TUTTI I PECCATI PORTANO A ROMA di Ginevra Furlan

978-88-541-6560-1

“Tutti i peccati portano a Roma” è quanto recita, fin dalla copertina,  uno fra i più riusciti romanzi di Andrea Frediani, saggista e storico da sempre impegnato a divulgare i misteri e le contraddizioni di una civiltà tanto lontana. La penna esperta di Frediani riesce a riportarci indietro di duemila anni e a farci rivivere la genesi, l’apice e l’inesorabile tracollo della prima dinastia imperiale di Roma, la Giulio-Claudia.

Siamo nel 30 a.C. e il giovane Ottaviano, dopo la vittoria di Azio, si macchia di un’empietà contro il suo stesso sangue, uccidendo il fratello Cesarione, figlio del dittatore Cesare e della regina Cleopatra. Il misfatto attira sul futuro imperatore Augusto, l’iniziatore della dinastia, una terribile maledizione: non ci sarà mai pace o serenità per la sua famiglia e i discendenti saranno per sempre marchiati dall’infausta profezia, spazzati via da lotte intestine, calamità inspiegabili, misteriosi omicidi o da una costante, insaziabile brama di potere. Col trascorrere del tempo la minaccia profetica assume contorni sempre più reali: tutti gli eredi al trono di Augusto scompaiono in circostanze poco chiare.

Nel frattempo, tra scandali sessuali, violenze brute, intrighi e inganni, si scatena la faida tra i due rami della famiglia: ai Giulii si contrappongono i Claudi, in un crescendo di spregiudicatezza e menzogna. Al quarantennale regno di Augusto, contrassegnato da sviluppo economico e stabilità, succede l’imperio di Tiberio, sancendo il definitivo affermarsi del ramo dei Claudii. Cambiano gli uomini al vertice dello stato, ma non cambiano affatto le modalità di operato: una galleria di personaggi storici e di invenzione si susseguono in una spirale di violenza, tutta tesa ad un unico, costante obiettivo: il raggiungimento del massimo potere personale, senza alcun freno o scrupolo morale. Il lungo regno di Tiberio si fa dispotico nel finale, preludendo alla follia del successore Caligola, un personaggio assolutamente inadatto al comando supremo del più grande impero del mondo. Caligola è un depravato, si diverte a violentare e seviziare le sorelle, compie massacri ingiustificati per scacciare la noia, esegue espropriazioni indebite ai danni di ricchi senatori solo per rimpinguare le casse statali. Nel suo delirio di potenza, lo squilibrato si sente pari agli dei, ma si attira le inimicizie di molti e, alla fine, è assassinato dal centurione repubblicano Cherea.

Sul trono giunge così Claudio, un uomo colto e studioso, ma eccessivamente pavido: l’imperatore subisce le volontà altrui, demandando il controllo dell’impero a potenti liberti e alla terribile moglie Agrippina. La consorte imperiale gestisce le trame di corte sino a commissionare l’assassinio  dell’inetto marito e a porre sul trono il giovane figlio Nerone.

Con l’ultimo imperatore della dinastia Giulio-Claudia prosegue il regno di bizzarria e violenza precedentemente inaugurato da Caligola. Dopo un periodo apparentemente equilibrato e saggiamente illuminato dagli interventi del filosofo e precettore Seneca, Nerone si abbandona senza freni alla sua vera natura: l’imperatore ha  velleità artistiche che lo spingono ad esibirsi nel canto nei teatri, nella lotta o nella corsa negli agoni; chi non asseconda le sue sfrenate manie è messo a tacere nel sangue. Con feroce e folle sadismo, l’imperatore alimenta un incendio divampato spontaneamente a Roma solo per distruggere l’intera città e poterla riedificare secondo il suo gusto. Del misfatto vengono poi accusati i cristiani, utilizzati come capro espiatorio e barbaramente trucidati agli angoli delle strade o nei teatri festanti.

L’ennesima congiura di corte porterà il feroce imperatore a togliersi la vita, mettendo fine alla più celebre e controversa dinastia di Roma.

 

La dinastia

di Andrea frediani

NewtonCompton

2012

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