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Merezkovskij ci riporta nel IV secolo, in un’epoca in cui l’Impero Romano comincia ad essere lacerato da violente lotte religiose. Infatti, a partire dall’imperatore Costantino, il cristianesimo diviene una religione protetta dallo stato, ma il contatto col potere corrompe anche gli ideali più puri, e il messaggio evangelico viene alterato da uomini senza scrupoli. In questo contesto vive Giuliano, nipote dell’imperatore, il quale, assieme al fratello Gallo, viene relegato in un palazzo in Asia Minore fin dalla tenera età, col timore di poter venire assassinato ogni giorno, così come accaduto a tutti i suoi parenti più stretti. Nel mentre, egli studia con ostinazione la cultura classica e, nonostante un cristianesimo di facciata, professa invece la religione dei padri, incensando gli antichi dei.

Egli ritiene i cristiani dei falsi e degli ipocriti, e depreca tempi così bui per il popolo romano. Dopo qualche anno, Gallo viene incaricato dal sovrano Costanzo II, figlio del defunto Costantino, di governare l’Oriente ma egli si dimostra un cattivo amministratore e perciò l’imperatore lo fa uccidere come un qualunque delinquente, pur professandosi un pio sovrano. Giuliano invece prende i voti monacali ma in cuor suo sono solo gli dei a guidarlo nella vita, e la conoscenza del filosofo Massimo di Efeso lo aiuta a scoprire un lato più profondo e misterioso dell’antica religione.

Costanzo teme il cugino, seppur apparentemente innocuo, ma decide di servirsene in Gallia, laddove i barbari hanno sconfinato e nessuno ritiene di poterli più respingere. Giuliano sente che è giunto il momento di osare e da lì in poi gli eventi volgono a suo favore: respinti i barbari, vinti in una grande battaglia, viene poi proclamato imperatore dalla truppe ma nessuna guerra civile viene combattuta perché Costanzo muore improvvisamente. Così Giuliano rimane l’unico sovrano di tutto l’orbe romano e può mettere in pratica il suo sogno: restaurare la religione degli dei dell’Olimpo, riportare i templi all’antico splendore, e con essi tutto lo stato romano. Il compito però è arduo, e i cristiani si dimostrano fortemente ostili, ovviamente.

Dopo varie vicende, in cui il giovane Giuliano tenta di ripristinare gli antichi culti, non sempre con successo, e scopre il lato peggiore degli uomini, di qualunque religione essi siano, decide di riporre tutte le sue speranze in una vittoriosa campagna contro i temibili Persiani, nemici storici dell’Impero. Essa comincia sotto cattivi auspici ma nei fatti sembra proseguire bene, almeno fino a quando degli errori strategici costringono i romani alla ritirata per non morire di fame, pur non avendo mai perso un solo scontro sul campo. La vittoria sembra ancora possibile, nello scontro con il re di Persia i romani vincono, ma Giuliano viene ferito a morte.

Nel suo ultimo giorno, con le forze che lo abbandonano, egli riconosce la propria sconfitta nei confronti dell’odiato Cristo e dei suoi seguaci, ma ripone la speranza in un futuro lontano in cui la bellezza del mondo antico verrà riscoperta e amata più di prima. Ed è proprio questo il punto focale del romanzo: l’autore, convinto cristiano, come il protagonista è lacerato da un intimo dualismo tra la bellezza e l’armonia del mondo antico, con le sue ineguagliabili opere d’arte, il culto dell’eroismo e delle passioni, il mito dell’uomo, la gioia di vivere da un lato, e il messaggio evangelico, l’escatologia cristiana, il perdono, l’attesa della vita ultraterrena dall’altro. Ma entrambe le vie in realtà conducono allo stesso traguardo, e Giuliano, pur non confessandolo neanche a sé stesso, sa di aver superato sia i suoi maestri elleni, non sempre virtuosi come si vorrebbe, sia la volgare plebaglia cristiana che i vescovi saccenti, distruttori di un mondo che finiranno per rimpiangere amaramente.

 

 

 

La morte degli dei. Giuliano l’Apostata 

di D. S. Merezkovskij

Castelvecchi

2014

19.50€

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