poverapiccina

Duro lavoro, cinismo innocente, spregiudicato esibizionismo, ottimismo a prova di bomba. E’ su questo poker d’assi che si gioca la personalità di Belle Poitrine.

Diva americana che nasce nel burlesque, attraversa il cinema muto, si afferma in quello sonoro, passa per un momento alla <>, la TV,  precipita in teatrini di terz’ordine e nell’alcolismo ma alla fine di una carriera che va continuamente dalle stelle alle stalle e dalle stalle alle stelle se la cava assicurandosi una tranquilla esistenza borghese. Ha appena quarant’anni.

In realtà Belle Poitrine non è mai esistita. E’ il frutto della fantasia di Patrick Dennis. Fantasia che si materializza in una biografia fittizia, intitolataPovera piccina, pubblicata negli USA nel 1961 e riproposta di recente dalla Adelphi (341 pagg, 22 euro). Per essere precisi neanche Patrick Dennis è mai esistito. Si tratta di uno degli pseudonimi di Edward Everett Tanner III (l’altro era Virginia Rowans).

Dennis (chiamiamolo così) nasce a Evanston (Illinois) nel 1921, si distingue sulla Linea Gotica come coraggioso conduttore di ambulanze, lascia l’esercito a causa di una grave depressione e diventa un personaggio che vive di teatro, giornalismo, editoria, letteratura, cinema. Una figura poliedrica che conclude il proprio percorso professionale facendo il direttore di una galleria d’arte a Città del Messico e infine il maggiordomo in case di prestigiose famiglie americane. Un personaggio dalle molte esistenze esattamente come lo è Belle Poitrine e prima di lei Zietta (la protagonista di Zia Mame, titolo di un romanzo del 1955 che vende negli Usa 2 milioni di copie e riproposto sempre da Adelphi l’anno scorso rivelandosi un inaspettato best-seller).

Belle e Zietta si somigliano molto. Candide lottatrici contro le avversità della vita sono sempre in movimento e dopo una serie di successi e catastrofi entrambe lasciano il lettore con un lieto fine: si sposano e superano così la selezione innaturale di una società antisolidale, frenetica, che chiede le qualità della volpe e del leone per . Belle chiama se stessa perché è la bambina -folgorata dalle proiettate in un paesello dell’Illinois dove abita con la madre (padre sconosciuto)- ad essere offesa da fotografi senza scrupoli, falsi impresari teatrali, millantatori, uomini problematici, assenti, infedeli e bevitori. La vicenda narrata da Dennis è una parodia della vita hollywoodiana. Come tutte le parodie ha numerosi punti di contatto con la realtà. Il mondo dello spettacolo è uno spaccato dell’american way of life: precario, sfruttatore, concorrenziale, pronto a sostituirti con chi è più furbo e aggressivo. Questo mondo fatto di incertezze e opportunità è un affresco della società americana dipinto senza criticarne minimamente il modello. Anzi: Belle Poitrine è iperconformista, ingenuamente credente, ultranazionalista, amante del lusso e degli abiti firmati.

Oltre ad essere completamente spoliticizzata la difficile esistenza di Belle è descritta senza alcuna drammaticità. Al contrario è la leggerezza con cui affronta qualsiasi evento che si oppone alla sua scalata sociale a bilanciare la dura realtà esistenziale. Leggerezza tutta spettacolare che include l’omicidio di un ex amante in vena di ricatto per dei filmini osé girati da Belle quando era appena adolescente e sognava di diventare una star. Durante il processo Belle esibisce: . Inutile dire che la giuria l’assolve in un batter d’occhio.

La leggerezza con cui Belle supera ogni ostacolo è la stessa della scrittura di Dennis. Uno stile narrativo che non concede nulla alla riflessione critica ma è un susseguirsi di gag e farse narrate con un ritmo incalzante, impreziosito da numerosi francesismi. Siamo dinanzi ad un’occulta propaganda ideologica e a una spassosa commedia sofisticata sotto forma di libro. Libro corredato da un paio di centinaia di splendide foto di Cris Alexander che ripercorrono la carriera immaginaria di un’esistenza da rotocalco ma non per questo meno reale.

Povera Piccina

di Patrick Dennis

Adelphi

2011

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