INTERVISTA AD ALESSIO BRANDOLINI di Pierfrancesco De Paolis

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Walter Benjamin l’ha teorizzato da tempo: l’arte ha ormai perso la sua aurea. La colpa di tutto? Dell’industria. Perdere l’aurea significa smarrirsi nel labirinto della riproduzione tecnologica dove non rimane nulla di unico, nulla di sacro.

 Ma un filo d’Arianna c’è. Nonostante la produzione artistica di massa (spesso deludente) sia quella maggiormente imposta, non demordiamo, ma impariamo a indiviuare quella letteratura sotterranea che esiste ed è pure di qualità. Alessio Brandolini potrebbe essere uno dei nostri ciceroni. Sia come scrittore che come divulgatore di opere di spiccato interesse. Nato nel 1958 a Frascati, Brandolini, ha trascorso i suoi primi vent’anni a Monte Còmpatri. Ora, vive a Roma, dove si è laureato in Lettere moderne. Ha pubblicato le raccolte poetiche: L’alba a piazza Navona (in 7 poeti del Premio Montale, 1992), Divisori orientali (2002,  Premio Alfonso Gatto – Opera prima), Poesie della terra (2004, poi anche in spagnolo Poemas de la tierra), Il male inconsapevole (2005), Mappe colombiane (2007), Tevere in fiamme (2008, Premio Sandro Penna), Il fiume nel mare (2010, Finalista Premio Camaiore) e Nello sguardo del lupo (2014). Suoi testi sono stati tradotti in diverse lingue e pubblicati su riviste italiane e straniere. Nel 2013 ha pubblicato il libro di racconti Un bosco nel muro (Empirìa). Traduce dallo spagnolo e dal 2006 coordina Fili d’aquilone, rivista web di “immagini, idee e Poesia”. Nel 2011 ha fondato la casa editrice Edizioni Fili d’Aquilone. 

Molti i suoi lavori, dunque, e molta la sostanza. Il Bibliomane, forte sostenitore della cultura, quella vera, ha deciso di intervistarlo, con l’intento di dimostrare che in Italia forse non tutto è perduto.

Come è iniziata la sua attività letteraria? Perché ha deciso di scrivere?

 Non ho “deciso” di scrivere, leggevo molto e leggendo riflettevo e a un certo punto ho avvertito la necessità di mettere per iscritto alcune idee, pensieri. Ho iniziato a scrivere diari, brevi racconti, poi c’è stata la scoperta della poesia e sono nati libri che ho tenuto nel cassetto a lungo (alcuni sono ancora lì). Poi l’esordio nel 1991 con una silloge inviata al Premio Montale, dal titolo L’alba a piazza Navona (pubblicata l’anno successivo in un’antologia del Premio). 

 La sua attività è stata pluripremiata ed è multiforme (dalla poesia, ai racconti, passando per la traduzione), ma ci sono alcune costanti nella sua poetica?

 Ho pubblicato diversi libri di poesia e ogni libro ha una sua voce, un suo linguaggio. Però ci sono due costanti a livello poetico: una linea di rottura, di scomposizione che passa per Divisori orientali (2002), Il male inconsapevole (2005) e Tevere in fiamme (2008), e una linea di ricomposizione, più intima ed elegiaca che inizia con le Poesie della terra (2004) e prosegue con Mappe colombiane (2007) e arriva a Il fiume nel mare. Nell’ultimo libro di poesia pubblicato recentemente, Nello sguardo del lupo (La Vita Felice, 2014), c’è un avvicinamento di queste due linee nelle sette sezioni in cui è diviso il libro, ciascuna delle quali ha un proprio ritmo ma dialoga con tutte le altre.

 Ci parli della sua esperienza come direttore della rivista online Fili d’aquilone. La sua rivista ha il merito di parlare di autori poco conosciuti in Italia: che ruolo riveste il web nella divulgazione della materia letteraria?

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 Fili d’aquilone è una rivista trimestrale online (d’immagini, idee e Poesia) nata nel 2006 e pochi giorni fa abbiamo messo in rete il numero 33. L’idea è nata durante un mio viaggio in Colombia quando, partecipando a un importante festival di poesia, mi sono reso conto di quanti poeti bravi ci fossero al mondo. Per lo più sconosciuti in Italia, magari fino a quando arriva un Premio importante a livello internazionale. Abbiamo iniziato a pubblicare poesia canadese, francese, slovena, brasiliana, colombiana, venezuelana… Curando anche la pubblicazione di sillogi inedite di poeti italiani. Dando spazio al racconto, alla fotografia, alla critica letteraria, alla letteratura per l’infanzia.

Questo progetto è stato possibile realizzarlo e poi condurlo avanti grazie all’impegno di tutta la redazione: Giuseppe Ierolli, Martha Canfield, Jolka Milič, Ambra Laurenzi, Viviane Ciampi, Vera Lúcia de Oliveira e dei tanti collaboratori che da anni ci sono vicini e apprezzano Fili d’aquilone.

 Il web sta facendo molto per la letteratura, non solo per i tanti blog e riviste, ma anche perché è un magazzino dove si trova di tutto: digitando, per esempio, il nome di un poeta messicano che non conosco vengono fuori molte cose utili: testi, immagini, interviste. E questo vale anche per i libri, le piccole case editrici (che vendono soprattutto grazie alle librerie online), ecc. Ovviamente occorre selezionare e non impantanarsi troppo.

 Dietro Fili d’aquilone mi pare sia sottesa una polemica contro il piattume della grossa editoria. È per questo che ha deciso di rendere Fili d’aquilone anche una casa editrice?

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 Non polemizzo perché la situazione è evidente: meglio rimboccarsi le maniche ed operare con moderato ottimismo. Così è nata nel 2011 la casa editrice Fili d’Aquilone che si differenzia dal nome della rivista solo per la A maiuscola. Autori pubblicati nella rivista meritavano di essere conosciuti in contesti diversi e il libro ha ancora (e per fortuna) la sua grande importanza: puoi inviarlo a un critico, a una biblioteca, a un premio letterario… Siamo partiti con un’antologia sui poeti contemporanei del Québec curata da Viviane Ciampi e poi il poeta argentino Jorge Boccanera, da me tradotto. Abbiamo pubblicato altri poeti stranieri nella collana i fili (tra l’altro una bella antologia dedicata a Emily Dickinson) e un romanzo per ragazzi (di Annarita Verzola) che ha inaugurato la collana le ali.

Non è stato facile Pierfrancesco ma se lo fosse stato avremmo imparato ben poco. I “fili” seguitano a intrecciarsi, a unirsi per tessere e dialogare.

www.alessiobrandolini.it

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