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Recensione di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di E. M. Remarque

Un malinconico affresco di un’intera generazione distrutta dalla guerra.

Il messaggio pacifista di Remarque, reduce tedesco della Prima Guerra Mondiale, passa attraverso la propria esperienza bellica: nulla più del narrare le sofferenze di quel conflitto può far comprendere alla nuove generazioni la necessità della pace in Europa. Così inizia: è il 1916 e da qualche parte lungo il fronte tedesco dinanzi alla fortezza di Verdun sono stipati nella trincea Paolo Baumer – voce narrante dell’opera – e i suoi amici, soldati dell’esercito del Reich, giovani studenti arruolatisi volontariamente come tanti altri per seguire i propri ideali di onore e di giustizia e per la difesa del suolo patrio. Ma la guerra è un’altra cosa, è brutale, distruttrice, spietata e non lascia spazio a troppi sentimentalismi. Il gruppo di amici, Baumer, Tjaden, Muller, Kropp e Westhus, poco più che adolescenti, con l’aggiunta di nuovi commilitoni più anziani come Katzinski, si ritrova quindi ben presto a fare i conti con una realtà molto diversa da quella che gli era stata prospettata dalla propaganda a scuola e dalle chiacchiere dei politici, e il loro obiettivo primario diviene la mera sopravvivenza, in un inferno di spari, mitraglie, bombe a mano e baionette, il tutto spesso senza un pasto decente o la possibilità di un adeguato riposo. Solo il forte cameratismo sembra lenire in qualche modo i loro animi devastati e così essi possono far fronte alla paura che li attanaglia.

I giorni si susseguono uguali, tra scoppi di granate, preparazione di assalti e controffensive, a volte in un’attesa così carica di tensione che l’arrivo dell’ordine di attacco viene accolto come una liberazione. Si combatte e si muore in pochi metri, gli amici stretti ai nemici, avvinghiati nell’ultimo spasimo prima della morte, giovani divenuti vecchi prematuramente e costretti loro malgrado ad uccidersi per volontà altrui. Eppure, nonostante ciò, Baumer e gli altri riescono a trovare il tempo per sorridere fumando una sigaretta, narrando dei propri ricordi al tempo della scuola o di esperienze di vita, o organizzare piccole bravate innocue, durante gli unici momenti di riposo in trincea, ovvero quando ricevono il cambio dalla seconda linea e così possono, seppure per pochi giorni (e a volte poche ore) allontanarsi un po’ da quell’inferno di morte che è il fronte.

Ai giorni seguono le settimane, e poi le stagioni, che trascorrono lente e inesorabili, sempre allo stesso modo, ma poco a poco il gruppo di amici comincia a sfoltirsi. La stagnazione della guerra di trincea è frustrante e la morte è così presente ogni giorno da passare quasi inosservata. L’unico obiettivo è sopravvivere in modo da poter vedere un’altra alba. Baumer riesce ad ottenere persino una licenza di quindici giorni per tornare a casa ma, una volta rientrato, si sente a disagio, ormai estraneo a quello che solo pochissimi anni prima era il suo amato ambiente familiare: è l’emblema di una generazione senza scopo, distrutta da una guerra senza precedenti. Affranto e pensieroso, egli rientra al suo posto in trincea giusto in tempo per l’ultima decisiva offensiva tedesca, nell’estate del 1918. Tjaden, Muller, Kropp, Westhus e tanti altri sono morti, solo Baumer e Katzinski sono sopravvissuti finora dell’iniziale gruppo di amici e, sempre più disillusi, ma con ancora una gran voglia di vivere, si accingono a prender parte all’ennesimo sanguinoso atto di questa tragedia senza fine. Katzinski muore mentre, già ferito, Baumer cerca di portarlo a un ospedale da campo; l’ultimo superstite cade a sua volta pochi giorni prima dell’armistizio, in una giornata così monotona che l’alto comando così segnala: <<niente di nuovo sul fronte occidentale>>. Un romanzo dal linguaggio semplice ma efficace che mira dritto al cuore, con un messaggio immortale: che l’esempio di tante vite spezzate prematuramente serva affinché ciò non si ripeta ancora.

Niente di nuovo sul fronte occidentale
di E. M. Remarque
Mondadori
Ed. 2013
9,00 euro

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