UNA POESIA ETICA di Patrizio Paolinelli

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In un mondo che sta smarrendo il senso delle parole è davvero un atto di coraggio scrivere oggi libri di poesia. Tanto più se a farlo è un autore che non si colloca in nessuna scuola e che scrive nella forma del verso libero. Stiamo parlando di Enrico Matteo Ponti e del suo “L’acqua dell’ultimo mare”.

Anche solo sfogliandolo ci si rende conto che il libro è frutto di molti anni di lavoro e si presenta come il bilancio di un’incessante riflessione sulla vita. L’opera è complessa e si divide in tre parti: “Il mondo dentro di noi”; “Il mondo fuori di noi”; “Il mondo sopra di noi”. Dai titoli appare chiaro lo sforzo di Ponti di abbracciare l’esistenza umana nella sua interezza: tramite l’esplorazione dell’intimità (dimensione interna), dell’impegno sociale (dimensione esterna) e del dialogo con il trascendente (dimensione universale).

Complessità e finalità della raccolta di Ponti conducono a una domanda cruda e precisa: riesce l’autore a farsi ascoltare da una società disinteressata ai poeti? Pensiamo di sì. “L’acqua dell’ultimo mare” commuove e sorprende pagina dopo pagina. Lo sguardo di Ponti lascia spesso stupefatti per la serenità e la semplicità con cui affronta gli eventi della vita quotidiana. Seguendo il moto dell’acqua Ponti ci riconduce al porto da cui si è salpati: luogo originario di giochi e visioni che invitano a successive scoperte, luogo da cui hanno preso il largo le persone significative incontrate nel corso della nostra esistenza. Così osserviamo il passato muoversi sull’acqua del mare, acqua che a tratti è cielo capovolto, altre volte anima. L’acqua è dunque molte cose e costituisce il filo conduttore del libro per almeno due motivi. Perché, come in Talete, richiama la ricerca di un principio unitario che spieghi il mondo e perché è soggettivamente percepita da Ponti come una sorta di liquido amniotico “Dal quale non uscire più / oppure uscire solo per iniziare / finalmente accettata / l’altra accettata vita”.

Sia l’acqua – che rappresenta la possibilità di attraversare il tempo – sia il dialogo mai concluso con l’altro sesso – che rappresenta la necessità della vita di dirsi – trovano una dimora in quella che l’autore definisce “la memoria dell’essere”. Una memoria gentile e che non chiede agli altri di affrontare il mare aperto. Ma non riesce a nascondere il dispiacere per chi non ha bisogno di candore, stupore, emozione. Nel suo riferirsi al mare si esprime l’intimo bisogno dell’autore di rendere il mondo più bello in virtù di valori condivisi. Emerge così la parola chiave dell’intera raccolta: etica. E qui Ponti indica un bivio. Ognuno si assuma la responsabilità della strada da prendere: “Gli illusi / ora sono altrove / forse disidratati / oppure in stagni o pozze / di dimensioni congrue / ai loro esseri / Noi / invece / insieme / nuotiamo sempre più liberi / scoprendo ogni attimo / sensazioni / e visioni / di un continente immenso / che regala / quanto sente ricevere / con altrettanto / infinito amore”.

L’acqua dell’ultimo mare

di Enrico Matteo Ponti

Bibliotheka edizioni

2013

14,90€

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