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Alcune testimonianze di luminari su Federico Fellini e la sua arte.

Paolo di Paolo, in occasione del decennale della morte del celebre regista emiliano, raccoglie una serie di testimonianze, saggi e articoli su Fellini. Il risultato è una raccolta breve, maneggevole e d’ampio respiro. La materia è resa digeribile anche per chi di cinema ne è pressoché digiuno: e ciò è dovuto alla scorrevolezza dei vari contributi.

Si badi bene però. Questi documenti non sono stati scritti, nel corso degli anni, da autori qualunque. Si tratta, infatti, di scrittori, intellettuali e giornalisti che hanno avuto a che fare direttamente con il regista. Il loro approccio dunque non è mai meramente analitico ma sicuramente coinvolto. Questi scrittori sono stati anche dei collaboratori di Fellini, oppure dei suoi amici: tutti spettatori dei suoi film.

E dunque c’è chi, come Raffaele La Capria, ricorda come sia fedele alla realtà – intesa non in senso naturalista – il tratteggiato di Roma compiuto dal regista ne La dolce vita, oppure chi, come Mario Soldati, confessa bonariamente un’ invidia sotterranea per il suo stile cinematografico. Uno stile che, come sottolinea Attilio Bertolucci, è basato sull’autocompiacimento tipico di un metteur en scène che fa della realtà un luogo di sogni: la sua estetica, a sentir dir la Ginzburg, riesce addirittura a far percepire la verità della neve e della nebbia. Anche con la sola nebbia, Fellini, può stordire: e il tutto è volto a “imbastardire” quella serietà del nulla che, secondo Pasolini, tanto lo spaventa. Uno spavento distaccato, però, carico di quella sufficienza che è tipica del seduttore. Come ricorda De Benedetti, infatti, Fellini era un seduttore nato, al quale piaceva ammiccare e negarsi all’ultimo, ammantandosi di un’aura di mistero che attirava e, al tempo stesso, allontanava gli altri.

Scivoloso, come un liquido che è inafferrabile, egli calava la maschera solo nei suoi film, costringendo gli italiani a fare lo stesso. Infatti le pellicole di Fellini raccontano per lo più di noi italiani. Come dice Paolo di Paolo nella sua introduzione, gli italiani, con i loro vizi e virtù sono i soggetti delle grottesche trasfigurazioni felliniane.

Ed è proprio in questo che Fellini fu un maestro e, visto che viviamo in un periodo che di maestri ne ha pochi, non dovremmo mai scordare di ricordare almeno quelli del nostro passato.

Ci ha raccontato come nessuno. Fellini visto dagli scrittori.

di Paolo di Paolo

Edizioni Empirìa

2013

14 €

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