LA FORZA DELL’AMORE NEL REGNO DI UN FOLLE di Luca Saioni

quo vadis

Sienkiewicz ci riporta magistralmente nella Roma del I secolo d.C., e precisamente durante il regno dI Nerone.

In questo contesto seguiamo la narrazione della vicenda di Licia, giovane figlia del re della Lidia, bellissima e di fede cristiana, e di Marco Vinicio, giovane tribuno romano, ma pagano, che si innamora perdutamente di Licia. Altro personaggio chiave è Petronio, insigne letterato di corte e molto apprezzato per ciò da Nerone, nonché zio di Vinicio, il quale trascorre le giornate nell’ozio o a corte, dove si diverte a ridicolizzare con sottile ironia l’arte del sovrano e a mettere in imbarazzo il suo nemico più agguerrito, il prefetto del pretorio Tigellino; ad ogni modo, egli cerca di aiutare il nipote nel conquistare il cuore della giovane.

Dopo un lungo periodo in cui Licia fu tenuta come ospite presso una famiglia senatoria, venne trasferita a corte grazie ad una macchinazione di Petronio, che sperava così di poterla far avere al nipote. Ma durante un banchetto, mentre la giovane ebbe modo di conoscere da vicino le turpitudini e le oscenità di Nerone e dei suoi accoliti, in un crescendo di vino ed orge, rimanendone disgustata, Marco Vinicio, ubriaco, cercò di abusare di lei; fu salvata dall’intervento di uno schiavo della sua stessa terra, Ursus, un gigante buono che fungeva da guardia del corpo della giovane e che non la lasciava mai sola.

Dopo tale vicenda, iniziò la latitanza della ragazza, nascostasi presso altri cristiani, mentre veniva cercata in tutti i modi da Vinicio, il quale poco a poco cominciò a sentirsi attratto dal cristianesimo e a comprenderne il profondo messaggio, mettendo in discussione ciò in cui aveva finora creduto; dopo alterne e drammatiche vicende, egli riuscì a ricongiungersi a Licia, convertendosi sinceramente alla nuova religione e i due giovani così si sposarono, alla presenza dell’apostolo Pietro, che ebbe una parte importante nel farli avvicinare definitivamente.

Ma in questo conteso avvenne la catastrofe: Nerone, sempre alla ricerca di nuovi svaghi e mai soddisfatto, approfittò dell’incendio di Roma per mettere alla prova le proprie doti canore, peraltro decisamente scarse; ma il popolo era in sommossa e, per placarlo, il sadico imperatore diede la colpa del grave cataclisma ai cristiani, già mal tollerati dal volgo.

Iniziò così una feroce caccia all’uomo: i cristiani, uomini e donne, giovani e anziani, venivano presi e portati nelle prigioni, prima di essere immolati come vittime dei sanguinari giochi di Nerone per divertire la plebe. Alcuni finirono tra le fauci delle belve, altri crocifissi, altri ancora furono dati alle fiamme come torce umane…. In questo sanguinario delirio del terrore finì anche Licia, la quale fu lasciata come ultima vittima in quanto il perfido Nerone voleva fare un dispetto a Vinicio e a Petronio, che aveva perso il favore del sovrano a causa delle oscure trame di Tigellino. Salvata nell’arena dal gigante Ursus, sotto gli occhi attoniti della folla, entrambi riuscirono ad ottenere la grazia per intervento diretto di Vinicio e per l’appoggio decisivo del popolo, che si appassionò e si commosse alla vicenda. Così tutti e tre uscirono indenni dall’arena e alfine insieme si trasferirono in Sicilia, dove il tribuno aveva ricchi possedimenti, lontano dalle follie dell’imperatore.

Non andò altrettanto bene a Petronio il quale, ormai odiato dal sovrano, si tagliò le vene al suo ultimo e grandioso banchetto, dopo aver inviato una lettera all’imperatore in cui lo definiva un ignorante e un assassino dell’arte, col suo solito tono ironico e sprezzante. Anche gli apostoli Pietro e Paolo, rimasti nell’Urbe a convertire la gente, dopo diversi eventi furono presi e martirizzati, e col loro sangue segnarono per sempre la santità di Roma. Il libro si conclude con la fine dello stesso Nerone, ormai abbandonato da tutti, e costretto a sua volta ad uccidersi per non cadere nelle mani dei nemici, desiderosi di vendicarsi di un uomo tanto sadico al potere quanto vigliacco in punto di morte.

Quo vadis?

di H. Sienkiewicz

Mondadori

1984

8,50€

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