9788807816123g

Isabella Santacroce ci droga con Luminal, un romanzo avariato, e lo fa senza neanche chiederci scusa. Così dovrebbero fare tutti i grandi scrittori.

Isabella Santacroce ha sicuramente una visione precisa dell’arte. Come se fosse mossa da un vate contemporaneo, la sua penna dipinge un universo asettico a qualsiasi principio ordinatore. Esattamente come avviene nella vita vera i cui eventi quasi mai possiedono la linea direttrice del senso. E da qui lo sgomento di chi leggendo un libro si aspetta una morale o un arricchimento. La Santacroce insabbia tutto questo svelandoci la schizofrenica realtà dalla quale cerchiamo rifugio, magari proprio grazie alla letteratura. Non è una scrittrice: da questo punto di vista sembra più che altro l’uomo nero che manifesta tutte le nostre paure.

Così avviene soprattutto nei suoi primi libri. Pallottole come parole che ci fanno sanguinare ma che allo stesso tempo provocano un sinistro piacere. Luminal  è tutto questo e pure altro. È la storia di Demon e Davi, due creature notturne che vendono i loro corpi, vivendo alla giornata. Assaporando i paradossi dell’esistenza le due ragazze sperimentano le stranezze, a volte estreme, dei loro clienti, senza rimanerci di sasso. Totalmente assuefatte dalla loro routine fatta di prostituzione ed esibizionismo non vi si oppongono ma l’accettano con complicità. Ingoiano il luminal, a droga soporifera, per dormire di giorno e per vivere la notte.

Le loro vicende vengono raccontate da una narrazione che disgrega ogni consuetudine stilistica. Nei periodi interminabili, che tolgono il respiro, si può avvertire l’eco di Joyce, uno dei pochi autori che ci ha presentato l’uomo così com’è senza fronzoli. E questa nudità va unirsi alla maniera quasi sensuale in cui vengono rappresentati i sentimenti umani: una crudezza sviscerale. Il tempo e lo spazio si decostruiscono: il passato si affaccia prepotente come una minaccia perturbante, rendendo il presente l’affanno di chi tenta di riemergere dalle acque profonde. Lo spazio si traduce nella rassegna di città underground, quali Berlino, in cui la superficie che nasconde le sfrenatezza di un panico incontenibile corrisponde all’orizzonte che separa il giorno dalla notte.

Spesso capita che i lettori applichino il meccanismo psicologico della proiezione in un’opera letteraria. Vedono tra le righe di un romanzo qualcos’altro e si affezionano a quest’idea. Spesso questi lettori sbagliano perché vedono cose che non esistono. Isabella Santacroce non ci permette di accomodarci. Ci trascina con il magnetismo della sua scrittura, senza darci il tempo di pensare ad altro. Siamo costretti a prendere quello c’è e per questo ci sentiamo soffocare, morire. Senza fraintendimenti. Così come i vari personaggi decadiamo, in pace.

Lumial

di Isbella Santacroce

Feltrinelli

2002

5.95€

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