli aneddoti di viaggio”

e-book Librinmente 2013

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