CENTUM CELLAE ROMANA: INTERVISTA A GLAUCO STRACCI di Luca Saioni

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Trattando delle origini romane della città, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Glauco Stracci, fisico dell’ENEA e archeologo della Società Storica Civitavecchiese. Il suo principale campo di studi riguarda la preistoria, e si è impegnato in questi anni in vari scavi tra i monti della Tolfa e l’area costiera locale, recuperando molti reperti di pregevole fattura. Comunque ha potuto fornirci preziose informazioni su Centum Cellae romana, dato che si è occupato anche del sito archeologico di età imperiale.

1) Come è nata Centum Cellae e perché l’imperatore Traiano sentì l’esigenza di creare un altro porto per Roma?
La fondazione della città di Centum Cellae fu dovuta alla volontà dell’imperatore Traiano di creare un porto sicuro e abbastanza vicino per approvvigionare Roma, dato che quello di Ostia era soggetto a problemi di insabbiamento da diverso tempo. Recentemente un fortunale aveva distrutto diverse decine di navi nella rada insicura di Ostia, come ci testimonia Plinio il Giovane. Pertanto era fortemente sentita l’esigenza di porre fine ai problemi di approdo delle navi e così, unitamente alla sistemazione dello stesso porto di Ostia, che fu allargato e migliorato, tra 104 e 107 d.C. fu costruita Centum Cellae per ordine dell’imperatore, che sperava così di poter usufruire di un buon porto.

2) Come era la città in età romana?                   Image
Le ricerche archeologiche hanno evidenziato che probabilmente la città aveva la forma di un tipico castrum romano, rettangolare, ma con dei torrioni che giungevano sul mare, a ridosso della banchina dove approdavano le navi. Uno di essi era situato all’altezza dell’attuale forte Michelangelo, l’altro invece coincideva con la costruzione del Lazzaretto, di cui rimangono dei resti; la città quindi era cinta di mura. Per tutta l’età imperiale essa godette di un felice sviluppo economico, grazie ai fiorenti commerci navali e allo scambio di merci con la vicina Roma, al tempo una immensa metropoli in cui affluivano prodotti di ogni sorta in grandissime quantità. Almeno fino al V secolo Centum Cellae fu un centro attivo e vitale all’interno del contesto imperiale.

3) Cosa successe alla città con la fine dell’Impero Romano d’Occidente nel V secolo?
In effetti il crollo dello stato romano non fu indolore per nessuno, soprattutto in Italia. Nel 410 Roma fu saccheggiata dai Goti di Alarico e Centum Cellae fu sfiorata dalla tragedia senza gravi conseguenze, almeno per il momento. Rutilio Namaziano, un letterato del tempo, ci ha lasciato testimonianza del suo viaggio da Roma alla Gallia e fece anche tappa a Centum Cellae in quanto stava muovendosi con la nave, data l’insicurezza dei viaggi terrestri. Grazie a tale testo, in cui egli decantava peraltro le terme locali, possiamo dedurre che la città non subì ancora grossi danni dalle invasioni barbariche. Tuttavia, dato che la sua economia dipendeva direttamente da quella della vicina Roma, con l’avviarsi della lenta decadenza della capitale imperiale ebbe inizio un periodo buio per la città portuale, che non si arrestò per tutto l’Alto Medioevo, quando dovette subire anche l’attacco e l’occupazione da parte dei pirati Saraceni.

4) Qual è l’origine del nome Centum Cellae?
Sull’origine del nome della città si possono fare diverse congetture, di cui due sono quelle più degne di menzione. La prima ipotesi che si può fare sul nome è legata alla villa che l’imperatore Traiano, colui che fece fondare la città, si costruì proprio a Centum Cellae: secondo una leggenda, sembra che essa fosse così grande da avere ben 100 stanze. Da ciò sarebbe dunque derivato il toponimo della città. La seconda ipotesi, invece, è connessa alla geografia del territorio, in quanto il nome deriverebbe dall’innumerevole numero di golfi e insenature naturali che la frastagliata costa locale offriva, le quali dovettero tornare piuttosto utili per l’approdo delle navi che facevano la spola tra il Mediterraneo centrale e occidentale e il Lazio antico.

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Un pensiero su “CENTUM CELLAE ROMANA: INTERVISTA A GLAUCO STRACCI di Luca Saioni

  1. Tengo a precisare che il mio ruolo all’interno della Società Storica Civitavechiese è quello di responsabile della sezione archeologica ma non sono un archeologo professionista.

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