RADIO D’AMORE di Patrizio Paolinelli

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“Si sente in fondo?”. Ecco la classica domanda rivolta dall’oratore al pubblico per accertarsi del volume del microfono. “Si sente in fondo?” è anche il titolo di uno stimolante libro di Lorenzo Pavolini sulla radio e, più in generale sull’esperienza dell’ascolto 

Il libro di Pavolini è difficilmente classificabile. Si situa infatti all’incrocio tra il memoir, il saggio e il pezzo di cronaca. Per questo motivo chiede al lettore di confrontarsi con una serie di testi assai ibridi che mescolano saggio, racconto e ricordo. Testi che passano all’improvviso da una situazione all’altra con la stessa facilità con cui la radio passa da un programma all’altro. Il che riflette l’impegno professionale di Pavolini nel terzo canale radiofonico della Rai. Un canale che vanta un percorso ormai di lunga durata: nasce nel 1950, quattro anni prima del debutto della TV, col compito di raccontare la vita culturale, artistica e sociale del nostro Paese. Compito che tra mille difficoltà prosegue ancora oggi. Pavolini insomma fa parte di quella piccola comunità che produce una radio autoriale.

Per dare un’idea dell’eterogeneità dei materiali raccolti da Pavolini, nel primo capitolo del libro sono inanellate quattro storie il cui fil rouge è l’amore per le immagini acustiche. Prima storia: quella di un musicista, suonatore di fagotto che rimasto in Rai senza più orchestra è relegato a fare l’inascoltato consulente musicale di chi partecipa alle trasmissioni organizzate in Via Asiago. Un bel giorno il musicista scompare: è morto. Nello studio tutto continua come se niente fosse.

Seconda storia: il dialogo tra due ragazzi in treno, dialogo centrato sulle avventure sentimentali di lei. Per Pavolini è difficilmente contenibile il desiderio di catturare quelle parole: “Nello scompartimento del treno, la tentazione di registrare come una spia è grande. Alla realtà italiana non sembra più occorrere l’enzima dell’intervistatore o dell’attore infiltrato per rivelarsi…: va in scena “naturalmente”. Così sul mezzo di trasporto pubblico, mentre la conversazione, o meglio il monologo di lei, procede con il suo carico drammatico e insieme comico, avrei voluto indossare dei magici auricolari, con i quali anziché ascoltare musica avrei registrato parola per parola, pause e silenzi, incertezza e accento di quella scena perfetta”. Tanto perfetta da dirsi conclusa e introdurre la terza storia, centrata sulla tecnologia dell’ascolto.

Esiste un sistema di auricolari per registrare la voce senza essere scoperti. Si chiama olofonia e consente una spazializzazione completa del suono. Proprio insieme a un ingegnere del suono Pavolini accarezza l’idea di realizzare un registratore olofonico indossabile. Ma alla fine i due desistono anche perché siamo in un’epoca in cui l’intrusione mediatica nella vita degli altri è la regola. In altre parole, lo “Specchio segreto” di Nanni Loy o i “Comizi d’amore” di Pasolini appartengono a un’altra epoca e un’altra radio.

Quarta e ultima storia. Siamo ancora in treno ed ecco un altro episodio che avrebbe meritato di essere registrato. Le protagoniste sono due bidelle che, cariche di generi di conforto, vanno a trovare i rispettivi mariti reclusi nel carcere romano di Rebibbia: “Ecco l’impressione di essere dentro un radiodramma, seduto nello scompartimento del treno, la svolta narrativa –dalla centrifuga per strizzare le melanzane ai mariti a Rebibbia-, la quotidianità: mulignane, puparoli e colloqui in carcere, nello stesso spazio della vita, del viaggio, del racconto”.

In tutta la prima parte del libro (la seconda è dedicata a tre reportage dall’estero) l’andamento del testo consiste in questo oscillare sincopato da un ascolto all’altro. Ad esempio, il secondo capitolo si apre con l’incontro con un ex partigiano, diventato poi docente universitario di matematica, che dall’alto dei suoi 92 anni e di una vita fitta di esperienze forti ha esigenza di raccontare e raccontarsi: “Ma cosa dice quest’uomo? Lo sto veramente ascoltando? E questo ascolto può diventare ascolto condiviso, oppure sono solo io adesso che lo sento così, metto le sue parole in una rete di emozioni personali che gli danno un senso che altrimenti…?”.

Non c’è risposta a questa domanda e il capitolo prosegue con il resoconto di una riunione di redazione che partorirà la trasmissione “Centolire”, oggi ribattezza “Tre soldi”. In mezzo una serie di riflessioni sulla trasformazioni dell’ascolto da parte del pubblico in virtù dell’avvento del digitale sotto forma di mp3, streaming e download. Trasformazioni che danno la possibilità di misurare minuziosamente ogni aspetto della trasmissione e modificano il modo di consumare il prodotto radiofonico (consumo non più simultaneo ma diacronico).

Ogni capitolo che compone “Si sente in fondo?” è una sorpresa. Per la sua ricchezza il libro non è riassumibile se non al prezzo di astrazioni fortemente riduttive. E anche per questo suo sottrarsi al rasoio della critica il lavoro di Pavolini si distingue nel panorama delle riflessioni dedicate ai mass-media.

Si sente in fondo?

di Lorenzo Pavolini

Ediesse

2013

12€

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