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La società storica civitavecchiese si occupa della valorizzazione del patrimonio storico e artistico della nostra città sin dal 2004, anno di fondazione dell’associazione. Una delle possibili attrattive collegate al territorio cittadino e che non sembra abbastanza pubblicizzata o valorizzata è il sito archeologico di Leopoli, una città medievale di età carolingia di cui oggi sopravvivono ruderi sparsi, presso Tarquinia. Leopoli accolse, nel IX sec., gli abitanti che abbandonarono l’antica Centumcellae, l’antenata della nostra Civitavecchia. Il dottor Glauco Stracci, membro della società storica civitavecchiese e appassionato di archeologia, si è gentilmente offerto di parlarcene.

1) Come mai si sentì il bisogno di rifondare Centumcellae presso un altro sito?
Nel IX secolo le coste tirreniche erano devastate dalle scorrerie dei pirati Saraceni e l’antica Centumcellae, nata come città portuale di epoca romana, non era in grado di garantire la difesa del suo territorio e la sicurezza degli abitanti. Fu così che il papa Leone IV, nell’854, rifondò la città nell’entroterra, a pochi chilometri dall’attuale Tarquinia, in una zona collinare su cui già sorgevano antichissimi ruderi tufacei di età proto-villanoviana (1100 a.C. circa). Sfruttando questi basamenti rimasti, gli abitanti di Centumcellae edificarono una nuova città che, in onore del suo fondatore Leone IV, prese il nome di Leopoli, alternandosi col vecchio toponimo di Centumcellae, trasformato in “Centocelle” e poi “ Cencelle”. Leopoli nacque dunque su un insediamento proto-villanoviano, in posizione rialzata e quindi facilmente difendibile, vicino ad una fonte d’acqua, Ripa di Maiale, che garantiva l’approvvigionamento idrico.

2) Ci vuole raccontare la vicenda dell’optimum consilium, di cui ancora oggi rimane traccia nello stemma comunale?
ImageSecondo l’antica leggenda, nell’889 un vecchio marinaio, Leandro, riuniti tutti gli abitanti di Leopoli-Cencelle sotto una grande quercia, li avrebbe esortati, dopo soli 35 anni dalla fondazione della nuova città, a tornare sul mare, nell’antica patria, la Civitas Vetula, “città vecchia”. Questo suggerimento sarebbe stato accolto da tutti come un “ottimo consiglio”, infatti la sigla O.C. campeggia tutt’ora nello stemma comunale civitavecchiese. Ma si tratta solo di leggende senza alcun valore storico, nate probabilmente tra il XVII e il XVIII secolo in zona cittadina. Ciò che è storicamente accertato è l’effettivo ritorno degli abitanti di Leopoli sul mare, non appena la pressione saracena si allentò.

3) Presso i mercati di Traiano a Roma è tutt’ora in corso una bella mostra su “Leopoli-Cencelle, forme e vita di una città medievale”. Perché mai una simile iniziativa nasce a Roma e non qui a Civitavecchia, dove avrebbe maggiore motivo di esistenza?
La mostra in corso ai mercati traianei è stata organizzata col supporto della nostra associazione e il solo motivo dell’ubicazione romana è per ragione di prestigio. Roma è un grande polo attrattivo ed è indubbio che garantisca una migliore e maggiore visibilità alla mostra, rispetto a Civitavecchia. Inoltre gli studiosi che hanno organizzato il tutto risiedono nella capitale, il che avrebbe reso insolito ubicare l’evento nella nostra Civitavecchia.

4) Leopoli è oggi un importante sito altomedievale abbandonato alle intemperie e alla più completa incuria. Come è possibile un simile degrado?
Cencelle-Leopoli è attualmente proprietà privata ubicata su suolo tarquiniese. Gli scavi sono tutt’oggi in stasi e non terminati, inoltre non è garantita la sicurezza del sito, motivo per cui non ci può essere accesso per il pubblico dei visitatori. Finché la zona rimarrà proprietà privata sarà molto difficile condurre a termine i lavori di scavo riportando Leopoli all’antico splendore e, nonostante sia un peccato, garantire un’apertura museale al pubblico.

 

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Un pensiero riguardo “INTERVISTA A GLAUCO STRACCI: LEOPOLI, LA CITTÀ DIMENTICATA di Ginevra Furlan

  1. Salve,
    vorrei specificare che l’intervento della Società Storica Civitavecchiese nella realizzazione della mostra su Leopoli-Cencelle consiste in un semplice contributo, come specificato nel sito stesso della mostra. Dott. Glauco Stracci

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