LOCHAN E MAYA di Patrizia Sabatini

 

Proibito_piatto

Recensione di “PROIBITO” di Tabitha Suzuma

 Lochan e Maya si innamorano, ma il loro amore è sia salvezza che distruzione; il loro amore è proibito, impossibile, perché Lochan e Maya sono fratello e sorella.

Tabitha Suzuma nasce a Londra nel 1975 da madre inglese e padre giapponese, è un’insegnante ed ha esordito come scrittrice nel 2006 con “A Note of Madness”, inedito in Italia. “PROIBITO” (Titolo originale: Forbidden) è il suo quinto libro, edito nel 2011 da Mondadori nella collana Crysalide.

Lochan Whitely ha 18 anni, timido e taciturno. Maya di anni ne ha 16, è una ragazza sensibile, molto più matura della sua età. Insieme si occupano dei tre fratelli minori: Kit di 13 anni, in piena ribellione adolescenziale, Tiffin di 8 e Willa, la più piccola, di 5. Il padre li ha abbandonati anni prima per rifarsi una vita e la madre è una donna assente e alcolizzata che non si preoccupa minimamente per loro, tanto da non tornare nemmeno a casa per dormire. Sono Lochan e Maya a tenere insieme la famiglia, ad esserne il collante, a provvedere ad ogni più piccola necessità e ad essere l’uno il sostegno dell’altra, l’ancora a cui aggrapparsi per non lasciarsi andare, il motivo per lottare. Lentamente, si rendono conto che ciò che li unisce non è il semplice legame tra fratello e sorella ma un amore profondo, ineluttabile, che dà loro speranza e felicità ma li spaventa e li terrorizza, perché il loro, agli occhi del mondo, è un amore disgustoso e sbagliato.

Il tema trattato in questo libro è spinoso e pungente come il cuore nell’immagine di copertina, perché parlare dell’incesto non è facile, è un tema delicato, il più comune tra i tabù, respinto dalla religione, vietato dalla legge. Proprio per questo mi incuriosiva come la Suzuma avrebbe trattato l’argomento, come l’avrebbe giustificato, come avrebbe fatto a tirare il lettore dalla sua parte su una tematica così controversa. Questo libro è stata una scoperta, uno dei libri più belli che abbia mai letto, il cui unico neo, è l’essere classificato come “Young Adult”, perché questo non è un libro per ragazzi, non è un libro da prendere alla leggera, è un libro da affrontare sforzandosi di andare contro i propri schemi mentali.

In Proibito non c’è nulla di torbido, di volgare, di impuro o di perverso, non c’è nulla in questo libro che mi abbia disgustato perché questa è, semplicemente, una storia d’amore. Una bellissima storia d’amore, bellissima perché tragica, tragica perché condannata sul nascere. Una di quelle storie da cui è impossibile non lasciarsi trascinare, così intensa che ti si attacca addosso, ti entra dentro e ti travolge. Attraverso il doppio punto di vista dei protagonisti, le emozioni, le paure, gli stati d’animo e i loro pensieri si completano e si incastrano alla perfezione. Questo libro non sarebbe stato così meraviglioso se l’autrice avesse scelto una narrazione in terza persona.

Da un lato abbiamo Lochan, che da tutti è considerato quello strano, un disadattato, anche se è uno studente eccezionale. Lochan, che vive le ore passate a scuola come un supplizio, che si sente un fallito e la sola idea che i fratelli possano vergognarsi di lui lo angoscia. Lochan, che ha paura di parlare, paura che qualcuno gli rivolga la parola. La sua voce è bloccata da un dolore così devastante che non riesce e non deve far uscire, perché altrimenti tutti scoprirebbero il suo segreto che deve essere mantenuto ad ogni costo per proteggere ciò che rimane della sua famiglia. Lochan, vorrebbe essere invisibile, così che nessuno possa vedere quanto sia tormentata la sua anima, profonda la sua tristezza, la sua disperazione e quanto sia difficile per lui vivere il quotidiano, quanto si senta oppresso e schiacciato da responsabilità troppo grandi per un adolescente che dovrebbe solo godersi la sua età. Lui non può, ci sono i fratelli minori a cui pensare, la spesa, le faccende

domestiche, le bollette, la cena da preparare, i compiti che si accumulano e che non gli danno scampo. Anche a casa, dove potrebbe finalmente gettare la maschera, finge, costretto a stamparsi un sorriso tirato sulla faccia per impedire che Tiffin e Willa comprendano quanto sia drammatica la loro condizione. Come se non bastasse, deve mantenere la calma davanti alle continue provocazioni del fratello Kit, istigazioni davanti alle quali, per stanchezza, spesso cede, sentendosi poi sbagliato, inadeguato, con il peso della colpa addosso per non aver fatto abbastanza.

