PRIMAVERA 1998, DUE AGGRESSIONI ALLA SETTIMANA, ZERO ARRESTI, TRE LODI A DIO di Giulia Luciani

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Recensione di “L’attrice di Teheran” di Nahal Tajadod

«”Ha avuto una gran fortuna, credetemi. Poteva gettarle l’acido in faccia. Solo nel nostro piccolo commissariato riceviamo due denunce di aggressione alla settimana! Due alla settimana e nessun aggressore in galera! Capito? Cosa volete che faccia? Andate a casa e ringraziate Iddio per tre volte!”.

Tornano a casa. La madre versa un bicchiere di rosolio. Un amico scenografo, con i guanti, raccoglie gli ultimi brandelli del soprabito. Ne farà un quadro, con la didascalia: “Primavera 1998, due aggressioni alla settimana, zero arresti, tre lodi a Dio”.»

 

Le protagoniste di questo libro sono due donne iraniane con 23 anni di differenza: la prima è cresciuta nell’Iran dello Scià, la seconda sotto il regime islamico. Quest’ultima è Sheyda, un’attrice, che racconta all’altra, la scrittrice, la sua vita, ripercorrendo gli episodi più salienti e le grandi difficoltà che ha dovuto affrontare: dalla famiglia perseguitata perché atea e composta da artisti, alla carriera cinematografica, dall’obbligo del velo, alla soffocante censura. Alla scrittrice viene raccontata una Teheran che lei non ha mai conosciuto e che paragona, inevitabilmente, a quella della sua infanzia.

Non siamo di fronte alla classica biografia, ma ad un racconto, quasi una chiacchierata, tra l’attrice e la scrittrice, che non prevede una rigida consequenzialità ma vari episodi che vengono narrati a sprazzi. Sheyda non racconta in modo distaccato ma la sua narrazione è arricchita da commenti, considerazioni, lacrime e risate: quasi fosse un racconto vissuto di nuovo. Il lettore segue la vicenda attraverso gli occhi della scrittrice che guarda con stupore alla giovane donna e ai suoi racconti e che si rende narratrice presente, a sua volta, con riflessioni anche riguardo la stessa Sheyda e la sua storia.

“L’attrice di Teheran” è un libro molto interessante, come lo sono tutti quelli che trasportano il lettore in un Paese così diverso dal proprio, perché apre le porte su realtà difficili ma allo stesso tempo affascinanti. Il legame con il proprio paese deve fare i conti con la voglia di affermarsi e di essere apprezzati per il proprio talento, aspirazione che, purtroppo, risulta sempre di difficile realizazzione e non solo in Iran.

 

L’attrice di Teheran

di Nahal Tajadod

Ed. 2013

Edizioni e/o

19,50 euro

 

 

 

 

 

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