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Fin da bambina Francesca Ventura ha coltivato sia la sua passione per il Teatro sia quella per la Letteratura. Nella prima parte della sua vita si è dedicata contemporaneamente allo studio della danza classica e della recitazione annoverando numerose ed importanti collaborazioni. Nel 2007 ha pubblicato il giallo “Rosso d’annata” e nel 2010 “Giallo Etrusco” entrambi editi da Sovera editore. Lo scorso 8 Marzo è stata presente come ospite al Donne in Giallo&Noir di Tolfa, organizzato dall’Associazione Culturale Chirone.

 La recitazione e la scrittura sono le sue più grandi passioni e diversificati modi di esprimersi e di relazionarsi con gli altri. Con quali differenze si approccia a queste due arti? Quali messaggi riesce meglio a veicolare con la prima e quali con la seconda?

 Si tratta sempre della parola. Tantissimi attori scrivono, infatti. Amo forse di più il Teatro…no…non è vero. Diciamo che sono sempre ispirata dal Teatro, dalle immagini visive e dalla recitazione, mentre la mia creatività letteraria va a sbalzi. In alcuni periodi scrivo tantissimo, a periodi non scrivo niente.

Penso che l’Artista crei e basta, non credo mandi messaggi consci. Sono gli altri che, nel trovarli, ce li fanno notare. Penso che l’ispirazione sia proprio questo.

 Com’è nato il suo interesse per la scrittura e perché ha iniziato a scrivere?

 Ho cominciato a leggere fin da piccolissima. In casa c’erano moti libri. Mio padre era appassionato di saggi storici, mia madre divorava una quantità di romanzi classici impressionante. Ho avuto una bella scuola. In più i miei avevano deciso che non avrebbero mai comprato la televisione, quindi si può dire che sono cresciuta a musica e letteratura. Ho cominciato a scrivere durante la pre-adolescenza, per appuntare i miei pensieri, poi ho proseguito con i racconti, le poesie, e, alla fine, con i due romanzi gialli che conoscete.

 Ha da sempre avuto il desiderio di scrivere gialli o c’è qualche genere a cui aveva precedentemente pensato o a cui vorrebbe approcciarsi in futuro?

 Veramente io non desidero scrivere gialli. Decido di scrivere un romanzo puro, o un racconto puro e…all’improvviso, a volte in chiave ironica a volta in chiave gialla, compare il giallo. È la mia mente machiavellica e sintetica che mi conduce a sciogliere gli intrighi…per ora non posso farci nulla. Nel futuro spero di scrivere una saga famigliare di cui ho già la scaletta…Vedremo.

 Com’è nato e di cosa tratta il suo ultimo libro, Giallo Etrusco?

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 Dalla mia passione per la maremma Toscana, che è la Terra da cui provengo da parte materna e a cui sono  legatissima tanto che, con l’Associazione “I Sogni in Teatro” di cui sono Presidente, abbiamo dato vita, nel 2009, a “Sovana in Arte”, rassegna di Teatro Musica e Cinema, che si tiene ad Agosto, proprio a Sovana, borgo medioevale in provincia di Grosseto.

 Cosa ne pensa dell’evento Donne in Giallo&Noir al quale ha recentemente partecipato?

 Un evento organizzato magnificamente, con molta professionalità, da persone competenti, simpatiche e gentilissime. Un pubblico folto e caloroso. Una meraviglia.

 Quante possibilità ha un giovane attore, scrittore (o in generale artista) di farsi strada nella società attuale?

 Mi piace pensare che i giovani, cresciuti in una società difficile, abbiano ogni possibilità. È SEMPRE stato difficile, per gli artisti e non, farsi strada nella vita. Pensiamo che il gradimento per la mediocrità sia questione di oggi, ma se non sbaglio già Oscar Wilde diceva che non si  rimane poveri, se si specula sul cattivo gusto della gente. Penso che sia fondamentale seguire la propria strada, anche se può essere terribilmente difficile.

 Quali tre letture consiglierebbe ai lettori de Il Bibliomane? 

 Solo tre…mannaggia. Proprio perché posso sceglierne così pochi direi che questi sono, per me, i capisaldi della letteratura di tutti i tempi: “Guerra e Pace” di Tolstoj, “Storia di Genji” di Murasaki Shikibu e il “Faust” di Goethe. Ora però mi si stringe il cuore pensando a Cormac MacCarthy, a Mario Vargas Llosa, a Conan Doyle, ad Allan Poe, a Cassola, a Thomas Mann, a Brancati, SaintExupéry…nooo…che domanda perfida che mi avete fatto!

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