SE C’È UNA COSA CHE È IMMORALE È LA BANALITÀ di Giulia Luciani

Immagine

Recensione di “Teorema” di Pier Paolo Pasolini

Un romanzo piacevolmente sconvolgente.

Non è semplice recensire romanzi, specialmente se classici, specialmente se se ne è avvertita tutta la grandezza, ma, come sempre, ci provo. Probabilmente di “Teorema” di Pier Paolo Pasolini si conosce il film e un po’ meno il romanzo e questo, come sempre, è un peccato. È sempre un piacere vedere il film subito dopo che si è letto il libro da cui è stato tratto: figuriamoci quando l’autore del libro ed il regista del film coincidono e sono stati realizzati simultaneamente. Quindi, per l’ennesima volta, consiglio di leggere il libro e subito dopo vedere il film.

La vicende narrate si svolgono a Milano e ruotano attorno a una classica famiglia borghese: padre (Paolo), moglie (Lucia), figlio (Pietro), figlia (Odetta) e domestica (Emilia). Pasolini, proprio come in un teorema, presenta i dati, che altri non sono che questi personaggi. Ognuno dei brevissimi capitoli iniziali ci dà un ritratto fugace di ciascuno di loro: Paolo, il padre, che esce da lavoro, Pietro, il figlio, che esce dalla scuola, stessa scena per la figlia, Odetta, ma da un’altra scuola e Lucia, la madre, annoiata a casa.

Il precario e apparente equilibrio in cui tutta la famiglia aveva vissuto fino ad allora viene funestamente sconvolto dall’arrivo di un misterioso ospite. Di lui l’autore, esplicitamente, decide di non dirci niente: sappiamo solo che è giovane e bello. L’ospite si relaziona con la domestica prima e con tutti li altri componenti della famiglia poi. Ciascuno prende finalmente coscienza della sua reale condizione e, quando l’ospite riparte, ognuno cade in differenti forme di follia, che Pasolini, fedele all’impostazione matematica del romanzo, definisce corollari.

Il libro è relativamente breve e piuttosto frammentato: diviso in due parti, nella prima le vicende in presenza dell’ospite e nella seconda la vita senza di lui, è ulteriormente suddiviso in tanti capitoli molto brevi, spesso anche soltanto di una pagina e mezza. Oltre ai già citati espliciti riferimenti al mondo matematico, i titoli sono particolari per la complessità e l’insolita lunghezza che a volte fa contrasto con la stringatezza dei capitoli. Le vicende sono saltuariamente inframezzate da poesie e citazioni di pregiato valore. Il linguaggio utilizzato da Pasolini nell’intero romanzo, d’altronde, è estremamente raffinato, seppur limpido e chiaro da seguire.

Uno degli aspetti più evidenti dello stile della narrazione è l’indeterminatezza che pervade l’intero romanzo: non sappiamo che stagione è, che ore sono e neanche l’ordine in cui l’ospite ha rapporti con i diversi componenti della famiglia. Aspetto che lo stesso Pasolini evidenzia più volte, rimarcando come questi elementi non siano importanti ai fini della narrazione. Ciò che conta è la profonda critica alla borghesia, che traspare sia da “frecciatine” dello stesso autore nel corso della narrazione, sia dall’intera impostazione delle vicende. I componenti della famiglia borghese, che fino ad allora avevano vissuto nella sicurezza di valori più o meno legittimi, ma anche nella completa incomunicabilità, come delle monadi leibniziane, vedono cadere le loro “sovrastrutture” quando si sentono irrimediabilmente attratti dall’ospite e perdono letteralmente la testa per lui.

“Teorema” è un testo immortale che potrebbe costituire la vostra presa di coscienza sulla vita: ovviamente consigliatissimo!

Teorema
di Pier Paolo Pasolini
Garzanti
Ed. 2009
10,00 euro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...