VARIABILE. ITALIANs E TOSCANA di Daniela Esposito

dantes

La seguente speculazione mentale è frutto della ricerca per un articolo sugli scrittori italiani a Londra che, per ora, non è riuscito a vedere la luce. Aimè. Dai frammenti del suddetto bistrattato articolo scaturisce uno sconclusionato pezzo d’opinione sull’immagine che del nostro Paese, in primo luogo della nostra cultura, hanno gli stranieri.
In diretta da Londra.

La moltitudine di italiani che si aggira per le strade di Londra è raccapricciante. Turisti impazziti ad Oxford Street, italiani migrantistudenti desiderosi di arricchire il proprio curriculum accademico ma, soprattutto, un ingente manipolo di immigrati in cerca di lavoro, e non si pensi che si tratti solamente di under trenta! Approfitto di questa sede per sconsigliare la capitale britannica come meta di un soggiorno linguistico, essendo più volte affacciatomi alla mente il sospetto che forse la lingua italiana sia qui più diffusa di qualsiasi altra.
Cervelli e braccia in fuga, un argomento di cui si è ampiamente parlato e di cui si continua a parlare in quanto fenomeno caratterizzante e sintomatico della grave situazione che il Bel Paese sta attraversando. Di nuovo. History repeating.

Lungi da me l’intento di voler ripercorrere motivazioni e attrazioni che differiscono in seno a ogni individuo deciso a partire, mi soffermerei piuttosto sul tipo di accoglienza che un mio connazionale dovrebbe aspettarsi di trovare una volta giunto in Albione, che così perfida non è. E non mi riferisco alle opportunità che si spera di trovare (e si trovano, almeno nella capitale), bensì all’approccio nei confronti della nostra nazionalità e della nostra cultura.

O meglio la percezione della cultura italiana all’estero, nello specifico in Inghilterra. Nonostante le umiliazioni cui lamario fortunato nostra rockstar nazionale, e colleghi tutti, ci hanno sottoposto allo sguardo internazionale durante gli ultimi vent’anni, le italiche radici storico-culturali fanno ancora il loro dovere e alleggeriscono l’incudine che pesa sulla nostra mal gestita reputazione. E questo è bene. Ma andiamoci piano, si tratta pur sempre di stereotipi e per chi ha studiato e/o coltiva un vivo interesse nelle arti del nostro paese, tutto ciò potrebbe non essere pienamente appagante.

Durante un giro in rete alla ricerca di scrittori italiani residenti a Londra (tema su cui doveva inizialmente vertere questo scritto) mi sono imbattuta in una serie di articoli datati 2002, riguardanti la vicenda del rinnovo della nomina di Mario Fortunato alla direzione dell’Istituto Italiano di Cultura qui a Londra. Pieno clima Editto Bulgaro. Il mandato di Fortunato sembrava essere in pericolo a causa del suo orientamento politico sinistrorso. La denuncia divulgata sulle pagine del quotidiano The Observer, sfociò nella mobilitazione di un gruppo di intellettuali britannici guidati dall’attore Colin Firth, promotore di una campagna in favore del vessato Fortunato di cui si riconosceva la grandiosità dell’operato e un’estrema sensibilità artistica e organizzativa.

colin firthInteressante. La vicenda si concluse con il mantenimento della carica da parte dello scrittore nostrano. Il punto è un altro. Tra le varie estrapolazioni delle dichiarazioni dell’attore-attivista Colin Firth una in particolare ha colpito la mia attenzione, la seguente:

Noi inglesi crediamo di conoscere l’Italia. In realtà quella che conosciamo è solo una “versione toscana” di questo paese.

Quale commozione vedere questa grande verità uscire dalle labbra di un inglese, sposato ad un’italiana e conoscitore dell’Italia e dell’italiano sì, ma comunque uno straniero! Il mito della toscanità riconosciuto e smascherato così senza pensarci due volte. E in un colpo l’Italia si riappropria di tutto il suo patrimonio, TUTTO. Dai siciliani di Federico II allo stesso Mario Fortunato, stimato intellettuale e veramente sensibile nei confronti della propria società e della propria cultura, tanto da contribuire alla nascita, nel 1990, di uno dei primi testi della letteratura di migrazione italiana, Immigrato di Salah Methnani. E questo per limitarci al panorama letterario di nostra competenza. Ma anche il paesaggio e la lingua hanno un forte ruolo all’interno del mito. No, perché il culto della toscanità è ampiamente celebrato anche in casa, mica solo all’estero. Con ciò non voglio dimostrare ingratitudine verso tutto ciò che la meravigliosa terra di Dante ci ha donato e continua a darci (e non mi riferisco al delfino Pd!), ma dichiaro apertamente la mia battaglia contro stereotipi e luoghi comuni. L’Italia è bella tutta e il nostro patrimonio non si esaurisce ai confini di una singola regione.

Sempre durante la mia ricerca per l’abortito articolo sugli scrittori italiani a Londra, ho trovato che tra i libriNewCover.EatPrayLove riguardanti il nostro paese più venduti nel Regno Unito primeggiano quelli di ricette e guide di vini! Strano. E che ai lettori britannici piacciano le storie con una tipica ambientazione lo afferma Ornella Tarantola, libraia a Italian Bookshop, libreria sorta nel 1994 a Leicester Square e oggi più modesta sezione della European Bookshop. In un’intervista pubblicata su Flanerì, la Tarantola rivela che il pubblico inglese cerca tra i libri nostrani qualche traccia dei nostri paesaggi. Fa eco il sito ItalyChronicles che, pur non trattando di autori italiani, cita nella Top 10 Best Selling Italy Books su Amazon, opere quali Eat, Pray, Love di Elizabeth Gilbert e Olivia goes to Venice di Ian Falconer.

Paesaggio e atmosfera, i cardini che regolano l’immaginario di un paese straniero per chiunque. Niente di più esotico. Non ci stupisce, abbiamo tutti i nostri quadri immaginari dei luoghi che non conosciamo e, d’altra parte, una certa benevolenza nei confronti della patria da cui proveniamo non dispiace. Lì dove alberga una folta comunità d’immigrati la cultura d’origine ha evidentemente motivi più forti per sopravvivere, e l’atteggiamento comprensivo e rispettoso di una città come Londra crea terreno fertile perché la tradizione sia preservata. L’Istituto Italiano di Cultura e la piccola Italian Bookshop sono solo due dei nuclei attorno ai quali l’amore per l’Italia incontra la curiosità e il rispetto di altre nazionalità. Nonostante gli immaginari confusi e stereotipanti, ma anche attraverso questi, le grandi e le piccole opere scavalcano i confini nazionali per entrare a far parte di un calderone multiculturale in cui la fervida passione per la creatività e l’ingegno diventa un indizio del senso di appartenenza di specie.

Vineyard-(Toscana)Giorni fa entro nella filiale di una rinominata banca locale per aprire un conto. Simpaticissima e disponibilissima, la mia consulente inizia la classica tiritera su quanto sia bella l’Italia, quanto abbia mangiato e quanto si sia rilassata durante la recente vacanza nella Penisola. Mi mostra la sua carta di credito (della stessa banca) su cui aveva fatto mettere la foto di un tipico paesaggio campestre, scattata da lei stessa durante il soggiorno. “Ah, e dove è stata di bello?” Domanda retorica. “In Toscana! Ma voglio andare anche a Roma e a Venezia!”. Io le ho consigliato Napoli per par condicio.

Fonti:

http://www.flaneri.com/index.php/flaneri/leggi/the_italian_bookshop_ce_ancora_una_libreria_italiana_nel_cuore_di_londra/

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