IL RUOLO POLITICO DELLO SPORT NELLA COSTITUZIONE DEGLI STATI EUROPEI di Patrizio Paolinelli

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Recensione di “Movimenti collettivi e culture sociali dello sport europeo. Le stagioni della sportivizzazione” di Nicola Porro

Un libro del sociologo Nicola Porro che si caratterizza per una vocazione interdisciplinare.

La sociologia si è accorta relativamente tardi di quanto lo sport costituisca uno dei principali sensori dei mutamenti politici innescati dai processi di modernizzazione. Da tempo tuttavia si sta cercando di recuperare il terreno perduto. Per quanto riguarda l’Italia, Nicola Porro, professore ordinario di sociologia dello sport all’Università di Cassino, è senz’altro lo studioso che ha dato maggiore impulso a una riflessione scientifica sull’argomento. Il suo ultimo lavoro ha un respiro internazionale e si intitola “Movimenti collettivi e culture sociali dello sport europeo. Le stagioni della sportivizzazione” (Bonanno editore, 165 pagg., 15,00 euro). Si tratta dei risultati di un’indagine sul rapporto tra nazionalizzazione e formazione dei sistemi sportivi europei condotta da diverse università italiane sotto la direzione dello stesso Porro.

Non si immagini un pesante rapporto di ricerca fatto di numeri, tabelle e scritto con un linguaggio per addetti ai lavori. Il libro si caratterizza invece per un brillante stile narrativo e una vocazione interdisciplinare. In virtù di tale vocazione l’approccio sociologico sfocia in un testo di storia sociale che cattura il lettore pagina dopo pagina permettendogli di osservare i sistemi sportivi come vere e proprie arene politiche. Illuminanti a questo proposito sono due casi esemplari del nesso fra sportivizzazione, nazionalizzazione e costruzione dei movimenti di azione collettiva a cavallo fra XIX e XX secolo: i Turnen tedeschi e i Sokol della Repubblica ceca.
Nonostante l’ottica premoderna i Turnen anticipano le caratteristiche di massa dello sport contemporaneo e, sul piano organizzativo, quelle dei maggiori partiti del ‘900. L’imprinting tradizionalista è dato dal fondatore del movimento: il ginnasiarca visionario di fede nazionalista Friedrich Ludwig Jahn (1778-1852). Figura carismatica, Jahn è pedagogista, seguace della filosofia di Fichte e attivista politico strenuamente impegnato nella causa dell’unificazione tedesca. Ancora oggi in Germania è considerato il Turnvater (Padre della ginnastica).

L’ideale ginnico messo al servizio di una divorante passione politica prende forma in Jahn a partire dall’incontro avvenuto nel 1807 con Johann Christoph Friedrich GutsMuths (1759-1839), il primo intellettuale europeo a parlare di educazione fisica come disciplina autonoma e didatticamente codificata. Tre anni dopo, insieme un gruppo di dirigenti nazionalisti, Jahn fonda un’organizzazione segreta per la liberazione dei popoli tedeschi dal giogo napoleonico e la riunificazione della Germania. Nel 1811 prendono il via i Turnen, le esibizioni ginniche all’aperto che mobilitano migliaia di giovani. Agli occhi di Jahn l’addestramento fisico rappresenta un’esperienza etico-patriottica mentre il corpo dell’atleta appartiene al militante di una causa. E la causa è chiara: mobilitazione contro l’occupazione francese e spingere la Prussia ad assumere il ruolo guida nel processo di unificazione del Paese.

L’altro caso esemplare in cui politica e sport si danno la mano in vista del riscatto nazionale è quello della società di ginnastica Sokol (in lingua ceca, “il falco”, ad evocare un simbolo tradizionale di libertà e coraggio). Il movimento nasce a Praga nel febbraio del 1862 ad opera di due intellettuali boemi – Miroslav Tyrš e Jindřich Fügner – e si inserisce nella tradizione ginnica nazionale. Anche in questo caso l’obiettivo è preciso e ambizioso: sostenere la rinascita ceca contro il dominio dell’Impero asburgico in modo da fare della nuova repubblica l’avamposto di un più vasto movimento panslavista. I Sokol trovano nello sport una sigla di comodo per esercitare attività politiche giudicate sovversive dalle autorità e rappresentano un formidabile strumento di aggregazione sociale. Come nel caso dei Turnen, all’esercizio fisico sono associati valori morali ispirati al patriottismo tanto che la diaspora ceca fonda nel 1892 i primi Sokol a Parigi e Chicago. Il successo del movimento è impressionante: nel 1938 i Sokol associano più di 560.000 aderenti (oltre il 4% della popolazione cecoslovacca stimata quell’anno a 13.600.000 abitanti). Seppur ridimensionati a causa della recente separazione fra Repubblica ceca e Slovacchia i Sokol costituiscono ancora oggi un movimento imponente e nel 2012 hanno organizzato praticanti di cinquantasette discipline sportive, anche non competitive.

All’Italia Nicola Porro dedica l’ultimo capitolo del suo libro soffermandosi sul caso della maggiore associazione italiana di sport per tutti: l’Uisp. Una realtà che conosce bene essendo stato presidente nazionale di quest’organizzazione dal 1998 al 2005. Qui l’indagine da diacronica passa a sincronica. Si parla cioè di tempi a noi molto più vicini rispetto alla ricostruzione storica dei Turnen e dei Sokol e il tono si fa preoccupato sin dal titolo del capitolo “La rivoluzione incompiuta dell’Uisp”. Rivoluzione incompiuta perché fra gli anni ’90 e la prima decade del Duemila l’associazione, pur intercettando spinte innovative, non riesce a emanciparsi dal modello competitivo del Comitato olimpico (Coni); né riesce a realizzare appieno l’innovazione politico-culturale dello sport per tutti che invece si è affermata nell’esperienza anglosassone e del Nord-Europa.

Movimenti collettivi e culture sociali dello sport europeo. Le stagioni della sportivizzazione

Di Nicola Porro

Bonanno editore

Ed. 2013

15,00 euro

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