ALGREN: LA CITTÀ PIÙ PICCOLA DEL CANADA di Giulia Luciani

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 Un romanzo leggero, spensierato, a tratti divertente ma anche amaro.

 Hosea Funk è il sindaco di Algren, la città più piccola del Canada, ma per mantenere tale primato e aggiudicarsi la visita del primo ministro deve far sì che il giorno della festa nazionale gli abitanti siano esattamente millecinquecento. Nel caso di Hosea ciò non costituirebbe semplicemente un onore ma anche un incontro fondamentale per la sua vita privata: sua madre in letto di morte, infatti, gli ha confidato che il primo ministro è suo padre. Così il conteggio spasmodico dei cittadini diventa per il sindaco una vera e propria ossessione perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo: Max, che ha abbandonato la fidanzata Knute quando era incinta, decide di tornare in città per assumersi le sue responsabilità di padre dopo quattro anni, l’ultra novantenne signor Hamm esala l’ultimo respiro ma inaspettatamente una donna partorisce tre gemelli! A complicare le cose c’è anche la compagna di Hosea che vorrebbe trasferirsi da lui per mettere su famiglia, evento che lui ovviamente vuole rimandare a dopo il primo luglio, data dell’eventuale visita del primo ministro.

In concomitanza di queste vicende ci sono quelle di Knute, ragazza madre che torna ad Algren perché il padre sta male, che viene assunta dal sindaco come segretaria. L’inaspettato ritorno del padre di sua figlia scardinerà l’equilibrio, seppur fragile, che si era costruita.

Questo romanzo a prima vista potrebbe sembrare un romanzo frizzante e divertente sì, ma anche leggero e spensierato: non è del tutto vero. I pensieri maniacali e strampalati del sindaco fanno sorridere proprio perché il lettore ci si riconosce con facilità. A tutti capita di ritrovarsi a pensare con convinzione qualcosa per poi rendersi conto della follia intrinseca del nostro pensiero. Lo stesso focalizzare la propria attenzione e le proprie forze per il raggiungimento di traguardi che lasciano il tempo che trovano, velleità che magari per noi sono grandi conquiste mentre per il resto del mondo tutto il nostro affanno per ottenerle è comico. Ognuno ha degli obiettivi da raggiungere, molto diversi tra loro e spesso anche di futile identità: ma diventano in un certo senso essenziali da ottenere per motivi che solo ognuno di noi conosce. Questo è l’aspetto più interessante di questo romanzo che permette di entrare nei più intimi e sciocchi pensieri di Hosea Funk, un uomo come tutti gli altri, ricco di debolezze come tutti gli altri.

“Un tipo a posto” è un libro facile da leggere, molto scorrevole e scritto in modo semplice, adatto allo svago in tutti i suoi molteplici contesti. Una punta di malinconia, di amarezza e di presa di coscienza della miseria umana, però, io ce l’ho trovata…e voi?

Un tipo a posto

di Miriam Toews

2013

Marcos y Marcos

17€

 

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