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Recensione “Rabbia” di Chuck Palahniuk

“Come diceva Rant Casey la gente ti rende famoso parlando male di te finché sei vivo, oppure cantando le tue lodi quando non lo sei più.”

Chuck Palahniuk non ha bisogno di presentazioni. Anche se non avete mai letto nulla di suo, cosa che invece vi consiglio di fare, di certo, avrete visto “Fight Club”, tratto dall’omonimo libro. Quindi, sapete cosa aspettarvi da questo autore.
Oggi voglio recensirvi “Rabbia”. Con questo testo, Palahniuk, abbandona lo stile che lo contraddistingue e lui molto gentilmente ci avverte di questo nella prima pagina del libro. Inoltre, verranno a mancare le parole e le frasi ripetute che caratterizzano quasi tutti i suoi lavori.

Quella che ci apprestiamo a leggere è la biografia orale di Buster “Rant” Casey, il personaggio attorno al quale si intrecciano e scaturiscono tutte le vicende di questa storia. Rant ci verrà presentato da tutti coloro che l’hanno conosciuto; da amici e nemici d’infanzia, dai suoi genitori, dai suoi ex insegnanti e conoscenti fino ad arrivare ai suoi detrattori in un susseguirsi di interviste frammentate, disordinate che regalano dinamismo alla trama. Ci viene svelato, riga dopo riga, intervista dopo intervista, un “Rant” che viene filtrato, raffinato, denigrato od esaltato attraverso le parole e i ricordi di tutti coloro che l’hanno incontrato e persino attraverso le testimonianze di chi invece non l’ha conosciuto affatto ma che avrebbe voluto farlo. Rant ci viene presentato immediatamente come una specie di leggenda, colui che nonostante abbia provocato una gravissima epidemia di rabbia, molti hanno elevato a mito. Un personaggio misterioso dai contorni sfocati, sul quale rimane anche il dubbio se sia morto o no.

Come tutti i personaggi di questo autore, anche Rant è una creatura bizzarra, ribelle e assolutamente fuori dagli schemi, una persona che non vi augurereste mai di incontrare. In fondo, chi vorrebbe essere amico di qualcuno il cui passatempo preferito è farsi mordere dalla più disparata varietà di animali e insetti con una predilezione per i ragni velenosi? Chi vorrebbe spendere il proprio tempo con un collezionista di denti da latte che scambia con vere monete d’oro e d’argento, divertendosi ad impersonare una versione realistica della fatina dei denti? A completare il tutto c’è la sua abitudine di masticare catrame, vezzo che gli procurerà una “bella “dentatura nera. Inoltre è dotato di un olfatto così sviluppato che gli permette di distinguere gli odori più disparati, come se fosse una sorta di moderno Jean-Baptiste Grenouille (Protagonista de “Il profumo” di P. Suskind).

Nonostante ciò, non possiamo non essere attratti da Rant, provare simpatia per lui, che con tutte le sue pericolose abitudini e peculiarità non può essere inquadrato da nessuna parte, egli è, a mio avviso, quanto di più vicino e allo stesso tempo lontano dalla realtà. Una realtà che, come in tutti i libri di Palahniuk, ci viene presentata senza nessun tipo di edulcorazione o abbellimento. Oserei dire che per certi versi questo autore è un esteta del brutto, un estimatore dei lati meno piacevoli della società in cui viviamo ed il modo in cui lui li presenta fa sì che agli occhi del lettore essi siano,in un certo senso, riabilitati. Esempi perfetti sono i personaggi che circondano Rant, persone che in un modo o nell’altro sono danneggiate, difettose sia nel corpo che nello spirito, come Echo Lawrence. Sono proprio queste caratteristiche che li rendono unici, speciali e affascinanti, ma lo si evince anche dal contesto in cui questi personaggi si muovono e che esalta queste caratteristiche.

La realtà o presunta tale, quindi, è il filo rosso che serve a cucire insieme ogni tassello, fino a darci, forse, un’immagine più nitida su chi è Buster “Rant” Casey. Perché lui la realtà l’ha sempre “inseguita”, tanto da arrivare a tentare di rendere reale anche ciò che di solito appartiene alla finzione e all’immaginazione e le sue ultime parole sono proprio su di essa. Prima di morire Rant pone una domanda: “E se la realtà non fosse altro che una malattia?”, è su questa frase che siamo spinti a riflettere.
Perché la realtà con cui Rant e noi ci scontriamo una volta arrivati in città assume tinte futuristiche e fantascientifiche. Ci lasciamo alle spalle la piccola cittadina di campagna di Middleton con i suoi branchi di cani selvatici e i suoi tornado sessuali e ci troviamo catapultati in una società distopica. I cittadini vivono separati non a livello geografico ma temporale; da un lato i diurni che vivono dall’alba al tramonto e dall’altro, i notturni che posso uscire allo scoperto solo dopo il calare del sole. Entrambe le categorie coesistono e sono disciplinate da severe regole sul coprifuoco. In questa società ognuno è provvisto di una sorta di “porta” posta alla base del cranio, così da poter “incanalare dei picchi”, ovvero la “trascrizione neurale” di emozioni, esperienze, viaggi, feste, paesaggi, sapientemente filtrati da esperti del settore, perché in questa società, film e libri sono scomparsi da tempo (proprio come in Fahrenheit 451 di Ray Bradbury). I diurni non fanno altro che lavorare e incanalare, mentre è tra i notturni che troviamo quella che potrebbe essere definita come una terza categoria, alla quale Rant appartiene, che si dedica ai “Party Crashing”. Un gioco “innocuo” la cui origine e scopo è oggetto di discussioni continue. L’obiettivo è provocare incidenti e tamponamenti tra i partecipanti. Un modo come un altro per ribellarsi e liberarsi. E poi, cosa c’è di più reale se non tentare di schiantarsi contro un’altra auto durante lunghi inseguimenti ed appostamenti notturni, magari, durante la serata a tema “luna di miele”? Infine ci sono gli Storici, personaggi quasi leggendari e, secondo alcuni, immortali che sarebbero in grado di viaggiare nel tempo e quindi di agire sugli eventi, di cambiare la realtà. La rabbia, guarda caso, è una delle condizioni fisiche per riuscirci.

In una società così strutturata, dove ogni cittadino è monitorato, controllato e conformato, Rant è un elemento di rottura totale, egli si pone fuori da ogni regola, non possiamo collocarlo da nessuna parte, rimane un’entità sfuggente, impossibile da decifrare fino in fondo. Rant semina il panico diffondendo un virus incurabile che rende impossibile “incanalare picchi” e che quindi in qualche modo restituisce alle sue vittime un po’ di realtà, costringendoli a “vivere” davvero. E se invece la realtà stessa fosse un virus da debellare? In questo caso non resta che vaccinarsi per non infettarsi. Un po’ come Rant ha fatto negli anni facendosi mordere ripetutamente da ragni e coyote. Perché se la realtà fosse davvero plasmabile, se ci fossero individui in grado di modificarla a proprio piacimento, allora, in questo caso, sarebbe meglio esserne immuni, così da potersi scollare e vivere fuori da essa.

Buona lettura!

Rabbia

di Chuck Palahniuk

Mondadori

2008

10,00 euro

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