Dall’altro lato c’è Maya, dolce e solare, per lei è più semplice farsi degli amici, comunicare, ma anche la sua è tutta apparenza, una maschera di normalità dietro la quale nascondersi, con cui può affrontare il mondo e al contempo tenerlo a distanza. Perché, anche se Maya sorride in realtà si sente triste, persa, impaurita e solo quando è con Lochan riesce a tranquillizzarsi, a trovare un po’ di pace, nonostante la loro vita sia complicata. Per lei è molto più di un fratello è il suo migliore amico, il suo punto di riferimento, l’unica cosa bella in un mondo che lei definisce instabile e pericoloso, ed il solo pensiero che un giorno lui se ne vada per la sua strada, abbandonandola, lasciandola sola, la atterrisce. Se lo perdesse, non riuscirebbe a sopravvivere, perché Lochan è come una boccata d’ossigeno, la ragione per cui riesce ad alzarsi la mattina e ad affrontare la realtà. Per Lochan, Maya è la sua forza, l’unica con cui riesce ad essere se stesso, l’unica con cui può condividere il peso della famiglia, lei che con la sua voce dolce lo consola, che conosce le parole per risollevarlo e non farlo sentire smarrito e disperato. Lei è la sola che riesce a comprendere e penetrare i suoi silenzi, come se potesse leggergli nel pensiero, che conosce il suo sorriso, il suo lato scherzoso. L’unica con cui riesce a parlare, perché sa che Maya sarà sempre dalla sua parte.

Il teatro di questa storia è la casa popolare dove vivono, un luogo simbolo di responsabilità da cui non posso e non vogliono sottrarsi, un luogo che li imprigiona ma che li rende anche liberi. Tra quelle quattro mura, Maya e Lochan si prendono cura l’uno all’altra, si supportano, uniti in un modo che solo loro posso capire. La loro è un’affinità speciale, unica, che sfocia nella dipendenza affettiva. Un legame fatto di gesti e parole in cui si raccontano i loro problemi più nascosti, mettendo a nudo la propria anima, senza paura, dividendo il dolore profondo che li affligge, un legame necessario, inscindibile, che colma il vuoto che sentono dentro. E’ proprio dal dolore, dalla sofferenza, che nasce il loro amore, un amore che arriva a sfiorare la morbosità, tanto è il bisogno che sentono l’uno per l’altra. Un amore autentico, puro, speciale, un amore così profondo e bello, da far male, un amore che però nessuno potrà mai capire. Cercheranno con tutte le loro forze di contrastarlo, negarlo, respingerlo, soffocarlo, perché sanno che quell’amore è sbagliato, malato, li fa sentire sporchi, pazzi, perché un fratello e una sorella non dovrebbero amarsi a quel modo. Alla fine, però, non possono far altro che arrendersi ad esso, perché nell’amore, quello vero, non c’è nulla di sbagliato. Arrivati a questo punto, si potrebbe pensare che i due protagonisti siano solo due ragazzi problematici, convinti di amarsi perché vittime delle circostanze e di un mondo ingiusto che non ha saputo proteggerli; niente di più errato. Maya e Lochan sono due esseri incompleti, due anime gemelle vittime di un destino crudele e beffardo che li ha fatti nascere come fratello e sorella, e forse, destinati a incontrarsi anche se fossero nati in famiglie diverse.

Proibito è uno di quei libri che vorresti non finissero mai, da cui si fa fatica a staccarsi per prendere la giusta distanza emotiva, due personaggi che lasciano il segno, che non si può fare a meno di amare, perché sono talmente veri da sembrare reali. Proibito è uno di quei libri da leggere con il cuore, uno di quei libri a cui vorrei cambiare il finale.

Buona Lettura!

Proibito

di Tabitha Suzuma

Mondadori, 2011

€ 13,50

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