ANTICO, ETERNO PRESENTE di Ginevra Furlan

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Recensione di “Canti d’amore” Catullo G. Valerio

“Amo e odio, forse ti chiederai come sia possibile. Non lo so, ma sento che accade: è il mio tormento”

Una Roma gaudente, lasciva e mondana fa da sfondo a questi versi immortali, facendoci rivivere la stessa atmosfera che, più di duemila anni fa, respirava Gaio Valerio Catullo, primo fra i poeti d’amore latini, vissuto appena trent’anni (84 a.C. – 54 a.C.) nell’agiatezza di un’esistenza brillante, tra eccessi bohemienne, facili amori, amicizie altolocate e poesia imperitura.

Tutto l’impegno poetico del suo Liber, una raccolta di carmi di vario metro, è rivolto ad un unico, principale tema: la celebrazione del sentimento affettivo, sia esso rivolto alle schiere di amici gaudenti e imbevuti di raffinata cultura greca, sia esso dedicato a chi i suoi versi hanno reso immortale attraverso i secoli: la sua donna, la celebre, spregiudicata e dissoluta Clodia, cantata con lo pseudonimo di Lesbia.

In una Roma dominata dalle tensioni politiche del I sec. a.C., negli ultimi bagliori di una repubblica funestata dalle guerre civili, ormai destinata a soccombere al predominio delle grandi individualità come Pompeo, Cesare e poi Augusto, Catullo sceglie di essere un intellettuale anticonformista, ferocemente provocatore, critico di una società violenta e militarista che non sopporta: un vero e proprio dandy dissidente.

Nei suoi versi non trovano spazio le ipocrite celebrazioni di personaggi in vista e non emerge un quadro politico ben delineato; gli interessi del poeta di Verona sono ben altri: cantare la bellezza della vita in tutta la sua positività, tra sofferti amori passionali, sinceri legami d’amicizia e sarcastiche invettive che, al lettore di ogni tempo, sempre riescono a strappare un sorriso divertito.

La dissoluta Lesbia si erge a protagonista indiscussa dei canti d’amore, monopolizzando l’intera raccolta. Si delinea così la sofferta vicenda amorosa tra i due amanti:  un innamorato sincero e passionale che soffre per i numerosi tradimenti subiti,  una donna  spietata e incurante di ogni scrupolo morale: nulla di diverso da quanto continua ad accadere al giorno d’oggi, in una spirale che ci mostra come l’uomo, le sue propensioni e comportamenti non cambino poi tanto, anche a distanza di qualche millennio. L’instabile relazione procede tra alti e bassi, litigi e riconciliazioni, sino ad arrivare alla delusione definitiva: il “discidium”, l’abbandono.

 “Smettila di impazzire, misero Catullo, e ciò che vedi perduto, consideralo andato per sempre. Un tempo ti rifulsero davvero splendidi soli”. È con queste malinconiche e sconsolate parole che il poeta rimpiange l’antica felicità con una donna irrefrenabile, energica e impossibile da controllare: ormai non gli rimangono che l’amara rinuncia e ricordi indelebili.

Ma se l’amore lo delude, l’amicizia sincera e spontanea accorre a portargli una significativa consolazione: dalla raccolta emerge un mondo variegato, allegro e spensierato in cui personaggi tra loro simili per condizione sociale, intenti ed ideali poetici si incontrano per festeggiare insieme la positività della vita, abbondano poi  banchetti e gare poetiche licenziose,  gli scambi di reciproci motteggi e divertenti inviti a cena (“cenerai bene, mio Fabullo, se porterai con te una ricca cena […] il povero Catullo ha le tasche piene di ragnatele”).

Non mancano poi le mordaci invettive, al limite del volgare e dell’osceno, contro rivali amorosi, poetastri presuntuosi (“gli scritti di Volusio: carta straccia”) e contro personaggi di spicco del mondo politico romano: il potente Cesare è volgarmente definito “invertito”, senza alcun timore di possibili ripercussioni personali; Cicerone, il più celebre avvocato e uomo politico del tempo, è sbeffeggiato in un ironico ringraziamento .

Catullo fu dunque un uomo senza freni e senza timori, un poeta dissidente che si limitò a fare il verso ai suoi tempi travagliati con ironia e leggerezza, sullo sfondo dell’esperienza più rilevante della sua breve vita: l’amore, in tutti i suoi risvolti e sfaccettature. Da un’esperienza tanto attuale, tipica della quotidianità di qualsiasi uomo moderno, sono “solo” i secoli a separarci: ci sono cose che rimangano perfettamente uguali e indenni allo scorrere del tempo.

Le poesie di Catullo

traduzione di Mario Rapisardi

Luigi Pierro Editore

1889

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