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La fantasiosa complessità di una semplice memoria di Pierfrancesco De Paolis.

 Un “labor limae” sulle memorie di Bonetti ci permette di rivivere l’avventuroso viaggio del leggendario re Bianco del Madagascar.

Francesco Grasso ci propone l’attualizzazione e l’italianizzazione delle memorie di Francesco Claudio Maria Bonetti, un avventuriero siciliano realmente esistito tra la fine del ‘700 e i primi del ‘800, e divenuto il leggendario Re Bianco del Madagascar.

Il procedimento attuato da Grasso è di sicuro interesse: la sua ricostruzione linguistica, oltre all’alleggerire la fruizione dello scritto, tenta al tempo stesso di conservarne il colorito espressivo. Il risultato è un’opera di genere ibrido tra la memorialistica e la narrativa: il classico punto di incontro tra il fine privato e quello pubblico di un testo.

I diversi segmenti del libro sono contrassegnati, come avviene nei diari, da data e luogo. Ciò riesce a fornirci la dimensione spaziale del racconto. Da questo punto di vista il testo si sofferma sugli elementi avventurosi. L’ampio tragitto disegnato dagli spostamenti via terra e via mare di Bonetti possono essere assimilati, infatti, alla parabola di una racconto picaresco. La dimensione del viaggio-avventura, incontra poi quelle del memorialistica. Le avventure di Bonetti hanno infatti quel sapore introspettivo tipico del ricordo: la soggettività incontra la circonstanzialità dell’evento regalando al lettore un’esperienza coinvolgente proprio perché plausibile.

In questo quadro la dimensione spaziale si unisce a quella temporale che contrassegna l’esistenza di chiunque. Questo si traduce in un colorito stile descrittivo, mediante il quale ci vengono presentati luoghi meravigliosi e suggestivi come Capo Verde e Antongil. Ma essendo le vicende di Bonetti questi spazi vengono investiti di valenze interiori condivisibili. Proprio per questo leggendo Il Re Bianco del Madagascar si ha l’impressione di avere tra le mani Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo: proprio per lo stesso sguardo penetrante con cui i protagonisti descrivono i loro vissuti.

In definitiva, Il Re Bianco del Madagascar, risulta essere un esperimento molto interessante. Esso è infatti una traduzione letteraria più che letterale, un riadattamento che rende il tutto più fruibile e in cui il piano della realtà, della fantasia e della rielaborazione si confondono creando una labirintico gioco di specchi. Un’operazione che comunque permette di “riflettere” su noi stessi, per via di quel principio secondo il quale il disconoscimento è una forma di autocoscienza.

Il Re Bianco del Madagascar

di Francesco Grasso

Edizioni Ensemble

2013

16 €

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