INTERVISTA A SIMEN EKERN: LA POLITICA ITALIANA ANALIZZATA DA UN NORVEGESE Di Giulia Luciani

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Come sono visti gli italiani all’estero? Cosa ne pensa il resto dell’Europa del nostro sistema politico, in particolare, di quello degli ultimi anni? Sono molte le persone che si fanno queste domande ma sono pochi quelli che riescono a giungere a delle conclusioni precise. Ma noi de Il Bibliomane non ci facciamo mancare proprio niente e in occasione di Tolfa Gialli&Noir, svoltosi lo scorso 5 Ottobre, abbiamo potuto intervistare il norvegese Simen Ekern, giornalista, scrittore ed esperto conoscitore dell’Italia.

Lei ha scritto due libri che trattano di temi scottanti per l’Italia, uno su Berlusconi e l’altro sui gialli che riguardano Roma…

Sì, in realtà l’altro non è sui gialli, è sulla storia contemporanea di Roma. Però è stato quando mi hanno invitato ad un festival di gialli che ho pensato che tanti avvenimenti della recente storia italiana, in tanti modi ricordano, cioè sono simili, ai gialli perché ci sono sempre questi misteri che non sono mai risolti: gli anni di piombo, tanti delitti che rimangono senza colpevole e avete tutti questi drammi, cioè Moro, Pasolini…tutto questo che fa parte della storia in un certo senso è anche un grande giallo visto da fuori, ovviamente, perché per loro che l’hanno vissuto chiaramente non è finzione, non voglio dire questo, non voglio banalizzare la storia, però è interessante come questo è trattato, credo: in Italia i misteri rimangono misteri, in Norvegia, invece, il colpevole si trova, credo.

Oggi ho cercato informazioni su di lei su internet e non ho trovato neanche un sito in italiano che parlasse di lei e dei suoi libri. Un altro giallo, in un certo senso… Ha provato a far pubblicare i suoi libri anche in Italia? Cosa è successo?

No, non è un giallo questo. Però so che la mia casa editrice ha provato un po’, però rimane un problema con la lingua perché devono far leggere questo libro a qualcuno, so che ci sono stati un paio di traduttori che hanno letto i miei libri ed hanno parlato con case editrici italiane consigliando di pubblicarlo perché è molto interessante anche per gli italiani. Però questo è difficile, è più facile per romanzi, per i gialli, penso che c’è più interesse per questi generi, forse per la saggistica è sempre, almeno dicono così alla mia casa editrice, molto molto più difficile poter avere delle traduzioni, però mi dispiace un po’ perché sarebbe anche molto interessante. Mi fa anche paura l’idea di avere tanti lettori italiani, però conosco sia a Bruxelles che in Norvegia gente italiana che legge il norvegese, che l’ha letto e che mi hanno detto che sarebbe stato interessante avere la versione italiana. Allora diciamo così: è difficile trovare un editore.

Quindi non è un fatto di censura?

No, no, no. Sì, mi piacerebbe dirlo, sarebbe più interessante, però purtroppo non che io sappia.

Come si è appassionato all’Italia e a tutti i suoi problemi?

Bah, è cominciato con una storia d’amore. Insomma quando ho incontrato la mia futura moglie a New York nel 2001 e poi quando sono stato qui un paio di anni ho imparato la lingua perché ero già giornalista e pensavo “Bè vedo che in Norvegia quando scrivono su Berlusconi non capiscono molto. Qui c’è una possibilità di entrare più profondamente nella società italiana” , l’ho trovato molto interessante ed è stata anche una possibilità, prima giornalistica e poi come scrittore, per me molto importante. Interessante, non solo perché è un altro paese, ma anche perché ci sono ovviamente tanti problemi, tante cose in Italia che sono globali, internazionali e che riguardano anche noi in Norvegia.

Simen-Ekern

Che idea ha il norvegese medio degli italiani?

Il norvegese medio da una parte ha un idea, cioè è molto innamorato dell’Italia. Vengono volentieri qui, amano il cibo, amano il paesaggio, hanno un’immagine molto romantica, dall’altra parte c’è, però, anche questa cosa degli ultimi anni con Silvio Berlusconi, con le storie della criminalità organizzata e anche questa immagine dalla televisione un po’ strana (come, ad esempio, il ruolo delle donne, basti pensare alle veline). C’è uno stereotipo un po’ così che esiste insieme a questo romantico e forse i norvegesi conoscono tutte queste versioni abbastanza superficialmente, comunque rimangono stereotipi, come succede in tutti i paesi.

Qual è la cosa più importante che dovrebbero comprendere gli italiani in questo periodo storico?

Adesso sicuramente come siamo qui oggi… solo due giorni dopo quello che è successo a Lampedusa…gli italiani, come gli europei in generale, devono trovare un altro modo di parlare, di pensare l’immigrazione, credo. Per quanto riguarda l’Italia non voglio dire troppe cose perché mia moglie si arrabbia, no scherzo, però forse questa idea di trasparenza, di cercare di fare più trasparente la società in modo di agire insieme, qui c’è una cosa che l’Italia può imparare dalla Norvegia, credo, l’idea di essere più puliti nelle transizione economiche e politiche  troppo spesso oscure. Questa cosa è un po’ difficile da capire da fuori ma, quando parlo con italiani, capisco che voi vedete che è un problema questo gioco politico, questa sensazione che c’è sempre qualcuno che ha altri interessi nascosti e tutto questo ovviamente è un problema grande e molto molto difficile da risolvere.

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